Lo show dell’Expo e l’ennesima farsa dell’Italia che fa affari

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Pubblicato il: 29 aprile 2015

no expo

eri a Milano la polizia ha nuovamente bloccato intere vie d’accesso ed effettuato nuovi sgomberi. La base di Solidarietà popolare, sede del comitato degli abitanti del Giambellino, è stata sgomberata. Tutto questo avviene a poche ore dall’inaugurazione dell’Expo. Il 1° maggio assisteremo all’ennesima passerella, all’ennesimo grande evento costruito ad hoc per gli affari dei pochi e il disagio dei tanti.

Lo show è prevedibile: rabbrividiamo a pensare a quanti sorrisi ipocriti, discorsi aulici, flash accondiscendenti, cravatte e burattini daranno vita allo spettacolo. Scene che come aquilani e aquilane, attivisti e attiviste, non possono non farci tornare alla mente i giorni del post-sisma e del G8 aquilano, quando la città terremotata si trasformò nel palcoscenico televisivo di un premier e dei “grandi della Terra”, il tutto supportato abilmente da una Protezione Civile dedita all’organizzazione di grandi eventi. Migliaia di sfollati nei campi tenda fecero da inconsapevoli comparse al gigantesco talk show organizzato dal governo.

La storia, purtroppo, si ripete e il meccanismo è sempre lo stesso: i grandi eventi [Expo, G8, etc.], come le grandi opere [Tav, Mose, Muos, etc.], sono frutto di un’organizzazione criminosa ideata ad hoc da questo sistema politico-economico, dove sono sempre le stesse cricche e gli stessi comitati d’affari che guadagnano e speculano, drenando soldi della collettività.

In tutto il Paese i nomi di chi vuole al contempo l’Expo e lo sgombero delle case a Milano sono i nomi di chi picchia e arresta in Val di Susa, o di chi ha represso le assemblee nei campi dopo il terremoto. E come la “grande opera” della lenta ricostruzione dell’Aquila sta inondando di denaro le tasche di pochi a fronte di una disoccupazione e precarietà di massa, così l’Expo si sta rivelando un esperimento di “volontariato” di massa. Pochissimi posti di lavoro retribuiti, tanti stage e tirocini gratuiti, tante ore di lavoro non pagate.

E’ per questo che siamo solidali con gli abitanti del Giambellino e i comitati No Expo milanesi, così come siamo complici e solidali con tutti quelli che si oppongono alle grandi opere inutili generatrici di malaffare, e agli impianti che devastano i nostri territori e con tutte le persone che quotidianamente si oppongono a un sistema economico e politico che non ci appartiene, e anzi devasta le nostre comunità e le nostre vite.

Dietro il grimaldello finto buonista della “mancanza di cibo nel mondo”, l’Expo promuove un modello di “democrazia finanziaria”, dove più paghi più conti, e realtà come Coca Cola e Mc Donald, tra i principali responsabili degli squilibri economici, ecologici ed alimentari del mondo, avranno padiglioni delle dimensioni di uno Stato.

L’Expo si è insinuato in questi mesi nei territori – compreso il nostro – per “marchiare” eventi e iniziative territoriali, e ripulirsi la faccia degli affari perpetrati per l’organizzazione del “grande evento”. Noi non ci stiamo, perché è lo stesso meccanismo che portò il governo a organizzare il G8 in una città militarizzata, promettendo che i “grandi della Terra” avrebbero fatto la loro parte per la ricostruzione del nostro territorio. Promesse, naturalmente, vane e fasulle.

Invitiamo tutte e tutti al corteo nazionale del Primo Maggio a Milano per dire no all’Expo e ai grandi eventi, no alle grandi opere e alla cementificazione del territorio. Per dire invece sì alla messa in sicurezza dei territori, alla ricostruzione degli stessi e a un nuovo modello economico che non si basi sullo sfruttamento e sulle devastazioni.

