Gestione Gabrielli: sintomo di una democrazia in crisi

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Pubblicato il: 22 giugno 2015

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Riscontriamo con piacere che Gabrielli ha deciso di rispondere alla nostra lettera di qualche giorno fa, in merito alla sua nomina a Coordinatore delle attività del Giubileo. Nonostante questo, non ha saputo o non ha voluto leggere con attenzione quanto abbiamo scritto.

Non pretendiamo di sostituirci al giudizio dei tribunali. Le infiltrazioni mafiose, e gli altri scandali (più o meno rubricabili in termini legali: si tratta anche sempre di questioni etiche) che si sono verificati durante il periodo in cui lui fu prefetto della nostra città e vice-commissario nella gestione del post-sisma, non sono da noi presentati come effetti diretti della sua azione.

Quello che contestiamo, e che non ci stancheremo di ribadire, è la pericolosità intrinseca del modello di gestione delle emergenze che in quell’occasione è stato dispiegato – e al quale Gabrielli, evidentemente, ha prestato (come egli stesso rivendica) tutte le sue energie e di cui, in conformità ai ruoli che ricopriva, ha avallato di fatto tutte le nefaste conseguenze. Insomma, la responsabilità di quello che è successo (e continua a succedere nella nostra città) è una responsabilità anzitutto politica, e solo secondariamente giudiziaria.

Questo modello gestionale si basa in effetti su un meccanismo tanto semplice quanto problematico: l’idea che di fronte alle situazioni emergenziali sia lecito, e anzi doveroso, reagire con una sospensione, parziale ma sostanziale, dello stato di diritto. È questo il momento in cui vengono nominati e convocati i “commissari” e i loro aiutanti, coordinatori speciali e servizi d’ordine, il cui profilo puramente tecnico non è che il segno di un equivoco (chiaramente prodotto ad arte) che caratterizza la politica in Italia e che si fonda sulla crescente delega delle decisioni di carattere propriamente politico (vale a dire, che riguardano la collettività) a una classe di tecnocrati. Certo, si dirà, la loro legittimità dipende dalle istituzioni democratiche di cui sono espressione. Il punto, nondimeno, è che una democrazia non può, pena la più flagrante delle contraddizioni, contenere i termini della sua messa tra parentesi.

È un problema pratico, prima ancora che teorico: la tendenza diffusa a revocare i più elementari diritti civili e politici (come è accaduto qui da noi, subito dopo il terremoto: fatto sul quale Gabrielli si è guardato bene dal replicare) è all’origine di una metamorfosi autoritaria della democrazia, sia pure nella forma “dolce” e poco appariscente dei “commissariamenti”, che non può non destare il sospetto di chi abbia almeno un po’ di memoria storica.

Una volta, lo stato d’eccezione (la sospensione dell’ordinamento giuridico normale) investiva intere nazioni, come accadeva con i totalitarismi. Oggi, nel nostro Paese, si applica questa misura localmente, ma con una frequenza e un’intensità non meno preoccupanti che in passato. Quando infatti il potere mette in discussione, senza volerlo dare a vedere, gli stessi principi che dovrebbero garantire il suo esercizio legale, è allora che l’ingiustizia trova le condizioni più favorevoli alla sua diffusione incontrollata.

È questa formula ormai paradigmatica che Gabrielli incarna simbolicamente e che con la nostra lettera volevamo denunciare. Lui che da prefetto dell’Aquila ha sposato l’operato del Dipartimento di Protezione Civile di Bertolaso, divenendone poi l’immediato successore. Per chi è convinto infatti che la democrazia non sia un valore acquisito ma un processo che va ribadito e riconquistato giorno per giorno (altrimenti, come qualsiasi altro “bene”, tende a degenerare), la sua nomina per il Giubileo non deve allora passare inosservata.

L’indifferenza, e anzi il consenso bipartisan che essa ha saputo suscitare, sono soltanto la riprova ulteriore della scarsa affezione che le nostre istituzioni nutrono nei confronti della democrazia reale (e non semplicemente della sua messa in scena mediatica).

