Chiodi: dimissioni. Basta giochi sulla nostra pelle #dimettiamoli

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Pubblicato il: 24 gennaio 2014

Già nel settembre 2011 fummo l’unica voce che, durante lo sciopero generale indetto della Cgil, chiese espressamente le dimissioni del Governatore (allora anche Commissario della ricostruzione) Gianni Chiodi perché, scrivevamo allora: “Non possiamo permetterci di assistere alla morte sociale del nostro territorio: la città non c’è, il lavoro non c’è, le case non ci sono, l’ospedale non c’è. Tutti gli sforzi sono concentrati a favore degli interessi delle cricche, nonchè a frenare una rinascita autentica e dal basso”. Lo pensiamo tuttora. In quel giorno di settembre, andammo fin sotto casa sua a gridare forte: “Da L’Aquila con rabbia Chiodi dimissioni”.

Oggi vogliamo ribadire con forza che deve sparire dalla vita politica e pubblica abruzzese. Tre assessori arrestati in cinque anni e, ora, più di venti tra assessori e consiglieri indagati. E’ l’ennesima dimostrazione del fatto che il problema non è relativo al singolo caso o alla “pecora nera”, ma ad un sistema di clientele e favori ormai consolidato ed accettato. Noi, che pecore non siamo, lo abbiamo sempre denunciato, e per questo subiamo continuamente processi: per esempio, il 3 febbraio ci sarà la prima udienza per la manifestazione che organizzammo mentre Berlusconi, Chiodi e Cialente premiavano Bertolaso al Dicomac. Anche per questo ci sembra vergognoso che si permetta di parlare Franco Gabrielli, che di quel sistema è stato uno dei primi responsabili.

Ma non è questo il punto. Abbiamo l’obbligo di dimettere Chiodi soprattutto per le politiche che in questi anni ha intrapreso: nessuna attenzione alla ricostruzione del cratere (con annesso dirottamento di fondi); smantellamento scientifico del sistema sanitario; ripianamento del bilancio con i soldi dell’assicurazione sul sisma; tagli alla cultura e al welfare; aumento colpevole della disoccupazione.

Come nel gennaio 2011 pensiamo sia l’ora che, anche in Abruzzo, si costruisca un movimento di opposizione sociale che scenda in strada e chieda – ieri come oggi – le dimissioni di Gianni Chiodi, finora troppo sicuro di restare al suo posto senza problemi. Dimettiamolo definitivamente, prima che si dimetta da solo, per lanciarsi in una nuova ipocrita campagna elettorale.

Basta giochi sulla nostra pelle.

Il ritorno del “dimissionario seriale” Massimo Cialente

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Pubblicato il: 22 gennaio 2014

cialente-dimissionario-serialeOggi abbiamo assistito alla grande pantomima del ritorno di Massimo Cialente. Ha affermato che “errare è umano” dopo essersi dimesso per “aver compiuto errori”. Ha detto che il ritorno è dovuto all’attacco dei media nazionali alla città, dopo essersi dimesso per lo stesso identico motivo.

Il “dimissionario seriale” ha ritirato le dimissioni senza neanche un’argomentazione, se non quella del “grande affetto della città” che lo avrebbe spinto a tornare sui suoi passi. Una spinta che noi vediamo solo in quegli apparati corporativi e partitici che hanno tutto l’interesse a garantire l’immobilismo. Cialente oggi non ha motivato nulla di fronte alla città.

Lui e la coalizione di centro – sinistra – destra che lo sostiene, stanno in maniera del tutto irresponsabile condannando a morte una città intera, solo per mantenere il loro potere e le loro poltrone. Un potere che, tra l’altro, si sintetizza benissimo nel personalismo di Cialente, che tanto ricalca quello espresso da Berlusconi, Bertolaso e Gianni Letta.

