No Snam, mobilitazione e coordinamento: comunicato congiunto dopo Paganica

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Pubblicato il: 9 gennaio 2018

Centinaia di persone hanno partecipato ieri all’assemblea convocata a Paganica per ribadire il no della popolazione al progetto del gasdotto Snam.

Come spieghiamo da anni, sono numerose le ragioni economiche, ambientali, di opportunità energetica e sicurezza sismica, sulla quale basare un’opposizione popolare forte e decisa al passaggio del gasdotto, che attraverserà anche il territorio comunale aquilano per ben 20 km, e che è parte di un’opera ancora più grande e dannosa che si collega fino al Tap pugliese.

La sveltina pre-natalizia, con la quale il Consiglio dei Ministri ha autorizzato la scellerata costruzione della centrale di compressione di Sulmona è l’ennesimo sfregio a un territorio già provato dai disastri naturali, abitato da popolazioni che non vogliono essere colonizzate, spopolate, sacrificate.

Apprezziamo il sostegno alla mobilitazione da parte della Regione, dei sindaci del territorio e delle istituzioni intervenute ieri. Chiediamo tuttavia prese di posizione forti e azioni concrete anche nei confronti delle forze politiche protagoniste nei governi nazionali che negli ultimi venti anni hanno fatto la loro parte nell’iter autorizzativo del progetto.

Daremo nelle prossime settimane seguito a quanto da noi proposto e deciso nel corso dell’incontro di ieri. E’ infatti necessario percorrere due strade parallele e complementari: una che persegua il sabotaggio giuridico, attraverso i ricorsi e l’utilizzo prezioso degli usi civici, bene della collettività; l’altra che costruisca sul territorio un’ampia mobilitazione popolare. Una voce così forte da essere udita a Roma. Per questo anche da L’Aquila sarà importante partecipare anche alla grande assemblea regionale che si terrà a breve a Sulmona.

Per questo nei prossimi giorni organizzeremo altre assemblee No Snam nelle frazioni aquilane interessate dal tracciato del gasdotto, con lo scopo di amplificare e rafforzare la mobilitazione, attraverso un coordinamento di comitati, usi civici, associazioni, forze politiche e singoli cittadini, aperto a chiunque voglia fattivamente opporsi al progetto.

Il territorio aquilano, la valle dell’Aterno, l’Abruzzo interno e l’intero Appennino centrale sono ostili al gasdotto Snam.

Coordinamento No Snam L’Aquila
Asbuc Paganica e San Gregorio
3e32 / CaseMatte
Comitati No Snam Sulmona
Asbuc Arischia
Coalizione Sociale L’Aquila

No alla follia Snam: assemblea per la mobilitazione all’Aquila

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Pubblicato il: 5 gennaio 2018

Il territorio aquilano dice fermamente no all’attraversamento dell’inutile gasdotto della Snam. Per questo l’amministrazione separata dei beni e usi civici di Paganica e San Gregorio, il 3e32 e i comitati No Snam di Sulmona organizzano per lunedì 8 gennaio (ore 17:30) un’assemblea pubblica, che si terrà alla sala civica di Paganica, nei pressi della Villa Comunale, dove si tenne la prima partecipata assemblea più di un anno fa.

Con il consumo del gas in picchiata da 10 anni – come ha evidenziato anche un recente dossier di Legambiente – il governo vuole far passare sull’Appennino un pericoloso gasdotto che non servirà i nostri territori, ma che li attraverserà di fatto colonizzandoli, al solo fine di vendere il gas in Nord Europa, utile solo a trame geopolitiche sulla pelle e sulla testa della popolazione.