Anche di fronte a una catastrofe naturale, come il terremoto dell’Aquila, o a uno dei tanti (troppi) cosiddetti “grandi eventi”, non è tollerabile che si decida sopra le teste di chi sconterà poi effettivamente quelle decisioni. Una comunità, nazionale o locale che sia, deve poter avere voce in capitolo, soprattutto in circostanze del genere, quando ne va non soltanto di provvedimenti circoscritti ma di interventi che mutano in profondità il suo stesso volto.

Lettera dall’Aquila – Franco Gabrielli: garante di cosa?

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Pubblicato il: 17 giugno 2015

In questi giorni si discute della nomina, da parte del Governo, del prefetto di Roma Franco Gabrielli, come coordinatore delle attività del prossimo Giubileo, in risposta agli scandali di “mafia capitale”. L’ex capo della Protezione Civile ha già chiarito di non voler parlare di “modello Expo”, anche se per sua stessa ammissione, “quando ci riferisce al modello Expo, che poi è il modello Gabrielli perché l’ho scritto, è dare al prefetto il coordinamento delle attività dei singoli Enti”.

Tralasciando ogni superfluo commento su quanto abbia funzionato bene in termini di legalità il “modello Gabrielli” per l’Expo, vogliamo invece ricordare a tutti ciò che è successo a L’Aquila nel dopo terremoto, quando Gabrielli era Prefetto e vice Commisario di Bertolaso, con il compito di vigilare contro infiltrazioni criminali nella ricostruzione.

Si possono citare gli affari fatti dalle cricche di Anemone e Balducci che ridevano la notte del sisma, oppure con la scellerata gestione degli appalti (in deroga) per il progetto Case, per cui sono stati già condannati esponenti del Dipartimento della Protezione Civile per l’installazione di isolatori sismici difettosi (mentre i balconi delle palazzine crollano); si può continuare con l’inchiesta della magistratura sui 33 milioni spesi per i bagni chimici della Sebach, oppure con l’infiltrazione della ‘ndrangheta e della camorra nella ricostruzione, o sulla più recente vergognosa verità venuta a galla sui fondi per l’assistenza agli sfollati finiti nelle tasche di Carminati attraverso false fatturazioni di un hotel della città, che riceveva migliaia di euro dalla Protezione Civile per l’ospitalità ai terremotati ignari.

Verrebbe da chiedersi: mentre accadeva tutto questo, dov’era il prefetto Franco Gabrielli? Ve lo diciamo noi. Si occupava della repressione dei movimenti e dei comitati cittadini, mettendo in discussione diritti fondamentali: ad esempio, vietando le assemblee e il volantinaggio nelle tendopoli o, sfociando nel ridicolo, con il grottesco “sequestro” delle carriole, per il quale attivisti e attiviste hanno dovuto subire un processo penale, affrontando le spese legali, prima dell’assoluzione in formula piena.

Guardando un po’ più in avanti con il tempo, potremmo ricordare che Gabrielli è succeduto a Bertolaso come capo della Protezione Civile e, dopo una prova molto opaca in questo ruolo, è stato nominato nel 2011 Commissario straordinario per l’emergenza immigrati in Italia. Evidentemente qualcosa deve essergli sfuggito anche qui, alla luce di quanto viene fuori dalle indagini di “mafia capitale”, sul business sui centri di accoglienza per i migranti.

Di fronte a tutto ciò, la decisione del Governo di nominare Gabrielli come “garante” per il Giubileo, e il silenzio assordante da parte della politica e della società civile di fronte a questa scelta, ci lascia davvero interdetti. Dobbiamo dunque rassegnarci ad accettare il modello L’Aquila, quello delle grandi opere e dei grandi eventi, con un consenso bipartisan che mette tutti d’accordo, per il quale si antepone sempre il profitto e gli affari di pochi all’interesse delle comunità, reprimendo o oscurando chi prova a protestare?

Lo abbiamo visto bene a L’Aquila, dove i processi contro i movimenti – 57 denunce in 6 procedimenti differenti – continuano ad andare avanti, mentre le cricche e gli sciacalli hanno fatto affari indisturbati.