3e32 / CaseMatte

Assemblea verso la manifestazione nazionale “No Ombrina”

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Pubblicato il: 28 aprile 2015

no ombrina

Assemblea verso la manifestazione nazionale “No Ombrina” del 23 maggio a Lanciano

Stop speculazioni e devastazioni ambientali in Abruzzo!

Assemblea pubblica mercoledì 13 maggio ore 18 CaseMatte L’Aquila
(ex ospedale psichiatrico Collemaggio)

Dalle trivellazioni nell’Adriatico, al devastante gasdotto Snam sulla faglia sismica, dalla enorme centrale a biomasse Powercrop nella Marsica a quella insensata e insostenibile di Bazzano, dai danni insanabili della discarica di Bussi a quelli prodotti dalle cave nell’aquilano, dalla speculazione edilizia post-sisma, a quella dei resort sulla Costa.

Promuoviamo insieme un confronto e una battaglia comune tra le realtà che si battono a difesa del nostro territorio dalle grandi opere che servono solo al guadagno di alcuni e danneggiano in maniera irreparabile la nostra regione e la qualità della vita dei suoi abitanti.

Il patrimonio storico-artistico e naturalistico abruzzese è invece l’unica nostra reale risorsa, e andrebbe valorizzato attraverso processi di rilancio del territorio, uno sviluppo rurale nell’ambito del turismo sostenibile, una riconversione economica ed energetica nel pieno rispetto dell’ambiente e dell’uomo.

Partecipano: Zona Ventidue, No triv, Comitati cittadini per l’ambiente Sulmona, No Powercrop, Comitato No Biomasse Bazzano, Libera Abruzzi, Legambiente, EVA – l’Eco Villaggio Autocostruito a Pescomaggiore, Appello Per L’Aquila

Fiaccolata 6 aprile 2015: vogliamo verità e giustizia

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Pubblicato il: 2 aprile 2015

Mai come quest’anno l’anniversario del 6 aprile, alla luce della sentenza della Grandi rischi, per noi sarà un momento di ferma richiesta di verità e giustizia per tutto quello che è accaduto prima e dopo del sisma.

Sfilare silenziosamente, rendendo al contempo visibile ed esplicita l’indignazione di un’intera città, sarà il modo migliore per onorare la memoria delle nostre vittime. Una comunità che non si rassegna “al fatto non sussiste” e che pretende giustizia.

Invitiamo quindi tutti a stare quella notte al fianco dei parenti delle vittime perché la fiaccolata sia anche un segnale per tutto il Paese nel quale per le tragedie che accadono per incuria, irresponsabilità o per facili profitti nessuno è mai chiamato a pagare.

Che si tratti di terremoti, amianto, alluvioni, disastri ambientali o ferroviari.

3e32 / CaseMatte
Appello per L’Aquila
Arci L’Aquila
Arcigay M.Consoli – L’Aquila
L’Aquila Che Vogliamo

Sei anni fa [non] si riuniva la Commissione Grandi Rischi…

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Pubblicato il: 31 marzo 2015

A sei anni dalla riunione della Commissione Grandi Rischi all’Aquila, che per stessa ammissione di Guido Bertolaso ‘doveva essere una operazione mediatica’, i muri della città tornano ancora una volta a parlare, attraverso le parole che pronunciarono in quella giornata Boschi, Barberi e Stati.

IL POTERE ORDINA
LA ‘SCIENZA’ OBBEDISCE
LA GIUSTIZIA ASSOLVE

gr2

CaseMatte si difende, difendiamo CaseMatte

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Pubblicato il: 5 febbraio 2015

Processo 6 febbraio

Il 6 febbraio dalle ore 11 ci sarà quella che potrebbe essere l’ultima udienza del processo per occupazione di CaseMatte.

L’esperienza di CaseMatte è un fondamento della resilienza della città al sisma del 6 aprile 2009 e non può essere ridotta ad una vicenda giudiziale dentro un’aula di tribunale.