Il gasdotto Snam attraverserà tutti gli epicentri dei terremoti degli ultimi 10 anni, devastando il territorio e diventando una bomba a orologeria in caso di sisma. Basti pensare che dal 2010 al 2015 si sono verificati 7 incidenti, di cui uno, proprio in Abruzzo, che causò 8 feriti e 12 intossicati. Per non parlare di Paganica, dove il 6 aprile 2009 un gasdotto grande un sesto di quello che vorrebbe la Snam esplose generando un cratere di venti metri quadrati e il crollo di una parete dell’acquedotto.

Il folle, obsoleto e dannoso progetto dovrebbe passare per ben 20 km anche sul territorio comunale dell’Aquila, per questo è necessario mobilitarsi insieme alle frazioni del capoluogo, ai comuni abruzzesi e a tutte le popolazioni della dorsale appenninica, a partire dagli epicentri dei terremoti degli ultimi 10 anni, come Colfiorito, Norcia e Amatrice, e anche alla luce dell’autorizzazione – arrivata nell’ultimo Consiglio dei Ministri utile, alla vigilia di Natale – per la costruzione della centrale a Sulmona.

In presidio fuori l’Emiciclo per chiedere garanzie per i detenuti

Categorie: manifestazioni
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Pubblicato il: 10 giugno 2016

imageLa Regione Abruzzo è l’unica in Italia rimasta, ad oggi, senza garante dei detenuti. Questa figura, indipendente e prevista in tutti i territori italiani, nasce con la funzione di vigilare su tutte le forme di privazione della libertà, dalle carceri, alla custodia nei luoghi di polizia, alla permanenza nei Centri di identificazione ed espulsione, alle residenze di esecuzione delle misure di sicurezza psichiatriche (Rems), fino ai trattamenti sanitari obbligatori (tso).

Lunedì 13 giugno il Consiglio regionale discuterà all’Aquila sulla sospirata nomina, a ben cinque anni dell’istituzione della figura del garante a livello nazionale. Una delle tante mancanze di un governo regionale cui stanno a cuore più le infrastrutture e i tagli, anziché la salute e i diritti dei propri cittadini.

Invitiamo tutte e tutti a partecipare al presidio convocato alle ore 11 fuori il palazzo dell’Emiciclo, per spingere il Consiglio regionale a nominare il garante dei detenuti. Per la salvaguardia dei diritti di tutte e tutti.

3e32 / CaseMatte

Mi dimetto e poi… mi rimetto! #cialente #rimettiamoli

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Pubblicato il: 22 gennaio 2014

30 mesi dopo verso e oltre il 15 ottobre, senza corrente

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Pubblicato il: 10 ottobre 2011

L’Amministrazione di centro sinistra stacca la corrente senza preavviso all’asilo occupato e il 15 ottobre si avvicina.

Mentre esce fuori l’ultima inchiesta su una truffa per accaparrarsi 8 milioni di euro destinati al sociale che questa volta vede protagonista la curia aquilana e il sottosegretario Carlo Giovanardi, all’asilo occupato viene staccata senza nessun preavviso la corrente elettrica.

Potrebbe essere questo l’emblema di L’Aquila 30 mesi dopo il sisma del 6 Aprile con lo scenario ormai consolidato di vecchi e nuovi gruppi di potere pronti a tutto per lucrare sui soldi del terremoto e le iniziative dal basso sabotate in ogni modo possibile. La prassi è più o meno sempre la stessa: quando le iniezioni di passività sociale non fanno da sole il loro corso si procede col terrorismo mediatico basato sulla retorica legalista a senso unico e infine – se non basta – arriva il sabotaggio. Non è dato nemmeno sapere di chi sia stata la mano che dentro il comune dell’Aquila ha subdolamente staccato la spina all’asilo di Viale Duca degli Abruzzi. Un tentativo di sgombero più democratico e indolore insomma, a cui però sono immediatamente seguite una serie di iniziative di mobilitazione e fortunatamente anche un’ indignazione diffusa tra i cittadini.