Ma la verità è che il problema di questo territorio non è solo Cialente, ma il sistema di clientele, poltrone, favori che lo sostiene e che ha permesso che la ricostruzione materiale, economica e sociale sia un affare di pochi, mentre le fasce più deboli della città sono allo stremo, ed i giovani costretti ad andarsene. 

Non basta una pennellata di finta trasparenza e un magistrato come vicesindaco per camuffare il sistema che coinvolge e soddisfa i poteri forti della città, che abbracciano indistintamente centrodestra e centrosinistra.

Solo dalla partecipazione reale delle persone, dai progetti concreti di ricostruzione sociale, dalle tante idee e proposte rimaste inascoltate in questi anni, potrà prender vita un nuovo modello di ricostruzione ed un futuro diverso per questo territorio.

Siamo pronti ad andare a dirlo con forza al prossimo consiglio comunale, appena il presidente stalinista Benedetti, troppo impegnato in questi giorni a insultare e a dare del fascista a chi ha osato opporsi a questa sceneggiata, lo convocherà.

NON C’E’ FUTURO SENZA CAMBIAMENTO
INDIETRO NON SI TORNA

Mi dimetto e poi… mi rimetto! #cialente #rimettiamoli

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Pubblicato il: 22 gennaio 2014

Complici e solidali con l’occupazione degli artisti a Teramo

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Pubblicato il: 20 gennaio 2014

occupazioneSiamo complici e solidali con gli artisti che sabato hanno occupato i locali dell’ex Oviesse di Teramo per denunciare l’assenza di spazi sociali e culturali nella città abruzzese.

Siamo complici e solidali con chiunque sia stufo di aspettare le mille richieste, proroghe e promesse che le istituzioni locali e non, anche in Abruzzo, declinano nei riguardi di chi ha bisogno di uno spazio per creare socialità, cultura e politica.

Siamo complici e solidali con i 15 manifestanti che in questi minuti stanno subendo una denuncia per “danneggiamento e occupazione”. Il danneggiamento lo compie chi non restituisce spazi pubblici alla collettività, il danneggiamento è di chi specula nelle nostre città. L’occupazione è solo quella dei posti di potere, volta a tutelare gli interessi privati.

Siamo felici che anche a Teramo sia stata avviata questa occupazione. Le realtà autorganizzate e autonome, come CaseMatte, Asilo Occupato e Zona22, riceveranno sempre la nostra complicità e il nostro supporto.

Riprendiamoci gli spazi. Riprendiamoci le città.

 

A testa alta e schiena dritta per il cambiamento!

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Pubblicato il: 20 gennaio 2014

indietro non si torna

A L’Aquila per due sabati consecutivi centinaia di cittadini indipendenti si sono auto-convocati in Piazza Duomo per interrogarsi sul futuro della città e chiedere un cambiamento prima che sia troppo tardi. Non sono stati mobilitati dagli apparati di partito e di sindacato, o dal ricatto sul proprio posto di lavoro, ma si sono ritrovate liberamente ed hanno anche respinto al mittente i tentativi di strumentalizzazione (aiutato invece da diversi media locali).

Qualcosa insomma di profondamente differente da quanto avvenuto venerdì nella manifestazione del Centrosinistra, camuffata con la difesa della “onorabilità della città”, ma che in realtà si è dimostrata essere solo una prova di forza,  priva di altri contenuti se non quello del “Cialente torna per favore”.

Quello del centro sinistra locale è stato un arroccamento politico dai toni leghisti  come lo “sterminiamoli” indirizzato da una senatrice della Repubblica ai componenti di un’altra parte politica.

Se è inammissibile l’atteggiamento della senatrice Pezzopane – che ci sembra più proiettata verso le elezioni regionali che a spendersi per la città – ancor peggio ha fatto il presidente del consiglio comunale Carlo Benedetti, garante dell’assise civica che, invece di convocare il consiglio per fare chiarezza sui gravissimi fatti, è impegnato come avvocato difensore dell’ex sindaco Roberto  Riga e si diverte a denigrare i cittadini che protestano e chiedono chiarezza.