Facciamo in modo che esca fuori allora. Chiediamo allora a tutt* coloro che giudicano CaseMatte come un valore, di portare la loro solidarietà fuori dall’aula del tribunale di Bazzano.

Lo spazio sociale autogestito CaseMatte rappresenta un pezzo di quella città che dal 2009 cerca di dare il suo contributo alla rinascita e alla ricostruzione del nostro territorio devastato sia a livello materiale che sociale e politico.

In questi anni abbiamo dato vita a iniziative politiche e culturali dal basso che hanno tenuta accesa la speranza di un’altra ricostruzione, al di fuori delle logiche del mero profitto e della speculazione. Abbiamo rivendicato il diritto collettivo di vivere e resistere in questa città.

Rifiutiamo di essere considerati dei danneggiatori come vorrebbe la Asl che si è costituita parte civile nel processo per “danno d’immagine”. Il vero danno – l’abbiamo sempre ribadito – è di aver tenuto abbandonato e desolato un luogo simbolo di questa città quale è il parco dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio.

Parco che, invece, vorremmo divenisse emblema della ricostruzione pubblica della città, attraverso un progetto di recupero che valorizzi la socialità, la cultura e la creatività.

Collemaggio, vogliamo risposte concrete!

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Pubblicato il: 29 gennaio 2015

collemaggio alla città

Sono passati ormai 4 mesi dall’incontro organizzato a CaseMatte, con le istituzioni, sul futuro di Collemaggio.

In quell’incontro, partecipatissimo sia dai rappresentanti istituzionali che dai cittadini, sono stati presi diversi impegni circa il futuro dell’area dell’ex-ospedale psichiatrico. Al momento, di quelle promesse non ne è stata rispettata nessuna.

L’assessore regionale alla Sanità Paolucci aveva annunciato che sarebbe stato stabilito, una volta per tutte e attraverso atti concreti, il fatto che Collemaggio resti un’area pubblica. Inoltre, aveva garantito che entro breve termine avrebbe verificato se l’area fosse stata cartolarizzata, elaborando una stima del suo valore economico complessivo. Nulla si è saputo in merito fino ad oggi.

Il vice Presidente della Regione Lolli aveva comunicato la possibilità di destinare 10 milioni di euro, provenienti dai fondi Fsc, al ripristino e alla rivalutazione di Collemaggio (o, almeno, di una parte dell’area). A quelle parole non è seguito alcun atto, né alcun aggiornamento è arrivato sulla reale disponibilità di quei fondi.

Infine, anche il percorso partecipativo con la città per la definizione del futuro dell’area, che il Comune si era impegnato a rilanciare, pare essersi arenato dopo appena un primo incontro.

Nel frattempo la ASL sta continuando a trasferire ulteriori servizi fuori da Collemaggio. L’ultima notizia è, infatti, quella relativa al Distretto Sanitario di base e al Centro di salute mentale (e, sembra, anche al Consultorio familiare), i quali verranno collocati all’interno dell’edificio ex-Onpi, spazio preso in affitto dal Comune. La cosa paradossale è che la ASL ha speso e continua a spendere fondi pubblici per pagare affitti per i diversi servizi, mentre l’area di Collemaggio viene lasciata al degrado ed all’abbandono e si continua a non avere la minima cognizione del destino forse già riservato all’intera area.

In questo quadro disastroso, il principale responsabile di tale scellerata gestione, il manager Silveri, continua tranquillamente a rimanere al suo posto, rifiutandosi di partecipare a qualsiasi confronto pubblico, come se nulla fosse. Ha, anzi, ben pensato di chiedere – nel procedimento penale in corso per occupazione abusiva – un risarcimento per “danno di immagine” (di circa 100.000 €) a noi attivisti del 3e32 (e non solo) che, attraverso CaseMatte, abbiamo dato vita ad un presidio per la rivitalizzazione del luogo e contro la svendita del Parco di Collemaggio.