Noi non ci caschiamo. Continueremo a combattere il “modello Gabrielli”, nonostante le bugie, la repressione e la propaganda. Come facciamo fin dal giorno successivo al terremoto.

 

A Skate Day 4 a Skate Park | Merc. 17 giugno CaseMatte

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Pubblicato il: 10 giugno 2015

Alcuni scatti della serata
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Spezzone video della serata

Un giornata di benefit per lo skate park in costruzione a Piazza D’Armi che verrà inaugurato il prossimo 18 luglio con una grande festa.

Un progetto, quello dello skatepark intitolato alla bambina deceduta nel sisma “Maurene Fraty”, molto importante per la nostra città, anche per il modo in cui è stato realizzato.

Ovvero grazie all’impegno dei Red Blue Eagles che prima hanno raccolto la solidarietà delle Curve italiane e della Onlus ‘San Gregorio Rinasce’ e poi non hanno lasciato scampo alla proverbiale inerzia dell’Amministrazione comunale avvalendosi della collaborazione dal basso anche di altre soggettività e realtà indipendenti.

Tra queste anche quella di CaseMatte, in cui lo skate è da sempre di casa, e che ha ospitato nella sua aiuola magica gli ingegneri che hanno permesso la realizzazione di uno skatepark di caratura europea e ha messo a disposizione i suoi spazi per farli diventare un’officina in cui sono state realizzate alcune strutture poi installate nel park.

Mercoledì 17 sarà l’occasione allora per skatare, bere, mangiare e ballare insieme, ma sopratutto raccogliere ancora qualcosa in più per far sostenere ai RBE una grande giornata di inaugurazione il prossimo 18 luglio.

Una giornata in cui far festa e allo stesso tempo tenere alta la memoria di chi dopo quella maledetta notte del 2009, non c’è più.

Forza L’Aquila! La solidarietà è un’arma… utilizziamola.

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Locandina evento

a skate day for the skatepark

Un percorso collettivo su Collemaggio

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Pubblicato il: 9 giugno 2015

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Giovedì 4 giugno abbiamo organizzato all’Auditorium del Parco un incontro pubblico sull’area al momento abbandonata di Collemaggio. All’iniziativa hanno partecipato tanti cittadini e una ventina associazioni, interessate come noi al recupero della zona, e l’assessore regionale alla sanità Silvio Paolucci e il sindaco Massimo Cialente.

Alcune associazioni hanno esplicitato la volontà di insediarsi a Collemaggio per svolgere le proprie attività, anche alla luce della carenza di spazi sociali e di lavoro adeguati. All’interno dell’ex ospedale psichiatrico ci sono spazi agibili, lasciati vuoti dalla Asl che ha preferito trasferire i servizi altrove, e ci sono moltissime energie in città che spesso non riescono ad esprimersi: siamo convinti che, già da oggi, quegli spazi possano essere immediatamente assegnati a chi ne ha bisogno, riqualificando così uno dei più bei quartieri della città.

Durante il dibattito l’assessore Paolucci ha ribadito che l’area non è cartolarizzata, ma – come già successo nel precedente incontro di settembre – non ha saputo dare certezze sul valore reale dell’ex ospedale. Paolucci ha anche annunciato che a breve saranno liberate risorse proprie della Regione sulla sanità che potrebbero essere investite per attività socio-sanitarie e dunque anche per la riqualificazione dell’area. Ricordiamo che già nel 2008 erano stati stanziati fondi del Cipe per l’Albergo in via dei Matti. Ma dopo il terremoto quello stanziamento è svanito nel nulla.