Noi  continuiamo a chiedere a Cialente di prendersi le sue responsabilità politiche e andarsene, perché non possiamo più permettere che questa classe dirigente di Centrosinistra e Centrodestra, rappresentata meglio di ogni altro dall’attuale Sindaco, sempre stato a braccetto di Gianni Letta, continui a gestire come ha fatto finora una città sempre più in ginocchio.

I cittadini hanno estremamente bisogno  di una classe dirigente credibile che sia in grado di pianificare, programmare e ridisegnare una città ostaggio degli interessi di pochi.

Mentre i broker fanno affari, L’Aquila rimane una non-città invivibile, dove troppi sono lasciati soli, senza servizi, senza reddito, senza diritti.
Vogliamo una ricostruzione che sia anche e soprattutto sociale. Vogliamo vivere con dignità!

Per questo continueremo a batterci per un cambiamento che vada nella direzione della trasparenza e della giustizia sociale attraverso la microzonazione del danno e dei bisogni.

Costruiamo insieme un progetto reale di rinascita economica e sociale della città, che metta in rete le migliori idee e le esperienze già attivi sul territorio, invece di procedere a caso, come si sta facendo, puntando su progetti assurdi come un aeroporto o sull’arrivo di fantomatiche grandi aziende, che sfrutteranno i fondi del 5% per poi andarsene lasciando i lavoratori senza occupazione e diritti.

L’Aquila deve essere ricostruita e non può essere sacrificata sull’altare dell’austerity da un governo delle larghe intese (presieduto dallo stesso partito che governa L’Aquila, lo ricordiamo a tutti) che preferisce fare opere inutili come la Tav piuttosto che ricostruire un intero territorio.

L’unico possibile riscatto per questa città dalla campagna diffamatoria che vuole farci passare tutti come mazzettari o approfittatori, sta nella direzione opposta da quella auspicata dal raduno di venerdì, e cioè in un cambiamento radicale di questa classe dirigente e di questo modello di ricostruzione basato sulla clientela e l’ingiustizia.

INDIETRO NON SI TORNA, NON C’E’ FUTURO SENZA CAMBIAMENTO: se Cialente ritira le dimissioni siamo pronti ad occupare il Consiglio Comunale

 

Io oggi a far finta di niente non vado #CHANGE

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Pubblicato il: 17 gennaio 2014

struzzoL’Aquila questo fine settimana sarà teatro di due manifestazioni di segno opposto: una oggi al Parco del Castello che chiederà al Sindaco Cialente di revocare le sue dimissioni arrivate in seguito all’inchiesta sule mazzette nella ricostruzione, e una sabato che invece vuole avere diritto al futuro tramite l’unico mezzo possibile, il cambiamento (#Change). 

Qui di seguito Patrizio Bassi spiega perché lui alla manifestazione di oggi al castello non andrà, condividiamo:” Io oggi non ci sarò al Castello alla processione del Venerdì Santo in attesa che il martire Cialente “sacrificio umano per tutti voi” risorga. Volete che Cialente ritiri le dimissioni, e poi? Si torna in consiglio comunale tutto e tutti come prima? Facciamo finta che non è successo nulla, nuovo vice sindaco, un dirigente tecnico sospeso e abbiamo risolto tutto, così può tornare a proporre le presidenze di municipalizzate “molto ben retribuite” come nel 2012? Può una giunta e un consiglio con quest’alone di dubbio e quest’onta addosso parlare di aree bianche, di sostegno alla popolazione, di pianificazione e di ricostruzione “smart city”? con quale credibilità? cioè, tutto questo scalpore e clamore, e non è successo niente? Per una volta che il sindaco si era comportato con dignità e senso delle istituzioni (almeno in facciata), facendoci pensare di essere in qualunque paese civile, volete che si torni indietro? E’ qui che dimostrate quanto siete colpevoli e collusi, altro che a testa alta, siete STRUZZI, la insabbiate per non vedere e non sentire, per tornare spensierati nelle vostre case rattoppate ad aspettare il favore o il contentino e non volete prendervi la responsabilità, da ignavi, di dimostrare all’Italia intera, allibita e giustamente schifata, che non siamo tutti uguali e non speculiamo su nulla, noi. C’è un piccolo Tancredi in tutti voi che impellicciati e genuflessi chiederete “che la ricostruzione non si fermi’, mutuato da ‘senza di me, l’inferno’. j’accuse”. PATRIZIO BASSI