In tal senso, sempre l’assessore alla sanità Paolucci aveva fornito rassicurazioni riguardo il ritiro della costituzione di parte civile da parte della ASL, un’azienda che dovrebbe rispondere proprio alla Regione; ma neanche questo ci risulta sia stato fatto.

Il prossimo 6 febbraio si terrà un’udienza decisiva per capire che ne sarà di questa vergognosa denuncia, ma francamente crediamo sia inaccettabile che il futuro di uno spazio politico-culturale importante come CaseMatte – riconosciuto come tale da tutta la città – venga deciso nelle aule di un tribunale.

Dalle Istituzioni sopra citate pretendiamo risposte immediate rispetto agli impegni presi a tutela del futuro di tutta l’area pubblica di Collemaggio.

Le mani sull’asilo

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Pubblicato il: 19 gennaio 2015

asilo-occupare-diritto

Esattamente 4 anni fa decidemmo assieme ad altri concittadini e studenti universitari di riprenderci quel centro città che versava in uno stato di semi-abbandono, avvolto com’era dalla cappa di quell’immensa zona rossa che lo caratterizzava (tuttora in parte). Trovavamo ingiusto che edifici semi-agibili versassero in uno stato di abbandono totale, senza alcun progetto di recupero, mentre migliaia di metri cubi di cemento distruggevano l’ambiente circostante.

L’amministrazione comunale sbandierava ai 4 venti la riapertura del centro storico e la sua necessaria ricostruzione ma nei fatti era totalmente immobile nel far partire i lavori e le destinazioni d’uso di diversi edifici del centro che in breve tempo avrebbero potuto tornare a vivere. Dal canto nostro non volevamo abbandonare la città come in troppi hanno fatto e pretendiamo tuttora di essere partecipi della sua ricostruzione e vitalità. E’ così che decidemmo di prendere e ridare vita allo stabile sito in viale Duca degli Abruzzi, ora noto come Asilo Occupato. Un edificio tenuto buio e vuoto da dopo il terremoto nonostante avesse subìto pochissimi danni e che in quel momento serviva come il pane per tutti quei giovani che avevano deciso di resistere in questa città e che erano desiderosi di dare il loro contributo creativo alla sua rinascita. Peraltro senza consumare alcun metro di suolo!

La vera rivoluzione prodotta da questo atto è stata proprio la rottura dei rapporti sociali e istituzionali che ancora oggi caratterizzano la vita in questa città. Abbiamo deciso di non chiedere il permesso a nessuno, di non barattare alcunché, di non cedere ad alcuna promessa, tantomeno a voti di scambio. Abbiamo agito e basta! Dal basso e in modo autorganizzato.

Da quel momento l’asilo occupato ha vissuto di vita propria, in modo totalmente autogestito. Vi sono transitate centinaia di persone, gruppi, compagnie teatrali, band musicali, collettivi, movimenti locali e nazionali, artisti e associazioni. Alcune di queste ultime vi hanno anche stabilito la sede dopo averla persa in seguito al sisma.

Non sono mancati i momenti difficili ma l’asilo è comunque andato avanti in questi 4 anni, attraversando diverse fasi, ma mantenendo la sua autonomia politica e culturale.

E’ per questo che ci fa rabbia vedere e leggere da qualche tempo che, appena il comune ha paventato un possibile inizio dei lavori di recupero, tutta una serie di persone e realtà all’improvviso rivendicano un posto lì dentro, addirittura con raccolte firme e progettini ingegneristici con tanto di assegnazione degli spazi interni.

Troppo facile smuoversi solo adesso dopo che in questi quasi 6 anni, in tanti non hanno fatto altro che criticare e schierarsi sempre col più forte, oltre che salire sul carro del vincitore ad ogni tornata elettorale, locale o regionale.

