La nostra solidarietà alla famiglia di Federico, non smettete mai di lottare.

Categorie: Riflessioni
Commenti: 1 Commento
Pubblicato il: 25 Giugno 2012

 Prima hanno cercato di giustificare l’omicidio di Federico, accusaldolo di essere un drogato ed un violento, ora dopo aver ricevuto una condanna di 3 anni e 6 mesi (una pena ridicola) continuano a dimostrare di “che pasta sono fatti” insultando la famiglia Aldrovandi ed in particolare la madre che si è macchiata del “grave reato” di aver cercato giustizia per l’assassinio del figlio.

Gli insulti arrivano tramite la pagina Facebook del gruppo “Prima Difesa” (il cui scopo sarebbe difendere le forze dell’ordine ad oltranza), a cui partecipano diversi rappresentanti delle forze dell’ordine ed anche Paolo Forlani, uno dei 4 poliziotti condannati.

Patrizia Moretti, madre di Federico Aldrovandi, ha presentato sabato presso i carabinieri di Ferrara una denuncia per diffamazione, contro il gruppo Facebook.

Abbiamo conosciuto Patrizia,  in occasione della proiezione a L’Aquila del documentario di Filippo Vendemmiati “E’ stato morto un ragazzo”. Abbiamo parlato a lungo, abbiamo cenato, abbiamo fatto visitare la città a una persona stupenda. Una donna tenace e forte, che lotta quotidianamente per la giustizia e la verità. Una donna capace di insegnarci e trasmetterci che è possibile lottare e vincere i muri di omertà. Una donna che ha il dolore negli occhi ma anche un’energia straordinaria che mette a disposizione non solo della causa per cui lotta, ma anche per tutte le altre cause, per tutte le altre lotte. Una donna d’esempio per tutti, a dispetto di quel che dicano le guardie condannate. Patrizia, saremo sempre al tuo fianco.

Comincia il divide et impera?

Categorie: Riflessioni
Commenti: 1 Commento
Pubblicato il: 31 Maggio 2012


Nel filmato (fonte infoaut) le prime notizie dirette che ci giungono da Mirandola, da parte di un gruppo che si sta auto organizzando. Chi parla è Simone del Centro sociale Guernica di Modena.

Dal suo racconto emerge che ancora una volta il terremoto sembra aver colto di sorpresa la macchina dei soccorsi.

Le tende non bastano per tutti e qualcuno già soffia sul fuoco di una potenziale “guerra tra poveri”, che rischia di dividere la comunità, tra italiani e migranti, ma anche tra italiani stessi.

Simone riferisce anche della scarsa fiducia tra gli abitanti di Mirandola riguardo alla gestione dei fondi da parte della Protezione Civile.

Illuminante la sua testimonianza sul ruolo che a volte giocano i media: chi ha vissuto sulla propria pelle la situazione comprende – dice Simone – chi invece legge solo i giornali o ascolta le chiacchiere da bar è subito pronto a scagliarsi contro gli immigrati.

Un caro consiglio alle sorelle e i fratelli emiliani…

Categorie: Riflessioni
Commenti: 1 Commento
Pubblicato il: 20 Maggio 2012

Un caro consiglio alle sorelle e i fratelli emiliani: NON FIDATEVI MAI DI FRANCO GABRIELLI.

Da parte nostra la massima solidarietà.

L’associazione Clown in corsia del Brucaliffo sta organizzando una raccolta fondi per i terremotati dell’ Emilia.
Queste sono alcune delle cose di cui hanno bisogno: saponette (singole), asciugamani, lenzuola monoletto, biancheria intima per donna di tutte le taglie, contenitori piccoli vuoti per distribuire il sapone, impermeabili, stivali di gomma, carta igienica, guanti da lavoro, coperte in buono stato, beni alimentari non deperibili (pasta, riso, acqua, sale, aceto, olio, succhi di frutta) prodotti per l’igiene e la pulizia, coperte nuove e brandine, piatti, bicchieri e posate di plastica, tovaglioli e scottex, assorbenti e pannoloni per anziani e bambini. (BASTA RICORDARE Ciò DI CUI AVEVAMO BISOGNO NOI!!)
Portare tutto entro il 31 maggio a Piazza D’Arti, avvisare prima CECILIA 347.4808318 così apre il container-magazzino.
L’associazione provvederà a portare direttamente quanto raccolto.
Per qualsiasi cosa contattare Letizia 329.0770962

La lotta alle mafie…

Categorie: Riflessioni
Commenti: Nessun Commento
Pubblicato il: 19 Maggio 2012

La lotta alle mafie non si fa con la retorica, non si fa con le dietrologie. La lotta alle mafie non si fa con le leggi speciali, le militarizzazioni, le repressioni e i finti legalitarismi. La lotta alle mafie si fa combattendo giorno dopo giorno sul proprio territorio, organizzandosi, resistendo e progettando una realtà diversa, concretamente. La lotta alle mafie si fa quotidianamente combattendo e costruendo un’alternativa al vuoto sociale.

L’Aquila 3 anni dopo. Vivere, resistere, ricostruire.

Categorie: Riflessioni
Commenti: 10 commenti
Pubblicato il: 6 Aprile 2012

L'AQUILA CHE RESISTE6 aprile 2009, 6 aprile 2012.
Le ricorrenze, si sa, inducono ai ricordi, alle comparazioni, ai giudizi. Proviamo allora ad utilizzare questa occasione, il terzo anniversario del terremoto dell’Aquila, per fare un bilancio, necessariamente parziale e provvisorio, di questi tre anni post-sisma; un bilancio che ci serve non a cristallizzare una verità definitiva, ma a darci dei punti di riferimento da cui guardare al futuro.