#‎dimettiamoli – INDIETRO NON SI TORNA – SENZA CAMBIAMENTO NON C’è FUTURO

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Pubblicato il: 16 gennaio 2014

cialente-changeLe dimissioni del sindaco Cialente sono un atto responsabile quanto dovuto. Egli stesso, pur non indagato, ha riconosciuto i propri errori e la sconfitta politica, affermando, per primo, di poter diventare un ostacolo per la città. Adesso, però, indietro non si torna, perché senza un vero cambiamento non c’è futuro.

In questa fase di smarrimento della città, le forze politiche che hanno sostenuto le Giunte del Sindaco dimissionario negli ultimi anni, stanno alimentando non le speranze per il futuro, ma solo la paura, evocando lo spettro del commissariamento, seminando il terrore sui fondi che non arriverebbero più, con conseguente blocco della ricostruzione, in contraddizione con quanto viene nel frattempo assicurato dal Governo e dall’Ufficio Speciale.

Nel polverone e nella confusione sollevati in questi giorni, si tenta di distrarre l’attenzione dal semplice fatto che è la stessa amministrazione sostenuta dal centrosinistra che non ha saputo impedire che la città diventasse preda di un sistema di spartizione, che ha avuto ed ha conseguenze pesantissime sulla vita di tutti noi. Nel totale silenzio dell’opposizione di centrodestra, coinvolto in inchieste che rivelano metodi non diversi nei governi di Regione e Provincia.

Rifiutiamo con forza lo stereotipo generalizzante della città dei mazzettari che si arricchiscono con il terremoto, ma vogliamo ricordare che i danni prodotti da quest’amministrazione vanno ben oltre le vicende scandalistiche di questi giorni. Parliamo dell’urbanistica contrattata, di investimenti infrastrutturali assurdi e dannosi, di nomine fatte secondo una logica tutta clientelare e non in base alle competenze tecniche.

Il vero blocco alla ricostruzione è questa politica, questo sistema. La perdita di credibilità di questa amministrazione sta provocando un’inaccettabile delegittimazione dell’intera città. Ma è ancora più inaccettabile che i principali responsabili di questo sfascio tirino in ballo l’orgoglio di una città di cui tentano di farsi scudo. Sono loro ad aver provocato questo sfascio, sono loro a doversi mettere da parte, dando alla città l’opportunità di riscattarsi.

Qualsiasi altra ipotesi – rimpasto o azzeramento di giunta – sarebbero solo un ennesimo tirare a campare, un rattoppo, un puntellamento che cadrebbe alla prima lieve scossa. Allora sì che si prospetterebbe un lungo periodo di commissariamento, di cui il sindaco porterebbe tutta la responsabilità. Tenga fede il Sindaco alla parola data: non ci sarà nessun blocco della ricostruzione se questa città potrà cogliere l’occasione di un rinnovamento radicale della sua classe politica e dirigente.

Per questo, facendo seguito a quanto stabilito durante l’assemblea di sabato scorso, i movimenti promotori e aderenti alla manifestazione #dimettiamoli tornano sabato 18 gennaio alle ore 17 in Piazza Duomo per un incontro pubblico di confronto aperto a tutti coloro – singoli, gruppi, associazioni – che vogliono voltare pagina, mettendo in campo le forze migliori.