Allo stesso tempo 30 mesi dopo il sisma sulla rete passa nuovamente il racconto emotivo del presepe terremoto (terremolandia) in cui una serie di vittime innocenti (anche se ormai un pò pazze) aspettano che lo Stato li aiuti, quando è proprio questo stato che sta portando avanti la nostra esecuzione. Il terremoto è qualcosa da ricordare (quando non da vendere) come il bonario ricordo delle tendopoli di from zero, e non qualcosa in essere dalle drammatiche conseguenze sociali.

L’Aquila 10 ottobre 2011 – Difendiamo gli spazi sociali

Perdonanza 2011

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Pubblicato il: 28 agosto 2011

Non è assolutamente vero come inizialmente qualcuno ha provato a sostenere, che questa Perdonanza è passata senza contestazioni. Questo era solo il copione ben studiato che Cialente, Letta e Chiodi si erano preparati e hanno provato comunque a vendere alla stampa.

Il tentativo di dare alla città e alla sua immagine una parvenza di pacificazione sociale e di normalizzazione invece non gli è riuscito.

Le proteste diffuse tra ieri sera (foto), ieri notte (foto) e in più punti oggi lungo il corteo della bolla (foto 1, 2, 3, video) affermano che un cosa sono il significato spirituale e la tradizione della Perdonanza, un’altra è permettere agli attori dello sfacelo sociale in atto che la festa venga utilizzata come scusa per riconciliarsi con l’elettorato e vendere un immagine di normalità.

Al contrario a diventare normali sono state le proteste. Contestare le autorità presenti alla sfilata storica è diventata un’abitudine diffusa e incontrollabile tanto che la polizia non riesce più ad individuare e a tentare di isolare i “contestatori” (vedi qui le proteste dell’anno scorso).

“Basta Bugie”, “basta, ribelliamoci”, “Le ingiustizie non si perdonano si rifiutano” (e qui il testo di un volantino diffuso) sono solo alcuni degli slogan utilizzati tra ieri e oggi dagli aquilani e rivolte ai rappresentanti istituzionale. Pesante è stato anche il silenzio non abituale che li ha accompagnati per lunghi tratti insieme a qualche borbottio.

Non è stato sufficiente nemmeno far passare per la prima volta Chiodi e Letta alla chetichella all’inizio del corteo. Per la prima volta infatti lo spezzone delle autorità non ha chiuso la sfilata in unico spezzone ma il commissario e il sottosegretario hanno aperto il corteo mentre il Comune dell’Aquila come tradizione l’ha chiusa.

Finisce così questa strana Perdonanza piena di sound di musica house/commerciale e concerti alla X factor con cui nel centro storico al di là della zona rossa, è stata data un’immagine kitsch per nascondere sotto la confusione una realtà ben diversa.

L’inizio di una nuova fase

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Pubblicato il: 7 luglio 2011

A un anno dalle manganellate di Roma gli aquilani sono tornati ad esprimere la loro rabbia gridando forte i nomi di tutti i responsabili senza risparmiare nessuno. La manifestazione del 7 Luglio 2011 è stata chiaramente una manifestazione di rottura e conflitto che sancisce l’inizio di una nuova fase dopo mesi di stasi che stavano lasciando spazio a un pò di rassegnazione.

Lo striscione che ha aperto lo spezzone di 3e32/CaseMatte e Asilo occupato è stato “CHIODI CIALENTE LETTA, IL VOSTRO TEMPO E’ FINITO. MO’ JETESENE TUTTI. Un altro più indietro recitava: ”CONTRO DEVASTAZIONE SOCIALE E DEI TERRITORI, DIRITTO ALL’AUTODIFESA” con riferimento anche ad altri territori in lotta come la Val Susa con cui sempre di più comitati e collettivi aquilani stanno consolidando un forte legame (vedi video e foto Luglio in ValSusa, uniti nella lotta).

