La mozione per sgomberare l’Asilo occupato? Atto stupido e violento

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Pubblicato il: 23 settembre 2017

Ci fa piacere apprendere dagli organi di stampa che finalmente il giovane consigliere Jr Silveri stia per presentare una mozione per sgomberare l’asilo di Viale Duca degli Abruzzi.

La sua foga nel volere quest’atto e la sua voglia di farsi notare come politico locale, non gli ha fatto considerare, ad esempio, che purtroppo l’Asilo Occupato è stato già vergognosamente sgomberato dal terremoto dello scorso 18 gennaio.

Da quel giorno un edificio agibile, dimenticato da tutti per due anni dopo il sisma – su cui è stata riaccesa l’attenzione proprio grazie all’occupazione – non è stato più utilizzato per iniziative pubbliche perché tornato ad essere dichiarato inagibile. Qualche evento, in particolare quest’estate, si è svolto nel giardino antistante.

Niente a che vedere con le centinaia di eventi culturali e politici che hanno animato l’Asilo Occupato dalla nascita dando una risposta sociale alla richiesta d’aggregazione presente in questa città così difficile ed ancora incompleta.

Come incompleto ad oggi risulta essere l’utilizzo dei fondi Meloni (quindi provenienti da un ex ministro segretario dello stesso partito del sindaco e della stessa maggioranza di Silveri) che da anni sarebbero dovuti essere utilizzati proprio per riqualificare l’asilo evitando così la chiusura per un nuovo terremoto. Ma al giovane consigliere  di Forza Italia a cui piace indossare il cappello da sceriffo, del futuro dello stabile e delle attività sociali che si potrebbero tornare a fare al suo interno, evidentemente poco importa.

Gli importa solo di un passato su cui ha basato la sua piccola carriera politica, dimenticando forse però che anche lui stesso ha partecipato attivamente alle attività dell’asilo entrandoci e prendendo parte con una sua opera ad una mostra organizzata dal collettivo.

Silveri vuole sgomberare un pericoloso vuoto sociale che si è riformato in città dopo esser stato colmato per anni dal lavoro di giovani e cittadini attivi che hanno dato una risposta tramite l’auto-organizzazione ai bisogni di questa città e alle lacune delle istituzioni. Cosa sta facendo lui invece per L’Aquila?

La sua mozione che individua come responsabile una buona parte dell’associazionismo aquilano è un atto di persecuzione politica inaccettabile, violento quanto stupido.

Per adesso gli aquilani si rendano meglio conto di chi siede nel consiglio comunale e si facciano una propria idea tra chi spreca il suo tempo ed il suo potere politico per fare mozioni inutili e repressive e chi si è impegnato da anni per il presente ed il futuro di questa città ed ha intenzione di continuare a farlo anche tramite altre occupazioni se necessario.

Asilo occupato, ArtQuacke, 3e32/CaseMatte, Opus, Polyhedric Center, Collettivo Fuori Genere, Reacto, Appello per L’Aquila-Coalzione sociale, Ass. 180 Amici L’Aquila Onlus, Arcigay M Consoli L’Aquila, Circolo Arci Querencia, Link Studenti Independenti, Ass. Donne TerreMutate, UDS, Rifondazione Comunista L’Aquila, Laboratorio di Giocoleria Asilo Occupato, Uds, Dabadub

L’Aquila Calling: dibattito sulle esperienze di migranti e operatori

Categorie: Comunicati, Eventi
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Pubblicato il: 3 settembre 2017

Si chiama L’Aquila Calling il dibattito a più voci per raccontare le esperienze dei migranti, dei rifugiati, di chi parte da lontano e raggiunge la nostra città, degli operatori e dei volontari che lavorano con loro.

E’ organizzato all’Aquila dal 3e32 / CaseMatte e da Fraterna Tau per il prossimo martedì 5 settembre, alle ore 18, nello spazio sociale CaseMatte, all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio.

I protagonisti dell’incontro saranno i ragazzi e le ragazze che, come migranti o operatori, vivono quotidianamente dinamiche sulle quali troppe volte ci sono forti disinformazione e pregiudizio. Sarà l’occasione per fare il punto anche sulle politiche sociali e dell’accoglienza in un contesto sociale come L’Aquila e il suo territorio.

A seguire ci sarà un aperitivo-cena con piatti etnici dal Senegal, Guinea Conakry, Costa D’Avorio, Gambia, Afghanistan e Pakistan.

Tanti migranti e rifugiati hanno fatto un lungo viaggio e hanno raggiunto anche la nostra città, L’Aquila, dove vivono da giorni, mesi, anni.