Il sindaco Massimo Cialente ha auspicato che venga appurata l’agibilità post-sisma dei circa 30 edifici presenti nell’area. Il fatto che a più di sei anni dal terremoto non si sappia ancora lo stato delle strutture di Collemaggio la dice lunga su quanta attenzione ci sia per l’area. E pensare che, secondo il “piano strategico” lanciato durante la campagna elettorale del 2012, l’amministrazione reputava l’ex ospedale “area di rilevanza strategica” per la città. Secondo Cialente i fondi per la ricostruzione dell’area potrebbero venire dalla Cassa Depositi e Prestiti. Sembra dunque già tramontata l’ipotesi dei fondi comunitari FSC per le opere pubbliche, che il vice-presidente Giovanni Lolli “spaccia” con dichiarazioni pubbliche da mesi, prima auspicando la destinazione per Collemaggio e poi per la fantomatica opera di Fuksas in Piazza Duomo…

Nota particolarmente dolente, la dichiarata impossibilità da parte delle istituzioni presenti di trovare un punto d’incontro con la dirigenza della ASL, la quale non solo continua a boicottare qualsiasi iniziativa riguardante il futuro di Collemaggio, ma non parrebbe neppure disposta a rinunciare alla costituzione di parte civile nel processo che vede coinvolti 12 attiviste e attivisti di 3e32, che da quasi cinque anni contribuiscono a riqualificare una parte del parco di Collemaggio nello spazio sociale autogestito di Casematte.

Dopo troppi anni di attesa L’Aquila non può più aspettare; il momento è adesso: bisogna creare una breccia per far entrare finalmente la città nell’area tenuta da troppo tempo in ostaggio e per riqualificarla sin da subito secondo un processo di ricostruzione dal basso. Nei prossimi giorni diffonderemo il testo di un primo documento condiviso per la “costituente per Collemaggio”: un’assemblea permanente che spinga per la penetrazione immediata della città nell’area.

Paolucci ha promesso che entro i prossimi 10 giorni sarà convocato un tavolo istituzionale con la Asl e il Comune dell’Aquila per la questione relativa all’assegnazione degli spazi agibili.

Nel frattempo, continueremo a restare vigili contro ogni ipotesi di svendita dell’area, assieme a tutti coloro che vorranno unirsi in questa battaglia.

Giovedì 4 giugno incontro pubblico “Progettiamo insieme un futuro per Collemaggio”

Categorie: Comunicati
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Pubblicato il: 2 giugno 2015

Da anni chiediamo che venga riqualificata l’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all’Aquila: uno spazio enorme, bellissimo, alle porte del centro storico, colpevolmente abbandonata dalla proprietà e dalle istituzioni da troppo tempo.

Giovedì 4 giugno, con inizio alle ore 18organizzeremo una nuova assemblea pubblica su Collemaggio, all’Auditorium del Parco del Castello, dopo quella partecipatissima da cittadini e istituzioni nel settembre scorso a CaseMatte.

Per noi sarà sopratutto la prima tappa in cui iniziare a costituire una rete di associazioni, collettivi, soggettività che, sulla base di una visione comune, voglia intraprendere insieme  un percorso di riappropriazione dal basso dell’area.

Con il recente affitto da parte della Asl dei locali dell’Ex-Onpi, ora anche gli ultimi ambulatori e presidi sanitari rimasti nell’Ex-Op andranno via lasciando l’intera area deserta con mura agibili e vuote all’interno di quello che potrebbe essere un parco bello ed accogliente.

Non possiamo più attendere, è il momento di agire.

Abbiamo bisogni di quegli spazi per fare di collemaggio una cittadella della creatività da cui far ripartire subito la ripresa socio economica ed il benessere comunitario di questa città e dimostrare che un’altra ricostruzione – fatta a partire dalle idee della parte più giovane e vivace di questa città – non solo è possibile ma assolutamente necessaria.

La nostra proposta infatti sarà quella di una progettazione dell’area che tenga conto di un’asse centrale da cui partire nell’immediato coi lavori di riqualificazione, utilizzando da subito i locali agibili lasciati vuoti per le attività pronte a partire.

A tal proposito, oltre l’inizio dei lavori, sarà anche l’occasione per capire quali passi in avanti sono stati fatti, negli ultimi mesi, dalle istituzioni: in primis Regione Abruzzo – proprietaria dell’area attraverso la Asl – e Comune dell’Aquila, che da tempo promettono la ricostruzione e la riqualificazione dell’area.