Subito prima dell’inizio della manifestazione la sede del Comune dell’Aquila è stata sanzionata con una scritta “COMPLICI” e con un lancio di palloncini a vernice. Stessa sorte è toccata a fine Manifestazione a Palazzo Silone sede della regione Abruzzo e del commissario per la ricostruzione Chiodi. (carrellata foto) (video 1, 2, 3) .

Si diceva una manifestazione di rottura ribadita nei giorni a seguire (leggi il documento di 3e32) e sopratutto con la richiesta di dimissioni faccia a faccia fatta al commissario per la ricostruzione e governatore della regione Abruzzo Gianni Chiodi durante una concitata assemblea cittadina a Piazza Duomo (guarda video) che lo ha accolto invece con il tappeto rosso convinta ancora in una possibilità di dialogo. Questo momento ha ulteriormente sancito la differenza tra chi si propone di essere conflittuale e chi no. Puoi leggere qui il duro scambio di comunicati successivo all’assemblea sul significato di “ricostruzione” tra quello che si erge a rappresentante di quell’assemblea (leggi qui)  e il comitato 3e32 (leggi qui).

6 Aprile 2011 – Fiaccolata

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Pubblicato il: 6 aprile 2011

6 Aprile 2011, L’Aquila ricorda le 309 vittime del sisma.

La fotogallery

Il video
  
 

Un altro spazio restituito alla città e al territorio

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Pubblicato il: 22 gennaio 2011

Uno stabile in centro storico con pochi danni, ormai in disuso dal 6 aprile 2009, un gruppo di ragazzi in cerca di spazi di aggregazione, il 22 gennaio, l’incontro.

 

Occupazione Consiglio Regionale

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Pubblicato il: 23 dicembre 2010

L’ennesimo sfregio alla città, il mancato rinvio della restituzione delle tasse con il Milleproroghe, ha scatenato il 23 dicembre la rabbia degli aquilani.

Alcune centinaia di cittadini si sono ritrovati in assemblea straordinaria in piazza Duomo, insieme ai consiglieri comunali e alle forze economiche e sociali del territorio, per valutare la situazione e decidere nuove azioni di mobilitazione.

La prima è scattata subito: l’occupazione della sede del consiglio regionale al Palazzo dell’Emiciclo, dove è arrivata la notizia della concessione di un’ulteriore proroga di sei mesi. Evidentemente la mobilitazione e il clima di esasperazione che si è determinato in città hanno consigliato l’adozione di questo provvedimento – che pure il parlamento si era impegnato ad assumere e che il governo non aveva ritenuto di rispettare.

Ancora una volta il governo ha tenuto in scacco la città e costretto ad attese e a mobilitazioni estenuanti i cittadini, che ormai sono veramente stufi dei contentini e delle concessioni dell’ultimo minuto. Non sono più accettabili proroghe di sei mesi in sei mesi. E’ inoltre per lo meno strano che la copertura finanziaria, che secondo Tremonti mancava ieri, oggi è stata miracolosamente trovata.

I cittadini hanno già depositato una legge che contiene le norme per l’adozione delle agevolazioni fiscali necessarie: ora chiediamo che i rappresentanti istituzionali locali, dal Comune alla Regione, adottino deliberazioni che impegnino definitivamente il governo a promulgare una norma che stabilisca una volta per tutte lo stesso trattamento fiscale di Umbria e Marche, oltre ovviamente a firmare tutti la legge di iniziativa popolare.

Quello che viene chiesto sono le dimissioni di tutto il “sistema commissariale”: Chiodi, per manifesta incapacità e per aver dimostrato di non saper rappresentare e tutelare il territorio; del vice commissario Cicchetti, il cui primo provvedimento è un ulteriore sfregio alla città, con profili di incostituzionalità; del “commissario ombra” De Matteis che passa dalla derisione dei cittadini che protestano – come all’indomani della grande manifestazione di Roma del 7 luglio – alle false rassicurazioni sulla zona franca, agli atteggiamenti strumentali di altrettanto falsa opposizione.

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