CaseMatte ovunque da conquistare

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Pubblicato il: 22 aprile 2016

casematte

Dopo un processo durato anni, oggi finalmente CaseMatte è stata assolta.

Un giorno importante per tutta la città, perché la sentenza riconosce questa esperienza pienamente legittima, anche dal punto di vista giuridico, dopo un’assurda persecuzione politica. Merito anche degli avvocati, che ringraziamo, e che hanno offerto la loro professionalità con passione e competenza. Un passaggio importante, che speriamo costituisca un precedente anche a livello nazionale, su cui continuare a ricostruire il presente ed il futuro dell’Aquila. CaseMatte, infatti, è stata difesa dalla città perché ci è dentro, ne fa parte.

L’esperienza di CaseMatte e del Comitato 3e32 ha affermato con forza che un’altra ricostruzione è possibile. Anzi, è in corso. Da CaseMatte infatti sono fiorite altre realtà che contribuiscono quotidianamente a rendere migliore la vita in una città che ancora attraversa una fortissima crisi sociale ed economica. Ci sono oggi a L’Aquila degli spazi autogestiti di cultura, socialità ed aggregazione politica in cui tantissimi ragazzi stanno crescendo e sperimentando un modello di partecipazione attiva e di creazione di un cambiamento reale, in contrapposizione ad un modello di ricostruzione imposto dall’alto.

Lo abbiamo fatto e continuiamo a farlo tutti i giorni, mettendoci i nostri corpi e tutto il coraggio di cui siamo capaci. Ancor prima che da un’aula di tribunale, siamo sempre stati legittimati dalla città e dalle comunità che la vivono.

Questa vittoria ci dà lo slancio per continuare la nostra battaglia per la riappropriazione e riqualificazione di tutta l’area di Collemaggio. Ci siamo sempre impegnati contro svendite e speculazioni, per la creazione di una cittadella della creatività e di uno spazio per salute di comunità. Siamo convinti che il futuro di Collemaggio passi da qui e faremo di tutto perché avvenga, attraverso un percorso realmente partecipato e trasparente, come abbiamo chiesto con forza nel manifesto sul futuro di Collemaggio che abbiamo sottoscritto alcuni mesi fa insieme a tantissime associazioni e realtà attive sul territorio.

INNEGABILMENTE, OGGI CI SENTIAMO PIÙ LIBERI. Perché è stato riconosciuto anche sul piano legale il fatto che l’esperienza di Casematte rappresenta un valore per il futuro di questo territorio. Il nostro pensiero va al nostro amico e compagno di strada FABRIZIO PAMBIANCHI, che ci ha lasciato due anni fa, e che con la sua generosità e genialità ha contribuito alla nascita del 3e32, dimostrandoci che tutto era ed è possibile, continueremo a batterci ancora con maggior forza, per lui e per tutte le migliaia di persone che in questi anni hanno attraversato e vissuto CaseMatte.

Fabrizio oggi sarebbe contento. E ancora insieme a lui stiamo già pensando a domani.

CaseMatte si difende, difendiamo CaseMatte: 22 aprile Tribunale Via XX Settembre

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Pubblicato il: 19 aprile 2016

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Il prossimo 22 aprile, a partire dalle ore 10.30, torneremo per l’ennesima volta in tribunale per l’udienza finale del processo per “linvasione e occupazione” di CaseMatte.

Rifiutiamo e rispediamo al mittente l’accusa: dopo il terremoto del 2009, abbiamo al contrario riqualificato uno spazio vuoto e abbandonato da anni, all’interno di un parco dimenticato da tempi immemori, rendendolo un luogo pubblico pieno di vita, aperto a tutti, dal quale – negli ultimi sei anni – si è discusso e ci si è mossi per una ricostruzione più giusta, dal quale sono partite le mobilitazioni contro la speculazione e la gestione del post-sisma, dove sono state organizzate – e continuano ad essere organizzate – centinaia di iniziative politiche, sociali, culturali, musicali e ricreative.

Uno spazio colpevolmente abbandonato dalle amministrazioni pubbliche e dalla politica è diventato, grazie al lavoro volontario quotidiano di decine di persone, un punto di riferimento per i più giovani della città, uno spazio di confronto dove sono presenti tra le altre cose una sala prove per le band emergenti aquilane, uno spazio a disposizione delle associazioni, una rampa da skate, una mensa popolare.

