Il 20 maggio giornata dedicata alla Palestina, con pranzo e testimonianze dai territori occupati

Categorie: Comunicati, Eventi
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Pubblicato il: 17 maggio 2018

Si chiama “Missione Palestina” la giornata dedicata al popolo palestinese organizzata da 3e32 / CaseMatte per domenica 20 maggio a CaseMatte, nel parco di Collemaggio all’Aquila.

Nel corso della giornata sarà servito un pranzo palestinese (ore 13:30, prenotazione obbligatoria inviando un messaggio a CaseMatte L’Aquila su Facebook entro venerdì 18 maggio), alle ore 16 vi sarà la testimonianza del gruppo “Dottor Clown Italia”, partito lo scorso 22 aprile per la sua sesta missione in Israele e Palestina, e a seguire uno spettacolo di fuoco e di clown per adulti, bambini e bambine.

Due saranno i Clown presenti a testimoniare della loro esperienza durante la missione internazionale partita recentemente per la Palestina: Evaristo Giovanni Arnaldi in arte “Dottor Baristo”, Fondatore e Presidente di Dottor Clown Italia (una confederazione che conta diverse filiali nel mondo) e Thea Valentina Gardellin in arte “Olga del Volga” di Dottor Clown Italia e della prossima ventura “Dottor Clown del Gran Sasso e dei Monti della Laga”, concettualmente ideata appena dopo il terremoto dell’Appennino centrale di due anni fa. Entrambi “Clown di Contatto” in corsia da quasi venti anni, parleranno delle loro impressioni e della situazione vissuta in Palestina, terminando il pomeriggio con brevi spettacoli di clownerie e magia.

La giornata di solidarietà per la Palestina è organizzata a seguito degli ennesimi estenuanti giorni bui vissuti dalla popolazione di Gaza, massacrata dall’esercito israeliano che – in occasione di una manifestazione al confine – ha sparato sulla folla causando decine di morti e migliaia di feriti. Il silenzio della Comunità internazionale, delle istituzioni italiane e l’indifferenza delle popolazioni occidentali è inaccettabile. Israele non rispetta alcuna risoluzione ONU e la Palestina sta subendo un vero e proprio genocidio. Informarsi, informare e non restare indifferenti è un dovere.

Il menu del pranzo (anche per vegetariani, costo approssimativo 10€, termine prenotazione venerdì 18 maggio):
– Antipasto di hummus (ceci e variante ai fagioli)
– Pasta con Baba Ghanoush/Mutabba (crema di melanzane)
– Dawali (foglie di vite ripiene di riso ed uvetta)
– Pasticcio di spinaci e formaggio tipo feta
– Zatziki e verdure
– Basboosa (dolce a base di semolino, cocco e mandorle)

 

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di Thea Valentina Gardellin – Fu Dario Fo, nel lontano 1999, a portare Patch Adams in Italia. Non era la prima volta che Patch s’avvicinava agli Italiani per parlare loro della comicoterapia, ma Dario e Franca ne avevano catturato l’essenza, l’anima di un’attività che presto sarebbe giunta non solo nelle corsie degli ospedali ma anche nelle case di riposo, nelle prigioni, nei terremoti e nelle zone di guerra. Lui e Franca, con la loro arte giullare e con il teatro impegnato, avevano ben pensato che fosse necessario, in tutta questa strana follia chiamata umanità, distrarre le persone dalla quotidianità, regalando loro un mondo di fantasia. Indistintamente, adulti e bambini, coinvolti dai sorrisi e dagli abbracci dei Clown di Corsia.

Vi sono due tipi di Clown (premesso che non sono professionisti, sebbene abbiano alle spalle corsi di formazione specifica, laboratori e workshop di teatro, di clownerie, di giocoleria e di formazione psicologica nell’emergenza, soprattutto indirizzati al tipo di Clown che essi desiderano diventare o che il destino li porterà ad essere).

Il primo Clown, dal trucco più acceso e dagli abiti sgargianti, è quello che gioca con le bolle di sapone e con le arti magiche, che usa le carte, i palloncini, gli attrezzi di giocoleria e il suo naso rosso per entrare in contatto con chi ha davanti. Il secondo Clown (dal trucco più lieve e dai colori più tenui) agisce più in profondità. E’ quello che cerca, attraverso il contatto, di sfiorare le emozioni e gli stati d’animo altrui.