Noi del Comitato 3e32 ci sentiamo partecipi di quest’esperienza autogestita in centro città insieme a tutte, le associazioni e le individualità che con le loro attività hanno portato avanti l’asilo in questi anni e che ora non possono essere messe da parte.

Ci auspichiamo invece che questa rete che in questi anni ha contribuito in varia misura a dar vita e carburante all’esperienza dell’asilo prenda l’iniziativa per avanzare una propria proposta progettuale da prendere in seria considerazione per quello che sarà il nuovo asilo.

Per noi una prima vittoria l’asilo occupato comunque l’ha già ottenuta: la destinazione d’uso dello stabile sarà sociale. Vigileremo affinché dietro questa affermazione non si celi alcun bando di assegnazione degli spazi ritagliato ad hoc per i soliti noti.

Siamo orgogliosi che l’edificio sarà ricostruito e tornerà a vivere, costituendo un importante spazio di socialità, cultura ed aggregazione in centro storico. E’ una vittoria dell’occupazione dell’asilo e di chi vi ha partecipato, senza stare ad aspettare le solite promesse ripetute da anni.

E’ da queste realtà che si deve partire per riprogettare il futuro di questo spazio e di questa città.

Collemaggio ai bambini, Collemaggio alla città!

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Pubblicato il: 21 novembre 2014

Abbiamo accolto con piacere l’idea del circolo di Legambiente Beni Culturali dell’Aquila di organizzare la Festa dell’Albero a Collemaggio.

Questa iniziativa, che coinvolge in particolare tantissimi studenti e bambini in tutta Italia, va nella direzione che stiamo cercando faticosamente di percorrere da anni, quella della tutela e della valorizzazione dell’area di Collemaggio, un’area di grande pregio dal punto di vista storico, architettonico, naturalistico e della memoria, che continua ad essere lasciata dalle istituzioni (e nello specifico dalla Asl) in stato di degrado e abbandono. Da questo punto di vista lo spazio autogestito di CaseMatte rappresenta un presidio fondamentale per continuare a chiedere con forza che l’area sia sottratta alla speculazione e venga invece riqualificata e aperta al pubblico.

A settembre abbiamo organizzato un incontro molto partecipato in cui tutte le istituzioni presenti (Regione, Comune, Università) oltre che tante associazioni e cittadini, si sono dette d’accordo su questa visione e si sono impegnate ad intraprendere la strada della ricostruzione e rigenerazione dell’area. Al momento però questi impegni sono rimasti solo parole e buoni propositi, e ad oggi ancora non è dato sapere neanche se davvero l’area sia stata cartolarizzata dalla ASL e quale sia il suo reale valore, ma soprattutto quali siano i tempi per l’avvio e la conclusione del processo di riqualificazione. Vanno invece avanti nel frattempo le udienze contro i dodici attivisti e attiviste del 3e32 (e non solo) portati in tribunale dalla Asl, con la grottesca accusa del danno d’immagine.

La nostra battaglia per la difesa e la valorizzazione di Collemaggio va avanti, con iniziative culturali e sociali, come la Festa dell’Albero, ma anche con il confronto con le istituzioni, a cui vogliamo chiedere conto degli impegni presi nell’incontro di settembre, per fare in modo che superino l’impasse e l’indifferenza in cui è stata lasciata cadere la collina di Collemaggio.

Oggi, insieme a Legambiente e agli studenti del Liceo Cotugno e della scuola Primaria Gianni Di Genova, riscopriamo il valore dell’ex ospedale psichiatrico, piantiamo nuovi alberi e ci prendiamo cura del parco, e lanciamo un appello al territorio ed alle istituzioni: facciamo di quest’area il cuore culturale, sociale e ambientale della nostra città.

Lo stato si autoassolve e se la ride. Vogliamo verità e giustizia

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Pubblicato il: 12 novembre 2014

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Lo Stato si autoassolve e se la ride. Da anni. La sentenza del processo di appello alla Commissione Grandi Rischi rappresenta l’ennesimo schiaffo dello Stato alla popolazione aquilana.

