Rinvio a giudizio in tre per i fatti del 7 Luglio 2010. Il 4 Ottobre tutti a Roma.

Apprendiamo che oggi, 7 Giugno 2012, il giudice Flavia Costantini in udienza preliminare a Roma ha rinviato a giudizio al prossimo 4 Ottobre tre persone per i fatti accaduti il 7 Luglio 2010 nella capitale durante il corteo che ha visto protagonisti più di 5mila aquilani.
Evidentemente la giornata del 7 Luglio in cui un’intera comunità è scesa in piazza con rabbia e dignità per chiedere solo il rispetto dei propri diritti, non è finita.
Tre ragazzi rischiamo per quel giorno pene da 3 a 15 anni.
Per questo il 4 Ottobre torneremo per le vie di Roma in massa perché siamo tutti e tutte responsabili di quanto successo quel giorno e porteremo la nostra solidarietà a chi ingiustamente viene processato.
“A questo punto è ovvio che nel dibattimento porteremo a testimoniare tutti i sindaci del cratere presenti quel giorno a Roma, Cialente in primis.
Durante l’udienza preliminare il giudice e gli avvocati hanno discusso a lungo e proiettato un video prodotto dagli aquilani.? A quanto pare però il giudice non si è presa la sue responsabilità e in maniera davvero poco coraggiosa ha deciso per il rinvio a giudizio.
Ribadiamo  che
1) Quel giorno a Roma non c’è stato nessuno “scontro” o “violenza” da parte dei manifestanti, anzi, ci sono state delle persone che sono state manganellate (più volte) dalla polizia, nonostante fossero a mani alzate.?2) In prima fila c’erano i sindaci del cratere ed altre figure politiche e istituzionali, insieme a tanti cittadini e cittadine aquilani?3) Per quale motivo siamo stati manganellati? Perché volevamo manifestare sotto le sedi istituzionali la nostra rabbia per un trattamento iniquo e per il rispetto dei nostri diritti? Questo lo rivendichiamo pienamente tutti quanti, ed infatti con tenacia e determinazione lo abbiamo fatto.?4) Mai, neanche dopo che la polizia ha aperto la testa a due ragazzi a colpi di manganello, c’è stata alcuna forma di reazione violenta da parte dei manifestanti.?5) Sostenere che le asticelle in plastica delle bandiere siano “oggetti atti ad offendere” è semplicemente ridicolo.
Il messaggio intimidatorio è chiaro e non è nuovo in un territorio che per le manifestazioni post-terremoto ha addirittura più di 60 denunce: non protestare e non portare la tua solidarietà a chi lo fa.
Fa rabbia anche constatare come tante figure politiche cittadine, dopo aver rivendicato e utilizzato più volte, soprattutto durante la campagna elettorale, la loro presenza alla manifestazione del 7 luglio, rispetto a queste accuse assurde non abbiano nulla da dire.
La nostra battaglia per una ricostruzione giusta non si ferma.

Il comunicato del 6 Giugno:

Si terrà la mattina di giovedì 7 giugno, l’udienza in cui il Giudice per l’udienza preliminare di Roma deciderà se rinviare a processo 3 persone, per la manifestazione del 7 luglio 2010 a Roma. L’accusa è pesantissima: resistenza a pubblico ufficiale, pluriaggravata (perchè avvenuta in concorso con altri manifestanti). La pena prevista per i reati contestati va da 3 a 15 anni.

Si sostiene che gli accusati (ed altri) avrebbero spintonato gli agenti ed esercitato violenza “mediante il lancio di corpi contundenti ed altri oggetti atti ad offendere”, tipo “asta di bandiera” (si, proprio le asticelle in plastica delle bandiere neroverdi!); tutto ciò per “dirigersi indebitamente verso le sede della Camera dei Deputati e la Presidenza del Consiglio dei Ministri”.

L’assurdità di queste accuse, si evidenzia sotto diversi punti di vista:
1) Quel giorno a Roma non c’è stato nessuno “scontro” o “violenza” da parte dei manifestanti, anzi, ci sono state delle persone che sono state manganellate (più volte) dalla polizia, nonostante fossero a mani alzate.
2) In prima fila c’erano i sindaci del cratere ed altre figure politiche e istituzionali, insieme a tanti cittadini e cittadine aquilani
3) Per quale motivo siamo stati manganellati? Perché volevamo manifestare sotto le sedi istituzionali la nostra rabbia per un trattamento iniquo e per il rispetto dei nostri diritti? Questo lo rivendichiamo pienamente tutti quanti, ed infatti con tenacia e determinazione lo abbiamo fatto.
4) Mai, neanche dopo che la polizia ha aperto la testa a due ragazzi a colpi di manganello, c’è stata alcuna forma di reazione violenta da parte dei manifestanti.
5) Sostenere che le asticelle in plastica delle bandiere siano “oggetti atti ad offendere” è semplicemente ridicolo.

Queste non sono considerazioni o opinioni ma fatti oggettivi, basta guardare uno dei tanti filmati della giornata per constatarlo.

Sembra quasi di risentire la tesi di TG4, TG5, Libero (e altri) il giorno dopo la manifestazione, costruite ad arte per nascondere il fatto che la polizia aveva manganellato dei terremotati, secondo la quale i “centri sociali romani e aquilani” avrebbero strumentalizzato la manifestazione e fatto scoppiare gli scontri con la polizia.

La realtà che tutti conosciamo è quella di una comunità scesa in piazza con rabbia e dignità per chiedere solo il rispetto dei propri diritti. E’ assurdo che per questo 3 giovani rischino oggi pene molto pesanti, mentre chi ha manganellato senza motivo e più volte, non è neanche indagato.

Il messaggio intimidatorio è chiaro e non è nuovo in un territorio che per le manifestazioni post-terremoto ha addirittura più di 60 denunce: non protestare e non portare la tua solidarietà a chi lo fa.

Fa rabbia anche constatare come tante figure politiche cittadine, dopo aver rivendicato e utilizzato più volte, soprattutto durante la campagna elettorale, la loro presenza alla manifestazione del 7 luglio, rispetto a queste accuse assurde non abbiano nulla da dire.

In ogni caso la nostra battaglia per una ricostruzione giusta non si ferma, ed in caso di processo, siamo pronti a tornare a Roma, per portare solidarietà a chi viene accusato ingiustamente.

Un commento

Lascia un commento