All’incontro parteciperanno, tra gli altri, l’assessore regionale alla Sanità Silvio Paolucci e il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente.

Basta chiacchiere! Apriamo una costituente per Collemaggio

Comitato 3e32

Volantino che verrà distribuito durante l’assembleacostituente collemaggio

Due appuntamenti a Casematte per raccontare la storia

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Pubblicato il: 29 maggio 2015

Raccontare la storia dei vinti, degli ultimi, di tutti coloro ai quali viene sottratta la voce per eliminarli dalla Storia. Questo è il filo rosso che unisce i due eventi che si terranno sabato 30 e mercoledi 3 giugno a CaseMatte (ex ospedale psichiatrico Collemaggio) dalle 18 in poi.

Sabato 30 verrà proiettato “Il Fattore Umano” un documentario di Matteo Alemanno e Francesco Rossi  sul “fotografo dei movimenti” Tano D’Amico.

Siciliano, classe ’42, Tano D’Amico ha passato la vita a fotografare  gli operai, i senza casa, i migranti, gli ultimi e tutti coloro che portano la protesta nelle piazze. Ha assistito alla nascita dei movimenti, “all’affacciarsi sulla soglia della storia di un popolo che nella storia non era mai entrato”, alle speranze, alle illusioni, ai tradimenti. Le sue foto, rigorosamente in bianco e nero cercano, senza sosta, l’espressione delle singolarità all’interno di un movimento di massa “…a me non interessavano i centomila puntini, mi interessavano Claudio e Giovanna che si fidanzano, Giuseppe e Paolo che s’incontrano…”.

A seguire ci sarà un dibattito con Tano D’Amico, i registi Matteo Alemanno e Francesco Rossi, la fotografa Simona Granati, moderato Gianni De Domenico del Forte Prenestino. Al termine si potrà gustare un aperitivo cenato.

Mercoledì 3 giugno, sempre alle 18 ci sarà la presentazione del libro di Paola Staccioli “Sebben che siamo donne. Storie di rivoluzionarie.

Un libro  nato per dare un volto e un perché a una congiunzione. Nel commando c’era anche una donna, titolavano spesso i giornali qualche decennio fa. Anche. Un mondo intero racchiuso in una parola. A sottolineare l’eccezionalità ed escludere la dignità di una scelta. Sia pure in negativo.

Dieci militanti politiche che dagli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio, in Italia, hanno impugnato le armi o effettuato azioni illegali all’interno di differenti organizzazioni e aree della sinistra rivoluzionaria, sacrificando la vita per il loro impegno.”

Al termine della presentazione ci sarà un dibattito con l’autrice, Paola Staccioli e l’attivista Silvia Baraldini e, a seguire, un aperitivo cenato.

“In ogni epoca bisogna tentare di strappare la trasmissione del passato al conformismo che è sul punto di soggiogarla  […]Il dono di riattizzare nel passato la scintilla della speranza è presente solo in quello storico che è compenetrato dall’idea che neppure  morti saranno al sicuro dal nemico se vince. E questo nemico non ha smesso di vincere.”
Walter Benjamin. Tesi sul concetto si storia. [dall’introduzione di Sebben che siamo donne.]

Assemblea pubblica su Collemaggio | Giovedì 4 giugno ore 18 Auditorium Del Parco

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Pubblicato il: 27 maggio 2015

Collemaggio auditorium

Giovedì 4 giugno dalle ore 18 si svolgerà presso l’Auditorium Del Parco un’assemblea pubblica sul futuro dell’area di Collemaggio.

RECUPERIAMO COLLEMAGGIO, COLLEMAGGIO ALLA CITTA’
Solo abbandono e promesse, costruiamo insieme il futuro dell’area

A 6 anni dal sisma il processo di ricostruzione della città procede senza un’idea precisa, coerente e organica. Per questo sentiamo forte l’esigenza di avere risposte sul futuro di un’area strategica come quella di Collemaggio, di cui denunciamo da tempo lo stato totale di abbandono e degrado.