Nel deserto sociale che è L’Aquila oggi, si vuole criminalizzare uno dei pochi luoghi di socialità ed attivismo politico, nonchè presidio permanente contro la vendita del parco pubblico di Collemaggiosi denunciano e si accusano decine di attivisti e attiviste che dopo il terremoto hanno alzato la testa, messo la faccia e i propri corpi per lottare in difesa del proprio territorio, facendo attività politica, sociale e culturale.

Le conseguenze di ciò sono un’infinità di processi assurdi e la perseveranza nell’atteggiamento repressivo, che ha portato anche alle ultimissime denunce per la manifestazione organizzata durante la visita di Renzi a L’Aquila, in cui i manifestanti sono stati manganellati senza alcun motivo.

Per questo e per tanti altri motivi invitiamo tutti coloro che in questi anni hanno apprezzato, attraversato, vissuto CaseMatte ad essere presenti al tribunale di via XX Settembre (L’Aquila) per il processo del 22 aprile, a partire dalle ore 10:30.

Proiezione di “Nekuje-Non uccidere”: l’inferno delle città curde assediate

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Pubblicato il: 8 aprile 2016

Nekuje-Non-uccidere

Mercoledì 13 aprile dalle ore 18:30 nello spazio sociale di CaseMatte, nell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all’Aquila, si terrà la proiezione di “Nekuje-Non uccidere”: l’inferno delle città curde assediate, alla presenza del regista Garip Siyabend.

Al termine della proiezione ci sarà ovviamente spazio per il dibattito ed a seguire un aperitivo cena di autofinanziamento.

Nekuje-Non uccidere è un video che in appena venti minuti offre una rara testimonianza su cosa accada alle famiglie curde che non riescono ad abbandonare le proprie case, all’avvicinarsi dei convogli militari.

A girarlo è stato Garip Siyabend, 30enne curdo che in Italia è noto soprattutto per essere stato tra i protagonisti del reportage a fumetti di Zerocalcare.

Io non sono regista, sono soltanto un curdo” mi sono sempre interessato all’informazione indipendente ma mai avrei immaginato di girare un documentario.

Dalle mie parti, però, si usa dire che “se non puoi combattere un’ingiustizia, devi almeno cercare di raccontarla. Io non volevo imbracciare un fucile; così ho preso in mano la videocamera”.

Un sei aprile di memoria e conflitto: “Bertolaso e grandi rischi, le responsabilità non si cancellano”

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Pubblicato il: 5 aprile 2016

striscione bertolaso fiaccolata

Da sette anni ci battiamo affinché noi aquilani, questo territorio e la sua gente colpita dal sisma possano finalmente ottenere verità e giustizia per quanto accaduto prima e dopo il 6 aprile del 2009.

In particolare risultano chiare a chi ha vissuto il terremoto sulla sua pelle le responsabilità di chi partecipò alla riunione della Commissione Grandi Rischi del 31 marzo 2009 e di Guido Bertolaso che la convocò per fare ”un’operazione mediatica” con lo scopo di “rassicurare” la popolazione.

A causa di quelle irresponsabili rassicurazioni avallate da teorie pseudoscientifiche molte persone furono indotte a rimanere nelle proprie abitazioni trovandovi la morte, nonostante il persistere di scosse sempre più forti e che storicamente preoccupano non poco le genti che vivono nell’aquilano.

Inutile esprimere nuovamente la delusione che ci ha lasciato il processo, dalla cui sentenza d’Appello ci sentiamo raggirati, in quanto ha sostenuto – a dispetto di tutti e con un puro gioco formale – che quella addirittura non fosse la “Commissione grandi rischi” e che il messaggio rassicuratorio, oltre che dal vice-presidente della P.C. De Berardinis, fu divulgato solo dalla stampa.

Noi a questi inganni non ci stiamo, non ci siamo mai stati e siamo nati sette anni fa come Comitato per combatterli. E insieme ai parenti delle vittime ci ostiniamo a chiedere Verità e giustizia affinché chi partecipò a quella mortale buffonata della CGR e chi la convocò si prenda le sue responsabilità.