La memoria non è mai qualcosa di neutrale o indifferente, così come non lo sono le narrazioni. Scegliere cosa raccontare, e il modo in cui farlo, significa scegliere quali punti di vista e quali valori trasmettere: non a caso si dice comunemente che “la storia la scrivono i vincitori”. Ebbene, la storia “ufficiale” della nostra città è purtroppo fin troppo nota, è la storia del “miracolo aquilano” di Berlusconi agghindato con il casco da pompiere, del salvatore della patria Guido Bertolaso, dei salotti televisivi di Bruno Vespa. Un triste miscuglio di menzogna e retorica degno dei copioni delle peggiori fiction di Mediaset.

Quella che noi vogliamo ora raccontare è invece la storia non certo dei vinti, ma dei resistenti, di coloro che mai un momento si sono rassegnati alla tragedia, mai piegati al saccheggio di questa città, e che da tre anni si battono ogni giorno, spesso in condizioni durissime, per restituire dignità e futuro alla loro terra. Questa è la nostra storia.

Durante l’inverno del 2009 la zona dell’Aquila fu interessata per mesi da uno sciame sismico di intensità e frequenza crescenti; nel corso di gennaio, febbraio, marzo le scosse si susseguivano ed erano sempre più forti. La faccenda resuscitava tra le persone una sorta di spirito folkloristico, dovuto al fatto che l’esperienza del terremoto è impressa nella storia della città; L’Aquila è infatti notoriamente zona sismica, ed è stata distrutta da terremoti almeno due volte, nel 1349 e nel 1703 – ed entrambe le volte ricostruita, più bella e più forte di prima. Al rischio sismico si pensava quindi con un’apprensione mista però ad ironia e ad un vago fatalismo, che si trasmetteva nell’espressione comune “A L’Aquila il terremoto c’è ogni trecento anni, e adesso tocca a noi..”.

Ma le scosse continuavano, e la preoccupazione cresceva. Il 31 marzo 2009 ci fu una riunione della Commissione Grandi Rischi, a cui parteciparono i massimi esperti di sismologia, i vertici della Protezione Civile, le istituzioni locali, che in 18 minuti decretarono che a L’Aquila non c’era nessun pericolo. Quella sera Bernardo De Berardinis, vice-capo della Protezione Civile, dichiarava alle televisioni “Aquilani state in casa tranquilli, e bevete un buon bicchiere di Montepulciano d’Abruzzo”.

Non fu data alcuna allerta, nessun piano di evacuazione né di assistenza fu predisposto. Edifici considerati a rischio non furono messi in sicurezza. Oggi dalle intercettazioni sappiamo che per Bertolaso quella riunione non era altro che “un’operazione mediatica”.

Il 6 aprile 2009, alle 3.32, una scossa di magnitudo Richter 6.3 devastò la città e uccise 309 persone.

Quella notte i Vigili del Fuoco in servizio erano sette. Della Protezione Civile neanche l’ombra.

Quella notte c’erano solo gli aquilani, che scavarono sotto le macerie con le mani, aiutandosi a vicenda, i primi corpi furono estratti così.

Poi arrivarono le telecamere, e con queste “la macchina dei soccorsi” e il governo.
(continua…)

Neve Rossa

Categorie: Riflessioni
Commenti: 1 Commento
Pubblicato il: 14 Febbraio 2012

Sto lavorando con AntConc un programma che elabora liste di parole e le analizza: parole a confronto, parole in contesto, parole in locuzioni… Puoi fare tutte le analisi che vuoi: concordanze, keylist… Quante sono le parole? I lemmi? Quanti? Eppure, le parole non ci sono per la violenza dell’altra notte su quella giovane donna, sul suo corpo e la sua intimità.
Pensavo, come diceva la Litizzetto, che nulla come il piscio dei cani macchia di sporco il bianco immacolato della neve. Quando ha nevicato ho capito perché Morsi si ferma per strada: la neve “tracciava” di giallo le pisciate dei cani, le rendeva visibili a me, lui le vedeva anche prima. Con il naso. Neve bianca, lattea, nivea e cristallina. (continua…)

L’acqua delle palle di neve

Categorie: Riflessioni
Commenti: 1 Commento
Pubblicato il: 10 Febbraio 2012

di Luisa Nardecchia

da www.laquilablog.it

Ma come devo fare co’ ‘sta figlia mia?”. Si guardava bene dal dirlo, ma dentro di sé lo pensava.
A me una figlia facile, una di quelle normali, una di quelle che vogliono i massaggi e la manicure no, eh? Io sempre la strada in salita!”. Si guardava bene dal dirlo, Giuseppina, tanto lo dicevano gli altri, lo dicevano tutti, alle spalle, col risolino all’angolo della bocca o l’aria di compatimento: “Poveretta, quanti guai le dà quella figlia, povera donna!”. Allora lei alzava il mento e camminava fiera, impettita, indignata. Al diavolo loro e le loro belle figlie con le unghie laccate: non ce l’avrebbe cambiata mai, la sua Alba, con quelle lì. Però ogni tanto lo pensava… “Come devo fare co’ ‘sta figlia miacome devo fare dio mio… come devo fare…”. Difficile dalla nascita, Alba: chi l’aveva vista bambina, quando sembrava Heidi, felice per ogni piccola cosa, poteva anche capire, ma gli altri no. Poteva capirla sua madre, forse, o forse sua zia, che se l’era portata sempre dietro ovunque, o la sua maestra delle scuole elementari, che era rimasta per lei come una zia saggia e prudente, una buona consigliera. (continua…)

pagina 2 di 2»

Prossimi Eventi a CaseMatte
Archivi