Sono passati ormai 6 mesi dal precedente incontro organizzato a CaseMatte con le istituzioni. A quell’assemblea, partecipatissima sia dai rappresentanti istituzionali che dai cittadini, sono stati presi diversi impegni. Vogliamo verificare quante e quali delle promesse di quell’incontro sono state realizzate.

Ancora non esistono un progetto ed un cronoprogramma per la ricostruzione e riqualificazione dell’area. Nel frattempo la ASL continua a trasferire altrove gli ultimi presidi rimasti a Collemaggio, pagando lauti affitti.

Basta chiacchiere! Apriamo un confronto anche con le altre realtà del territorio per creare una costituente per l’area di Collemaggio e per iniziare a riqualificarla e viverla concretamente!

All’incontro sono stati invitati:
il vice presidente della Regione Abruzzo Giovanni Lolli, l’assessore alla Sanità Silvio Paolucci, il sindaco dell’Aquila Massimo Cialente, l’assessore comunale Fabio Pelini, i dirigenti della Asl 1 L’Aquila-Avezzano-Sulmona, la senatrice Stefania Pezzopane, il consigliere regionale Pierpaolo Pietrucci

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Presentazione libro “Sebben che siamo donne. Storie di rivoluzionarie.”

Categorie: Eventi
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Pubblicato il: 27 maggio 2015

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Mercoledì 3 giugno dalle ore 18 presso CaseMatte L’Aquila si terrà la presentazione del libro Sebben che siamo donne. Storie di rivoluzionarie. Saranno presenti l’autrice Paola Staccioli e l’attivista Silvia Baraldini.

A seguire ci saranno dibattito ed aperitivo cenato.

Questo libro è nato per dare un volto e un perché a una congiunzione. Nel commando c’era anche una donna, titolavano spesso i giornali qualche decennio fa. Anche.
Un mondo intero racchiuso in una parola. A sottolineare l’eccezionalità ed escludere la dignità di una scelta. Sia pure in negativo.

Nel sentire comune una donna prende le armi per amore di un uomo, per cattive conoscenze. Mai per decisione autonoma. Al genere femminile spetta un ruolo rassicurante. In un’epoca in cui sembra difficile persino schierarsi «controcorrente», le «streghe» delle quali si racconta nel libro emergono dal recente passato con la forza delle loro scelte.

Dieci militanti politiche che dagli anni Settanta all’inizio del nuovo millennio, in Italia, hanno impugnato le armi o effettuato azioni illegali all’interno di differenti organizzazioni e aree della sinistra rivoluzionaria, sacrificando la vita per il loro impegno.

I video dell’evento

Sebbe che siamo donne

Il Fattore Umano [Tano D’Amico]: proiezione e dibattito

Categorie: Eventi
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Pubblicato il: 20 maggio 2015

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Sabato 30 maggio dalle ore 18 presso CaseMatte L’Aquila si terrà la proiezione del documentario Il Fattore Umano sul fotografo Tano D’amico e sulle lotte sociali in italia.

A seguire ci sarà un dibattito con Tano D’Amico, i registi Matteo Alemanno e Francesco Rossi, la fotografa Simona Granati, moderato Gianni De Domenico del Forte Prenestino.

Al termine si potrà gustare un fantastico aperitivo cenato.

Sinossi:
Ritenendo ingiusta la rappresentazione che il potere faceva di tutti i suoi oppositori, un gragazzo all’alba delle contestazioni del 68 decide di fare il fotografo per rimettere le cose a posto. “Fare una bella immagine è un grande atto di fede”.

Tano comincia così un percorso che lo porterà ad assistere in prima linea alle battaglie sociali degli anni 70; La nascita dei movimenti, “l’affacciarsi sulla soglia della storia di un popolo che nella storia non era mai entrato”, le speranze , le illusioni, i tradimenti.

Finita quella stagione Tano non volle dimenticare e ha continuato, e continua ancora oggi, a fotografare gli operai, i senza casa, i migranti, gli ultimi e tutti coloro che portano la protesta nelle piazze.

Oggi Tano, forte di una vita spesa alla ricerca della verità attraverso la fotografia, citando Leonardo Da Vinci sostiene che: “l’immagine vera è quella che, come Dio, ricrea gli uomini, li fa pensare, può farli rinascere ancora”.