Non solo. Ci attendiamo che Bertolaso venga processato nel processo Bis e rinunci subito alla prescrizione – come fortemente richiesto dalla popolazione e da lui stesso annunciato.

E’ con questo spirito e mossi da tale improrogabili richieste che prenderemo parte, come ogni anno, alla fiaccolata del 5/6 aprile, con questo striscione: “Bertolaso e grandi rischi: le responsabilità non si cancellano”.

Uniti coi parenti delle vittime nel ribadire che però “6 aprile è tutto l’anno” e che non può esistere una ricostruzione senza verità e giustizia.

E per noi il 6 aprile ha sempre significato memoria e conflitto.

Perché questa città non troverà pace finché non saranno riconosciute le responsabilità di chi, tra gli uomini dello Stato, ha sbagliato. E solo lottando per ottenere verità e giustizia potremo finalmente elaborare quello che ci è accaduto e riuscire ad onorare collettivamente la memoria di chi da quel giorno non c’è più.

3e32 / CaseMatte aderisce alla manifestazione indetta dei parenti delle vittime del terremoto

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Pubblicato il: 29 marzo 2016

grandi rischi 2015

Chiedere verità e giustizia significa respingere con forza la narrazione tossica che vuole riscrivere la storia: nei giorni precedenti al terremoto del 6 aprile 2009 una operazione mediatica pensata e guidata da Guido Bertolaso produsse una riunione farsa di una commissione di scienziati pronti a eseguire ciecamente ciò che il potere gli chiedeva: tranquillizzare la popolazione.

Nessuna sentenza di nessun tribunale riscriverà la storia, gli aquilani e le aquilane sanno cosa fu la Commissione Grandi Rischi, quale ruolo ebbe e soprattutto quali effetti generò.

Come probabilmente accadrà anche Guido Bertolaso la farà franca dal punto di vista giudiziario, cosa che ci interessa relativamente. Noi sappiamo quali sono i mandanti, e non basta un’assoluzione, una prescrizione o uno squallido riciclo nella politica romana per depistare dalla voglia di verità e giustizia. Vi hanno già condannato la storia e gli aquilani.

Ci vediamo domani, mercoledì 30 marzo, dalle ore 17, scalinata del Parco del Castello. 

Vota SI per fermare le trivelle: riunione comitato aquilano 13 marzo ore 17 CaseMatte

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Pubblicato il: 11 marzo 2016

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In coordinamento con il comitato nazionale e con quello abruzzese, lavoreremo per invitare i cittadini a partecipare al referendum del 17 aprile contro le trivellazioni in mare e votare  per abrogare la norma (introdotta con l’ultima legge di Stabilità) che permette alle attuali concessioni di estrazione e di ricerca di petrolio e gas entro le 12 miglia dalla costa di non avere più scadenze. 
La Legge di Stabilità 2016, infatti, pur vietando il rilascio di nuove autorizzazioni entro le 12 miglia dalla costa, rende sine die le licenze già rilasciate in quel perimetro di mare. Far esprimere gli italiani sulle scelte energetiche strategiche che deve compiere il nostro Paese, in ogni settore economico e sociale, è la vera posta in gioco di questo referendum. Il comitato referendario si pone l’obiettivo di diffondere capillarmente informazioni sul referendum anche qui a L’Aquila e far crescere la mobilitazione, spiegando che il vero quesito è: “vuoi che l’Italia investa sull’efficienza energetica, sul 100% fonti rinnovabili, sulla ricerca e l’innovazione?”.

Il petrolio è una vecchia energia fossile causa di inquinamento, dipendenza economica, conflitti, protagonismo delle grandi lobby. Dobbiamo continuare a difendere le grandi lobby petrolifere e del fossile a discapito dei cittadini, che vorrebbero meno inquinamento, e delle migliaia di imprese che stanno investendo sulla sostenibilità ambientale e sociale? Noi vogliamo che il nostro Paese   prenda con decisione la strada che ci porterà fuori dalle vecchie fonti fossili, innovi il nostro sistema produttivo, combatta con coerenza l’inquinamento e i cambiamenti climatici. Da questo punto di vista l’ipocrisia del Governo che a dicembre ha sottoscritto a Parigi l’accordo internazionale sul clima mentre a casa propria continua a sostenere il petrolio e le fonti fossili è inaccettabile.