Facciamo appello soprattutto ai giovani, a cui l’immobilismo di questa amministrazione non ha saputo dare nessuna risposta, e a cui oggi l’opacità del suo operare sta togliendo anche la speranza.

#dimettiamoli SENZA CAMBIAMENTO NON C’è FUTURO

I movimenti

I nostri interventi durante l’assemblea

Commento post assemblea

#DIMETTIAMOLI

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Pubblicato il: 10 gennaio 2014

dimettiamoliIl marcio che emerge dall’inchiesta “Do ut des” – mazzette in cambio di appalti -, al di là delle responsabilità penali da accertare, è l’ennesima prova di un sistema di potere, politico ed economico, che ha badato finora solo a soddisfare gli appetiti di pochi che fanno affari, mentre la città continua a impoverirsi e i giovani cercano un futuro altrove.

Le reazioni dei rappresentanti della maggioranza al governo, tese a minimizzare, sono inammissibili, così come quelle stupite dell’opposizione di centro-destra, nelle cui fila è arruolato uno dei principali inquisiti.

La farsa del cronoprogramma della ricostruzione, lo scempio del territorio, un’idea di sviluppo fondata su progetti tanto clamorosi quanto opachi, le gravi inadempienze sul Piano di Protezione Civile hanno già ampiamente dimostrato l’incapacità di questa amministrazione. Ormai ne è definitivamente compromessa anche la credibilità e le conseguenze ricadranno ancora una volta sulla vita delle cittadine e dei cittadini e sul recupero del nostro territorio.

Solo un cambiamento netto di persone e di metodi, legittimato dal voto popolare, può restituire a questa città la dignità necessaria per pretendere una ricostruzione certa e virtuosa.

Le dimissioni del Sindaco e dell’intera Giunta non sono più rinviabili.

I gruppi di Appello per L’Aquila e L’Aquila che Vogliamo, l’Assemblea Cittadina, il Comitato 3e32 e il Consiglio Civico promuovono per sabato 11 gennaio alle ore 17 presso il tendone di Piazza Duomo un’assemblea aperta a tutta la cittadinanza per condividere le prossime azioni di contrasto e di proposta.

C’è una città sana che è stata tradita, che vuole un cambiamento radicale e che di questo cambiamento ha la responsabilità.

Riprendiamo il percorso per costruire un’alternativa. Un’alternativa non solo è possibile, è indispensabile. Costruiamola insieme.

Appello per L’Aquila
Assemblea Cittadina
Comitato 3e32
Consiglio Civico
L’Aquila Che Vogliamo


Spezzone dell’assemblea

Il tempo di questo sistema politico è già scaduto… Mandiamoli a casa!

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Pubblicato il: 9 gennaio 2014

Non siamo per niente stupiti dalla notizia degli arresti e degli avvisi di garanzia per membri ed ex membri dell’amministrazione comunale, accusati di corruzione e altri reati. Era l’estate del 2009 quando lanciammo la campagna “100% trasparenza, partecipazione, ricostruzione”. Al tempo fummo presi per matti, successivamente fummo anche denunciati, solo per aver gridato a voce alta i nostri diritti.

Il nostro scopo invece è sempre stato proprio quello di evitare che qualcuno approfittasse dei fondi della ricostruzione per il proprio tornaconto, come invece è puntualmente avvenuto, da parte della Protezione Civile per il Progetto Case e da parte degli affaristi locali per i puntellamenti.

Ci chiediamo con che coraggio i partiti della maggioranza continuino a sostenere questa giunta e questo Sindaco, che in questi anni hanno sempre chiuso gli occhi di fronte alle nefandezze della Protezione Civile prima, e dei suoi stessi assessori poi.

Con che credibilità si può portare avanti una ricostruzione sicura? Come ci si può battere per la certezza di fondi con il Governo, se poi vengono amministrati in questo modo?