Spezzone video dell’evento

il fattore umano

Lo show dell’Expo e l’ennesima farsa dell’Italia che fa affari

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Pubblicato il: 29 aprile 2015

no expo

eri a Milano la polizia ha nuovamente bloccato intere vie d’accesso ed effettuato nuovi sgomberi. La base di Solidarietà popolare, sede del comitato degli abitanti del Giambellino, è stata sgomberata. Tutto questo avviene a poche ore dall’inaugurazione dell’Expo. Il 1° maggio assisteremo all’ennesima passerella, all’ennesimo grande evento costruito ad hoc per gli affari dei pochi e il disagio dei tanti.

Lo show è prevedibile: rabbrividiamo a pensare a quanti sorrisi ipocriti, discorsi aulici, flash accondiscendenti, cravatte e burattini daranno vita allo spettacolo. Scene che come aquilani e aquilane, attivisti e attiviste, non possono non farci tornare alla mente i giorni del post-sisma e del G8 aquilano, quando la città terremotata si trasformò nel palcoscenico televisivo di un premier e dei “grandi della Terra”, il tutto supportato abilmente da una Protezione Civile dedita all’organizzazione di grandi eventi. Migliaia di sfollati nei campi tenda fecero da inconsapevoli comparse al gigantesco talk show organizzato dal governo.

La storia, purtroppo, si ripete e il meccanismo è sempre lo stesso: i grandi eventi [Expo, G8, etc.], come le grandi opere [Tav, Mose, Muos, etc.], sono frutto di un’organizzazione criminosa ideata ad hoc da questo sistema politico-economico, dove sono sempre le stesse cricche e gli stessi comitati d’affari che guadagnano e speculano, drenando soldi della collettività.

In tutto il Paese i nomi di chi vuole al contempo l’Expo e lo sgombero delle case a Milano sono i nomi di chi picchia e arresta in Val di Susa, o di chi ha represso le assemblee nei campi dopo il terremoto. E come la “grande opera” della lenta ricostruzione dell’Aquila sta inondando di denaro le tasche di pochi a fronte di una disoccupazione e precarietà di massa, così l’Expo si sta rivelando un esperimento di “volontariato” di massa. Pochissimi posti di lavoro retribuiti, tanti stage e tirocini gratuiti, tante ore di lavoro non pagate.

E’ per questo che siamo solidali con gli abitanti del Giambellino e i comitati No Expo milanesi, così come siamo complici e solidali con tutti quelli che si oppongono alle grandi opere inutili generatrici di malaffare, e agli impianti che devastano i nostri territori e con tutte le persone che quotidianamente si oppongono a un sistema economico e politico che non ci appartiene, e anzi devasta le nostre comunità e le nostre vite.

Dietro il grimaldello finto buonista della “mancanza di cibo nel mondo”, l’Expo promuove un modello di “democrazia finanziaria”, dove più paghi più conti, e realtà come Coca Cola e Mc Donald, tra i principali responsabili degli squilibri economici, ecologici ed alimentari del mondo, avranno padiglioni delle dimensioni di uno Stato.

L’Expo si è insinuato in questi mesi nei territori – compreso il nostro – per “marchiare” eventi e iniziative territoriali, e ripulirsi la faccia degli affari perpetrati per l’organizzazione del “grande evento”. Noi non ci stiamo, perché è lo stesso meccanismo che portò il governo a organizzare il G8 in una città militarizzata, promettendo che i “grandi della Terra” avrebbero fatto la loro parte per la ricostruzione del nostro territorio. Promesse, naturalmente, vane e fasulle.

Invitiamo tutte e tutti al corteo nazionale del Primo Maggio a Milano per dire no all’Expo e ai grandi eventi, no alle grandi opere e alla cementificazione del territorio. Per dire invece sì alla messa in sicurezza dei territori, alla ricostruzione degli stessi e a un nuovo modello economico che non si basi sullo sfruttamento e sulle devastazioni.

3e32 / CaseMatte

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