Anche a L’Aquila, dopo il terremoto, si è parlato tanto di “ricostruzione eco-sostenibile”, ma tutto quello che a cui abbiamo assistito è stata la devastazione del nostro territorio ad opera del piano C.A.S.E. Crediamo quindi che anche da qui debba ripartire con forza la volontà di un cambio radicale di modello di sviluppo per la nostra città e per il nostro Paese.

Il nostro impegno nella campagna referendaria Vota SI per fermare le trivelle è in continuità con quanto manifestato contro il progetto Ombrina mare durante le mobilitazioni dell’anno scorso che hanno visto la partecipazione numerosa di cittadine e cittadini aquilani. Siamo attivisti, studenti, lavoratori che ritengono che la salute dei cittadini e il diritto a decidere del proprio futuro venga prima degli interessi della grandi compagnie petrolifere. Per questo da domani saremo nelle piazze, per le strade, nelle scuole, nelle istituzioni a informare sull’importanza di partecipare e di dire SI il 17 aprile.

Il Governo, rimanendo sordo agli appelli per l’election day (l’accorpamento in un’unica data del voto per il referendum e per le amministrative) ha deciso di sprecare soldi pubblici per 360 milioni di euro per anticipare al massimo la data del voto e puntare sul fallimento della partecipazione degli elettori al Referendum. Il Governo scommette sul silenzio del popolo italiano! Noi scommettiamo su tutti i cittadini che vorranno far sentire la loro voce e si mobiliteranno per il voto.  

Primi firmatari del Comitato aquilano “Vota SI per fermare le trivelle”:  
Appello per L’Aquila, Comitato 3e32 / CaseMatte, Legambiente Beni Culturali, Unione degli Studenti, Link Coordinamento Universitario, Arci, Italia Nostra, Circolo ARCI Querencia, Donne Terre Mutate, FIOM L’Aquila, L’Aquila Che Vogliamo, Rifiuti Zero Abruzzo, Pro Natura, SEL Circolo de L’Aquila, PRC L’Aquila.

Il referente del Comitato è Francesca Aloisio e per info potete scrivere a direzione@legambienteabruzzo.it. Il comitato si riunirà domenica 13 marzo alle 17 presso CaseMatte all’interno dell’ospedale di Collemaggio.

Lettera ai romani da L’Aquila: Bertolaso, non ti vergogni neanche un po’?

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Pubblicato il: 22 febbraio 2016

berto&gabriCari romani,

con questa lettera vorremo cercare di raccontarvi brevemente tutti i danni, le speculazioni e le ingiustizie che ha causato Guido Bertolaso sul nostro territorio: L’Aquila.

Menzogne. Il 30 marzo 2009, una settimana prima del terremoto, Bertolaso organizza a L’Aquila la commissione Grandi Rischi. “Un’operazione mediatica”, come la definisce lui stesso nelle intercettazioni, con lo scopo di “tranquillizzare la popolazione”. Per effetto di questa “operazione” molte persone sono rimaste serene nelle proprie case la notte del terremoto. Bertolaso è attualmente sotto processo con l’accusa di “omicidio colposo plurimo”, mentre il suo vice Bernardo De Bernardinis è già stato condannato in via definitiva. Dopo il terremoto, le menzogne hanno continuato ad essere protagoniste: dalla grottesca idea del G8 – che ha avuto il solo merito di blindare la città e far costruire due inutili strade – alla favola “dalle tende alle case”.

Repressione. Fin da subito dopo il terremoto, Bertolaso, commissario per l’emergenza, ha utilizzato i suoi poteri per ostacolare in tutti i modi la partecipazione e l’autorganizzazione della popolazione, vietando assemblee e volantinaggi nelle tendopoli, trasferendo metà della popolazione in altre città e in altre regioni, e reprimendo ogni tipo di protesta, grazie alla complicità del prefetto e vice commissario Franco Gabrielli (poi suo successore a capo della protezione civile e ora Prefetto di Roma – guarda un po’!). Era vietato discutere del futuro della propria città o paese e fin dalle prime ore dopo il terremoto il territorio è stato completamente militarizzato. Si arrivò anche al paradossale sequestro delle carriole utilizzate per le proteste.