Come stanno? Come li stiamo accogliendo? Chi si sta dando da fare per promuovere il loro processo d’integrazione?

In tanti li stiamo conoscendo e stiamo lavorando insieme per accoglierli, in quest’epoca in cui farlo, sta prendendo sempre più anche la forma di un’azione politica contro l’ideologia razzista e fascista di ritorno in questo Paese.

Alla stupidità che promuove la guerra tra poveri, grazie anche al megafono interessato di molti media complici, contrapponiamo solidarietà ed accoglienza. 

Casa, lavoro, reddito per tutti e tutte, migranti e italiani. I veri nemici sono gli speculatori, il neo liberismo e le folli politiche liberticide dei Minniti e dei Salvini, che danno vita a scene come quelle viste a Roma a Piazza Indipendenza e Termini che non vogliamo vedere mai più.

Per una L’Aquila solidale e accogliente. Perché una città fondata su questi valori è l’unica che vale la pena davvero di essere ricostruita.

Al centro dell’Italia, ai margini del Paese. Ribelliamoci insieme

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Pubblicato il: 24 agosto 2017
Montecitorio, gennaio 2017

Tre giorni dal terremoto di Ischia, un anno dal primo della lunga serie di scosse che devastò i nostri Appennini, più di otto anni dal terremoto aquilano. Esprimiamo la nostra solidarietà con le persone che in queste ore stanno vivendo un primo doloroso anniversario.

Ormai da anni chiediamo, con modi e toni diversi, la messa in sicurezza dei nostri territori. Tanto è stato il tempo durante il quale abbiamo continuato a lottare con la fragilità e la precarietà delle nostre vite, per costruire un presente e un futuro migliore. Per chi vuole rimanere qui, ai margini di province che si vuole consapevolmente spopolare. Al centro di un Paese e di un continente, l’Europa, che ignora le fasce più deboli della popolazione e uccide i suoi abitanti.

Lo fa con l’assenza di strategie pubbliche a medio e lungo termine per la sicurezza degli edifici pubblici e privati, lo fa con l’abbandono delle province e delle aree interne appenniniche, svuotate delle comunità e impotenti nel rispondere alle esigenze di quelli come noi: i senza reddito, i senza casa, i senza presente né futuro.

Nei centri colpiti dai terremoti del 2016 e dello scorso 18 gennaio lo Stato non esiste: è stato rimosso meno del 10% delle macerie, i paesi sono ancora del tutto svuotati delle comunità, costrette a sopravvivere altrove. Di quasi 4mila alloggi (provvisori!) promessi, ad oggi ne sono stati consegnati neanche 400. Lo Stato, sull’Appennino centrale, non esiste.

A L’Aquila, invece, di anni ne sono passati più di otto: la mancanza totale di una visione ha prodotto una non-città costituita interamente da periferie estese e poco abitate, da una comunità sfilacciata e dall’assenza cronica di certezze, reddito e futuro per chi non abbia mantenuto rendite di posizione o abbracciato la ricca causa del profitto selvaggio e della speculazione.

Nel frattempo, ovunque, vicino e lontano, chiudono i presidi ospedalieri di prossimità, franano le montagne, vengono transennate le scuole e avvelenate le acque. Mentre si progettano grandi opere dannose, inutili e costose, alle quali ci opponiamo e ci opporremo sempre.

Perché sono anni che chiediamo con forza che le risorse destinate alle grandi opere vengano impiegate per far ripartire i nostri territori. Si può fare, con un piano pluriennale di impiego delle risorse stesse.

Sarà possibile solo se ci ribelleremo tutti insieme al presente, per costruire insieme un futuro. Rivendichiamo il diritto alla città e al paese, rivendichiamo insieme il diritto a vivere dove abbiamo scelto e dove vogliamo. La ricostruzione è un diritto, perché non esistono territori di serie A e territori di serie B.

Continueremo a farlo a testa alta, sempre!

Rivendichiamo il nostro diritto a vivere le città

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Pubblicato il: 11 agosto 2017

Ancora una volta siamo costretti ad assistere a misure di ordinaria repressione nelle nostre città a danno di tutte quelle espressioni autonome che stanno di fatto sopperendo alla carenza di servizi sociali e di soddisfacimento di tutti quei bisogni negati dal sistema economico dominante.

L’ossessione per le politiche securitarie, che ormai accomuna da anni governi e amministrazioni di centrosx e centrodx, sta dando i suoi frutti: frontiere presidiate militarmente, ronde nelle città contro chiunque non appartenga alla “sacra” comunità locale, ordinanze contro i settori più fragili ed emarginati della società, sgomberi di spazi sociali autogestiti, mito del decoro urbano o, meglio, del decoro sociale.