Un Clown, indipendentemente dal suo “ordine”, interviene sempre in punta di piedi. A passo sicuro ma silenzioso come la brezza in un campo di grano. Chiede il permesso, chiede sempre il permesso prima di agire, perché senza permesso, il Clown non fa.

La sua posizione, sia essa in una corsia oppure in una zona di guerra, rimane invariata. Guarda e ascolta: poi chiede il permesso per intervenire.

La maschera del Clown si costruisce con gli anni, il trucco varia e si modifica e mano a mano che passa il tempo tende ad essere sempre più essenziale. Il nome (come ogni essere umano, anche il Clown ha un nome) lo usa per presentarsi e per proteggersi dai dolori altrui. Il camice, per codice deontologico, deve sempre essere pulito e stirato, perché è così che può garantire l’accoglienza, soprattutto nel contatto. Sembrerà strano, ma è così. Seppure anarchico e libero nello spirito, il Clown ha delle regole precise da seguire.

Solitamente non interviene da solo. Come il Clown bianco ed il Clown augusto, anche il Clown di Corsia necessità di un alter ego che sappia interagire e sorreggere laddove vi sia necessità.

Negli ospedali e nei luoghi di cura, nelle case di riposo, agisce per ridurre il dolore fisico e quello della dipartita. Non lascia sole le persone e ne raccoglie preoccupazioni e lutti. Nelle prigioni accompagna i bambini a trovare i genitori, prendendoli per mano senza far recepire ai piccoli visitatori d’essere in un contesto dalle pareti grigie e le sbarre di ferro. Nei terremoti e nelle guerre accoglie – l’unica cosa che sa forse veramente fare nei terremoti e in guerra: far sentire le persone meno sole e, soprattutto, non dimenticate.

Vi sono alcuni Clown di Corsia famosi per aver esercitato la loro “arte” diversamente. Sono, come citato prima, Patch Adams, che, oltre ad essere stato un Clown, ha fondato in Virginia un ospedale, Il Gesundheit Institute, che garantisce cure mediche gratuite a chiunque ne abbia bisogno; Miloud Oukili che portò il Clown nelle fognature della città di Bucarest dove prese per mano i bambini, figli del terremoto e di Ceausescu, dediti spesso anche alla prostituzione per la sopravvivenza; Caroline Simonds che introdusse i Clown negli hospice e nell’accompagnamento alla morte.

Potrà sembrare impossibile o forse persino contraddittorio inserire un naso rosso in contesti tetri o luttuosi, ma è così che un Clown ribalta la situazione. È così che manifesta il suo essere giullare, con l’affrontare di petto, o meglio di naso, ciò che sa di paura, per trasformarlo in poesia.

Due saranno i Clown presenti a testimoniare della missione internazionale Israele-Palestina alla quale il Presidente della Repubblica Italiana conferì medaglia (forse per il coraggio, forse per la follia, questo non lo sapremo mai): Evaristo Giovanni Arnaldi, in arte ‘Dottor Baristo’, Fondatore e Presidente di Dottor Clown Italia (una confederazione che conta diverse filiali nel mondo) e Thea Valentina Gardellin, in arte ‘Olga del Volga’, di Dottor Clown Italia e della prossima ventura Dottor Clown del Gran Sasso e dei Monti della Laga, realtà ideata concettualmente appena dopo il terremoto di Amatrice. Entrambi Clown di Contatto, entrambi in corsia da su per giù 19/20 anni. Parleranno delle loro esperienze e delle loro impressioni circa la situazione in Palestina, e termineranno il pomeriggio con piccoli spettacoli di clownerie e di magia.

È doveroso ricordare che Evaristo e i suoi Clown furono presenti nel territorio Aquilano sin dal terremoto del 2009 e che il destino, in qualche modo, ha riportato qui anche Thea.

Alcuni film interessanti da vedere: sicuramente Patch Adams di Tom Shadyac con Robin Williams; Clownin’ Kabul, docufilm di Enzo Balestrieri e Stefano Moser girato in Afghanistan nel 2002, durante una missione Clown; e, infine, Pa-Ra-Da di Marco Pontecorvo, che narra la storia di Oukili.

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