Speculazione. Con le palazzine del Progetto Case e le sue 19 “new town” Bertolaso ha sostanzialmente contribuito alla devastazione del territorio aquilano, occupando circa 460 ettari fuori città (più dell’estensione del centro storico aquilano) e favorendo, grazie alla deroga sugli appalti dovuta all’emergenza, le imprese che hanno costruito tali alloggi ad un costo intorno ai 3mila euro a metro quadro. La Protezione Civile è arrivata perfino ad utilizzare isolatori sismici non collaudati e difettosi (forniti dalla fondazione Eucentre di Gian Michele Calvi), dal costo gonfiato, per cui Mauro Dolce, in qualità di responsabile del procedimento di realizzazione del Progetto Case è stato condannato. Ovviamente sia Calvi che Dolce facevano parte del Dipartimento dei Protezione Civile ed erano vicini a Bertolaso. Anche qui viene da chiedersi dove fosse l’allora prefetto Gabrielli, che aveva il compito di vigilare sulla legalità della ricostruzione. Dopo 5 anni in alcuni di questi Progetti Case antisismici sono crollati i balconi e senza che ci fosse bisogno di un terremoto.

Ipocrisia. Bertolaso aveva creato un modello di Protezione Civile, a servizio del Governo Berlusconi, teso a nascondere dietro la propaganda mediatica le grande speculazioni, come quella di Anemone e Balducci (entrambi già condannati). E’ successo a L’Aquila, nell’emergenza rifiuti in Campania, per i lavori del G8 alla Maddalena, per i mondiali di nuoto proprio a Roma, e in molti altri casi. Era una prassi talmente collaudata che Bertolaso ha perfino cercato di trasformare la Protezione Civile in una S.p.A.! Solo le proteste dei movimenti, in primis di noi terremotati, sono riuscite a scongiurare una simile follia.

Potremmo continuare per ore. Sembra incredibile che la Protezione Civile abbia subito una simile deriva, piegandosi ad interessi affaristici e politici, e ancora più grave facendosi scudo dell’impegno e del lavoro di tanti volontari. Purtroppo questa gente non conosce dignità, come dimostra il fatto che Bertolaso sia oggi candidato a sindaco di Roma e Gabrielli ne sia già Prefetto!

Il nostro è un appello ai romani (e a tutta Italia), questi personaggi appartenenti alla classe politica, che si definiscono come “tecnici” o “bipartisan” in realtà nascondono la peggiore politica, quella che da anni antepone l’interesse dei poteri economici che distruggono e speculano sui nostri territori, a quelli delle comunità che li vivono. La candidatura di Bertolaso per l’amministrazione della Capitale si inserisce dunque a pieno titolo in un trend di lungo e rodato corso.

La questione è indipendente dall’effettiva vittoria, o anche solo dalla concreta competizione elettorale a cui egli prenderà o meno parte. Anzi, l’appeal bipartisan dell’ex capo del Dipartimento della Protezione Civile è indicativo di un metodo di gestione della cosa pubblica, e delle emergenze in particolare, che ha assunto negli
ultimi due decenni una portata sistematica e apparentemente incontestabile nel nostro Paese. Questo metodo si basa, appunto, sulla limitazione temporanea dei diritti civili (e non solo), in contesti in cui l’eccezionalità della situazione (catastrofi naturali, disastri ecologici, grandi eventi, ecc.) viene evocata come condizione sufficiente per un esercizio non convenzionale degli strumenti di controllo, di sicurezza e di repressione a disposizione. La generalizzazione e l’estensione indiscriminata di questo metodo è dunque, senza alcun dubbio, una delle forme attuali, se non la principale, del totalitarismo.

In altri tempi esso si presentava con l’aspetto del dittatore e della violenza dichiarata (e per questo, più facilmente identificabile dal punto di vista della lotta politica). Oggi ha la faccia apparentemente innocua del burocrate e dell’operatore di soccorso: in una parola, del tecnocrate – ma la sostanza, non cambia.

Bertolaso, ma non ti vergogni neanche un po’?