Una commissione di esperti che non avrebbe, naturalmente, dovuto prevedere il terremoto – come è stato strumentalmente scritto dai media – ma che ha avuto la colpa di aver rassicurato i cittadini. Una commissione che, come è stato evidenziato anche dalle intercettazioni telefoniche, era stata inviata all’Aquila solo per compiere “un’operazione mediatica”, trasformando inoltre le legittime preoccupazioni della popolazione in un problema di ordine pubblico da reprimere.

La responsabilità politica di quella riunione fu di Guido Bertolaso, che ordinò agli esperti – piegati al potere – di recarsi in città, per sbrigarsela con una finta riunione di mezz’ora. Guido Bertolaso, noi non ti dimentichiamo. Al di fuori delle aule dei tribunali, la storia ti condanna.

Così come condanna chi come Enzo Boschi, oggi e solo oggi, annuncia di voler rivelare “i particolari di questa storia”, sostenendo che “noi scienziati siamo stati usati”, che quella del 31 marzo fu una “riunione politica”, che allora “non fu riportato all’opinione pubblica quanto invece accadde davvero in quella riunione” [La Repubblica]. Non solo: “Un giorno vorrei incontrare i parenti delle vittime per dire la mia verità” [Sky tg24].

Boschi, cosa è accaduto davvero in quella riunione? Vieni all’Aquila e dicci la verità. Anche perché nel verbale, firmato il 6 aprile 2009, ed acquisito come prova, ci sono comunque frasi dal sapore rassicurante e pseudo scientifiche in cui Boschi afferma: “Escluderei che lo sciame sismico sia preliminare di eventi”.

Perché lo ha escluso? Scientificamente non ha senso. Mentre Barberi, presidente vicario di quella commissione, che addirittura partecipò alla conferenza stampa dopo la riunione, sempre nella bozza di verbale afferma rassicurando: “Questa sequenza sismica non preannuncia niente”.

E’ inoltre quantomeno imbarazzante la posizione del sindaco Massimo Cialente, che ora si dice “dispiaciuto” della sentenza, ma che nella sua testimonianza ha di fatto sostenuto la difesa degli imputati, rivelando di non essere stato tranquillizzato. Perché scienziati e politici non parlarono allora, smentendo le false rassicurazioni?

In questa storia politica e scienza si compenetrano. La scienza non ha fatto il suo dovere e si è asservita alla politica in modo totalmente irresponsabile. Per questo è colpevole ma, a quanto pare, la giustizia è un lusso che noi “poveracci” non possiamo permetterci.

Eravamo presenti alla Corte d’Appello: non sarà certo una sentenza di un tribunale a farci cambiare opinione. Vogliamo vivere in questa città, ricostruirla, e continueremo a lottare per farlo.

Per questo invitiamo L’Aquila ad avere uno scatto di dignità e a scendere in strada, per l’ennesima volta in questi anni.

Invitiamo tutte e tutti al sit-in organizzato dai parenti delle vittime del sisma, che si terrà domani giovedì 13 novembre, dalle ore 18.30, nei pressi della Villa Comunale all’Aquila.

Pretendiamo verità e giustizia, vogliamo far sentire forte la nostra voce.

Studenti, sugli spazi sociali i rappresentanti politici vi prendono in giro da anni, non regalategli altre passerelle

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Pubblicato il: 2 ottobre 2014

 

 

occupazione-studenti-2014

Studenti, sugli spazi sociali i rappresentanti poitici vi prendono in giro da anni, non regalategli altre passerelle… noi del comitato 3e32 in questi anni siamo sempre stati al fianco delle vostre battaglie, supportando le vostre azioni come potevamo: a volte un megafono, a volte un furgone, a volte ospitando a CaseMatte le vostre assemblee.