La nostra battaglia per gli spazi sociali e per la partecipazione attiva dei cittadini è sempre stata diretta ad un maggior controllo e trasparenza degli atti della Pubblica Amministrazione, ma quello che abbiamo ricevuto sono state denunce e perfino quattro condanne di 6 mesi, proprio per quelle manifestazioni in cui si chiedeva giustizia, partecipazione e trasparenza.

Nonostante, per natura, siamo profondamente garantisti, siamo convinti che gli affari emersi oggi non siano un episodio isolato, ma che rappresentino una tendenza comune a tutta questa classe politica, ormai completamente scollata dalla realtà sociale e dalle difficoltà delle persone, dei lavoratori divorati dalla crisi, ma dedita unicamente alla sua auto-sussistenza attraverso poltrone, favori e clientele. Lo stesso sistema della ricostruzione, ipocrisie e false promesse non ha fatto altro in questi anni che alimentare i privilegi, le posizioni di potere ed il profitto di pochi, a discapito delle fasce sociali più deboli, giovani precari, disoccupati, che non hanno altre prospettive se non quella di andarsene via da questo territorio, regno delle mafie e del malaffare.

Il tempo di questo sistema politico è già scaduto, e se non hanno nemmeno il coraggio di riconoscerlo e di lasciare spazio ha chi ha le capacità, la volontà e l’onestà per ricostruire in modo diverso questa città, allora saranno spazzati via dalla nostra rabbia. Adesso basta, la città deve ribellarsi di fronte a tutto ciò, le cricche non sono solo quelle di Piscicelli e Letta, ma anche quelle di chi dall’interno ha speculato sulla ricostruzione. Mandiamoli a casa!

I cittadini condannati, gli affari della ricostruzione archiviati

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Pubblicato il: 16 dicembre 2013

regioneStamattina nelle aule di tribunale di Bazzano si è consumata un’ingiustizia vergognosa.

Quattro persone sono state condannate a 6 mesi di carcere più ammenda, con l’accusa di “invasione” della regione del dicembre 2010 e di danneggiamento.

Ricordiamo tutti quel giorno, quando esasperati di fronte all’ennesima presa in giro del Governo sulla restituzione dei tributi, in centinaia ed insieme ai rappresentanti delle categorie e delle istituzioni locali, decidemmo di occupare le stanze della regione e dell’allora commissario Chiodi, per chiedere equità di trattamento fiscale. Grazie a quella protesta infatti, il Governo, all’ultimo minuto, approvò un emendamento sulla riduzione e rateizzazione delle tasse da restituire, un risultato strappato grazie alla presenza ed alla determinazione di tutti.

Invece oggi, nell’incredulità generale, il giudice onorario Caporale ha condannato 4 persone, nonostante perfino il Pubblico Ministero avesse chiesto l’assoluzione per l’occupazione e nonostante diversi rappresentanti della Regione stessa avessero testimoniato il fatto che non ci sia stato nessun reale danneggiamento.

Questa condanna è ancora più grave se si considera che è stato invece archiviato il procedimento relativo alle intercettazioni pubblicate nei giorni scorsi da un quotidiano online dell’ex assessore Ermanno Lisi, in cui ci si rallegra per gli affari del terremoto, mentre poi condanna e criminalizza il movimento che in questi anni si è battuto per la giustizia e la trasparenza della ricostruzione.

Siamo convinti che il giudizio di appello ribalterà questo verdetto ridicolo, ai danni di cittadini scelti arbitrariamente dalla questura, senza alcuna identificazione, ma solo perché ritenute “persone note”, e cioè perchè attive nelle assemblee e nelle riunioni.

A questo punto condannateci tutti, ma sappiate che noi continueremo comunque a batterci contro ogni ingiustizia e speculazione, e per una ricostruzione certa e trasparente.

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