3e32 / CaseMatte – Appello per L’Aquila – Link Studenti Indipendenti L’Aquila – Unione degli Studenti L’Aquila – Legambiente L’Aquila – Asilo Occupato L’Aquila

Tributo al Banco del Mutuo Soccorso: ricordando Francesco e Rodolfo

Categorie: Eventi
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Pubblicato il: 9 febbraio 2016

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Giovedì 18 febbraio dalle 19:30, nello spazio sociale di CaseMatte, nell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all’Aquila, si terrà il secondo tributo al Banco del Mutuo Soccorso.

Il 21 Febbraio saranno due anni dalla tragica scomparsa di Francesco Di Giacomo, leggendaria voce e anima del Banco e pochi mesi dalla morte di Rodolfo Maltese, storico esponente del progressive rock italiano, chitarrista del Banco del Mutuo Soccorso a partire dall’album “Io sono nato libero” del 1972.

Si alterneranno sul palco Grandangolo & Friends, Johnny Trombetta “Piano Solo” e Simone Flammini & Friends.

A seguire microfono aperto a chi suonando, recitando, interpretando, musiche o testi vuole contribuire a ricordare Francesco e Rodolfo.

Prima della serata ci sarà un aperitivo accompagnato dalla musica del Banco con un Dj Set a cura di Elio Tazzi.

“…arriva all’improvviso arriva come il mare e non sai mai da dove…

Incontro/dibattito a CaseMatte sul DDL Cirinnà e “Teoria del Gender”

Categorie: Eventi
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Pubblicato il: 9 febbraio 2016

Mercoledì 10 febbraio dalle 18:30 presso Casematte, Arcigay “Massimo Consoli” e il collettivo Fuori Genere organizzano un incontro/dibattito sul DDL Cirinnà, attualmente al voto in Senato.

L’incontro proverà a fare chiarezza su cosa prevede realmente la legge, con un’attenzione particolare all’istituto della tanto discussa stepchild adoption e si allargherà ad argomenti che, pur non riguardando il DDL in senso stretto, sono entrati comunque nel dibattito pubblico contribuendo ad aumentare la confusione.

Verranno affrontati, quindi, anche i temi della pratica della Gestazione per Altri e della fantomatica “teoria del Gender”.

Collemaggio: laboratorio di idee e di esperienze socio-culturali per la rinascita di tutto il territorio

Categorie: Comunicati
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Pubblicato il: 4 gennaio 2016

collemaggio alla cittàRiscontriamo con favore, apprendendolo dalla stampa, la volontà da parte di Comune e Regione di destinare 10 milioni di euro del Masterplan Abruzzo per l’area di Collemaggio.

Sono anni che ci battiamo con ogni mezzo a difesa di questo splendido parco, lasciato in condizioni di degrado ed abbandono da parte delle istituzioni. Insieme a tante altre associazioni abbiamo promosso un percorso partecipato con il quale abbiamo elaborato un manifesto di proposte per la rinascita e ricostruzione di Collemaggio, individuando anche una sorta di “asse centrale” da cui partire subito con il recupero dell’hotel in via dei matti, i laboratori per le associazioni e CaseMatte. Crediamo che se si vuole investire questi fondi in un progetto che coinvolga le persone si possa partire da qui.

Purtroppo però, in questi anni, di promesse e proclami ne abbiamo sentiti tanti, mentre la realtà che viviamo è quella di un processo agli attivisti del 3e32 che hanno dato vita a CaseMatte – e alle tante esperienze che sono nate da essa – e che ad aprile arriverà alla sua udienza conclusiva. Nonostante i tanti impegni presi da Comune e Regione, nulla è stato fatto in questi anni per impedire che il futuro dell’unica esperienza di vita concreta, spazio sociale, culturale ed autogestito all’interno del parco di Collemaggio venga deciso in un’aula di tribunale.

Siamo convinti che l’area di Collemaggio possa diventare un laboratorio di idee ed esperienze socio-culturali, per la rinascita di tutto il territorio, ma solo all’interno di un processo partecipato dal basso che veda negli individui, singoli o associati, i veri protagonisti.

Solo così si può dar vita a progetti concreti, al di là delle promesse che sentiamo ripetere da ormai troppo tempo.

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