Le città nel frattempo si stanno trasformando in enormi agglomerati extraurbani dove da anni si è spostata la maggior parte della popolazione impossibilitata ad abitare in centro a causa di una vita sempre più cara.

I centri storici sono vuoti o ridotti a mero spazio commerciale ad uso e consumo di una vorace industria del turismo che porta soldi in poche tasche e tanta precarietà e sfruttamento per troppi.

Nel cuore della città di Bologna è stato appena sgomberato manu militari lo spazio sociale Làbas, un importante punto di riferimento per quelle fasce di popolazione a cui vengono negati bisogni sociali e beni che dovrebbero essere garantiti: un sano svago e la possibilità di socializzazione a cui l’essere umano naturalmente tende.

Subito dopo la repressione ha colpito un’altra entità autonoma bolognese, il Laboratorio Crash, protagonista di tante lotte come quelle contro il caro-mensa all’università di Bologna e più in generale contro la devastazione e saccheggio del territorio.

Questi atti repressivi rappresentano la volontà di privatizzare lo spazio pubblico cittadino. Non c’è più il diritto a vivere la città ma solo il dovere di obbedire alla catena di comando dei privati che spartiscono i loro interessi con i politicanti di turno.

Anche nel nostro territorio stiamo combattendo da 8 anni per rivendicare il diritto a ricostruire una città che sappia includere e non escludere; che sia a misura umana e non commerciale, una città in cui la sicurezza sia quella degli edifici e delle scuole e non quella del manganello e delle telecamere; una città che abbia un centro storico popolare e popolato alla portata di tutte e tutti.

E’ per questo che ci sentiamo vicini alle esperienze bolognesi vittime della violenza di uno Stato che soffoca ogni espressione non in linea con i dettami del libero mercato.

Siamo complici e solidali con il Làbas e il Crash! Alla legalità del potere dominante contrapponiamo la nostra illegalità diffusa fatta di solidarietà di classe, di lotta contro le devastazioni ambientali, per i diritti e contro ogni forma di oppressione e sfruttamento.

Solidarietà ai commercianti di frutta e verdura dell’Aquila

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Pubblicato il: 22 luglio 2017

Esprimiamo la nostra solidarietà con i commercianti di viale della Croce Rossa e del centro commerciale Amiternum, che recentemente hanno visto distruggere quintali di frutta e verdura dal personale dell’Asm. E’ chiaro che se le autorità hanno potuto agire indisturbate è a causa di “falle” nelle normative, e soprattutto in seguito a segnalazioni di chi non vuole che persone non italiane lavorino onestamente e vivano serenamente all’Aquila.

I commercianti multati, cui è stato fatto un notevole danno d’immagine, sono stati penalizzati non perché privi di possesso di permessi per occupare il suolo pubblico o perché il materiale buttato è stato trovato in stato deteriore, ma perché su segnalazione di privati sono stati poi trovati cavilli burocratici che hanno generato un’azione così ingiusta.
Auspichiamo che, tra la richiesta di un crocifisso e l’altro, se ne interessi anche la Confcommercio.

Il tessuto sociale dell’Aquila sta cambiando, come quello del resto del Paese. E’ inevitabile, al pari di quanto sia un’opportunità di crescita e apertura collettiva dell’intera comunità. La presenza di lavoratori e lavoratrici di origine non italiana è certamente una ricchezza per il nostro territorio, che rischia di svuotarsi, gravato com’è da uno spopolamento crescente.

Il clima in tutto il Paese va purtroppo scaldandosi, alimentato ad arte da chi sfrutta e strumentalizza le migrazioni per i propri beceri calcoli elettorali. Al contrario noi crediamo che la tanto abusata parola “integrazione” si inizi a costruire solo quando un Paese e le sue comunità pongono basi e condizioni egualitarie per tutti. Lo sosteniamo e continueremo a farlo anche all’Aquila, per difendere i principi basilari di uguaglianza e libertà.

Qui il video del sequestro e della distruzione di frutta e verdura all’Ortofrutta Amiternum (video Alessandro Tettamanti)

Il Parco della Luna ha senso solo se resta il progetto creato dal basso che è

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Pubblicato il: 21 giugno 2017

Decidiamo di prendere parola dopo l’annuncio fatto tramite Facebook, da parte del sindaco Massimo Cialente,  dell’accordo di cooperazione  firmato tra ASL e Comune per la realizzazione del Progetto nominato “Parco della Luna”.