Lo facciamo perché siamo consapevoli dell’importanza delle forme di occupazione, auto-organizzazione ed autogestione, in particolare nelle scuole, per la difesa dei diritti degli studenti ma anche per far fronte al disagio che coinvolge tante fasce sociali del nostro territorio, in particolare da dopo il terremoto.

Lo facciamo ancor più perché da sempre denunciamo la drammatica mancanza di spazi sociali e di aggregazione per i giovani, di luoghi dove far vivere iniziative culturali, sociali e di comunità.

L’esperienza del 3e32 infatti, pochi giorni dopo il terremoto, è nata proprio da qui, dal bisogno irrinunciabile di uno spazio (fisico e politico) dove potersi riappropriare dei momenti di socialità, di espressione artistica ma anche del diritto a decidere del nostro futuro, che il sisma ma anche la gestione autoritaria della Protezione Civile, ci stava strappando.

Questo percorso ci ha portato attraverso manifestazioni, carriole, manganellate, denunce ed anche occupazioni di spazi. L’esperienza del 3e32, che era nata sotto forma di tendopoli autogestita, rischiava infatti di finire nell’autunno del 2009, di fronte alla mancanza di uno spazio fisico dove trasferirsi. Le ripetute richieste al Comune ed alle istituzioni erano rimaste completamente inascoltate. E’ così che abbiamo capito che se volevamo continuare a far vivere quel percorso, che per noi rappresentava il diritto a contribuire alla ricostruzione sociale, ad autodeterminare il nostro futuro – un diritto per noi irrinunciabile – l’unica possibilità era di smettere di elemosinare una risposta dai rappresentanti politici, ed andare a prendercela da soli.

E’ per questo che nell’ottobre di 5 anni fa siamo entrati nel bar dell’ex ospedale psichiatrico di ColleMaggio, uno spazio pubblico abbandonato e lasciato al degrado, e con il nostro lavoro lo abbiamo ristrutturato e riaperto alla città, trasformandolo attraverso centinaia di iniziative in un luogo di incontro, aggregazione, cultura, arte, socialità, progettazione, elaborazione politica. Un luogo che tanti di voi hanno attraversato e vissuto.

In questo modo ci siamo riappropriati di quei diritti che le istituzioni continuavano a negarci, e per questo 11 di noi sono sotto processo, con l’assurda accusa di “danno di immagine” da parte della ASL, quando l’unico danno è stato quello di aver dimostrato con la nostra azione la loro indifferenza ed incapacità nella gestione di un’area pubblica fondamentale per la città.

Stessa cosa è valsa per l’asilo di Viale duca degli Abruzzi. Un edificio agibile e di tantissimi metri quadri, contiguo al centro storico, lasciato vergognosamente vuoto all’indomani del sisma nonostante la sete di spazi sociali della città. Occupato nel 2011 anche da ragazzi delle superiori come voi che non vollero più credere alle false promesse dei politici.

Non ci sono mai piaciuti i paternalismi, e per questo non vogliamo assolutamente dare lezioni o consigli di alcun tipo, ma crediamo che sia importante condividere questa esperienza, che ci ha insegnato che i diritti non si elemosinano dando palcoscenici al politico di turno o alle stesse istituzioni che da anni negano una risposta concreta al bisogno di spazi di socialità dei giovani, i diritti si strappano, anche rischiando qualche denuncia, come state facendo voi adesso, e per questo avete tutta la nostra solidarietà. Ma è fondamentale dare continuità e contenuti a questo protagonismo e non lasciarlo nelle mani dell’ennesima promessa non mantenuta della nostra classe politica.

Noi continueremo a supportarvi e siamo sempre disponibili per un dialogo ed un confronto, ma ci piacerebbe che più che i politici coinvolgesse le tante realtà associative ed auto-organizzate che quotidianamente si impegnano nel sociale e nella cultura per provare a costruire dal basso un cambiamento reale, a partire dalla nostra città.

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