Un accordo che, in virtù di un finanziamento, prevede la realizzazione di un primo stralcio di intervento esecutivo dentro Collemaggio riguardante la riqualificazione degli edifici B4 e B6 e, con “le risorse residue e/o aggiuntive” del finanziamento, dei manufatti B8 B10 B11 e B12.

Le parole del Sindaco, dal social, sono finite anche in un articolo del quotidiano Il Centro dello scorso 15 giugno.

Ci preme sottolineare però che la notizia è incompleta in quanto il sindaco Cialente, e di conseguenza anche l’articolo de Il Centro, omettono di parlare del tutto del percorso partecipativo portato avanti dal Manifesto per “Collemaggio Cittadella solidale della creatività”, firmato nel 2015 da più di venti associazioni. Dal Manifesto  è venuta fuori – in particolare con i tavoli di lavoro tra l’ottobre e il dicembre del 2016 –  la prima bozza progettuale de il “Parco della luna” che il Comune dell’Aquila ha voluto riprendere anche nel nome stesso.

Il lavoro dei tavoli nello specifico è stato fatto anche in un’ottica di pragmatica collaborazione con l’istituzione nel tentativo di presentare, entro i termini previsti dal finanziamento , un progetto più ampio ed organico rispetto alla sola riqualificazione della palazzina dove sorgerà l’Albergo in Via dei Matti N.0, il cui progetto risale a prima del sisma del 2009.

Finanziamento che grazie anche alla nostra azione di progettazione partecipata potrebbe dar vita finalmente ad un primo pezzo della riqualifica dell’ex OP.

Un obiettivo che come Comitato 3e32 ci siamo posti sin dal momento della nostra installazione nel 2009 e che abbiamo perseguito senza distrazioni tramite – tra l’altro – decine e decine di incontri pubblici sul futuro di Collemaggio, l’ultimo dei quali fatto lo scorso 25 maggio  alla presenza di tutti i candidati sindaco e sindaca.

Nell’occasione, volta a sfruttare la competizione elettorale per tenere accesi i riflettori sulla riqualificazione dell’intera area,  abbiamo anche presentato ai candidati e quindi al prossimo sindaco dell’Aquila, proprio il progetto del “Parco della Luna” il cui stesso nome viene fuori da un’idea del Comitato 3e32.

Nelle fredde parole di Cialente, riportate anche da Il Centro, invece nessun riconoscimento viene dato  al percorso partecipativo che ha portato al Progetto del Parco della Luna o al fatto che la struttura B6 sia quella di CaseMatte.

Ci auspichiamo che il prossimo sindaco recepirà e riconoscerà, più di quanto fatto da Cialente,  il percorso di partecipazione tramite il quale realizzare  tutto il progetto e che non riguardi solo gli edifici B4 e B6 (che comunque restano solo un punto di partenza per riqualificare l’intera area).

Siamo convinti e convinte che il progetto “Il Parco della Luna” riuscirà ad essere portato a termine nel migliore dei modi, e diventare così funzionale per i reali bisogni della comunità, solo se manterrà un percorso partecipato, indispensabile per un progetto creato dal basso, qual è.

Come abbiamo dimostrato infatti abbiamo idee, competenze e proposte utili che vanno anche oltre la fase progettuale e  comprendono l’utilizzo collettivo del bene comune “Parco della Luna” come forma di gestione innovativa e sostenibile dello stesso.

A tal proposito, visto che non abbiamo tempo da perdere, diamo appuntamento all’incontro del 9 luglio “L’autogestione e le città: problematiche, teorie, esperienze a confronto e prospettive” che si terrà durante il Festival della Partecipazione. Sarà l’occasione per parlare  proprio del riutilizzo collettivo degli spazi abbandonati tramite il confronto con alcune esperienze napoletane in cui gli spazi una volta occupati non sono stati assegnati ma, con la delibera n. 446/2016, riconosciuti come «spazi che per loro stessa vocazione (collocazione territoriale, storia, caratteristiche fisiche) divenuti di uso civico e collettivo, per il loro valore di beni comuni.

All’incontro è invitato anche il sindaco dell’Aquila 

L’Aquila è contro il corteo neofascista

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Pubblicato il: 24 marzo 2017

Casapound, un’organizzazione i cui membri si autodefiniscono ‘fascisti del terzo millennio’ e che da anni si distingue, nelle città italiane nel praticare pestaggi e aggressioni ai danni di cittadine/i straniere/i, omosessuali, di sinistra, ha indetto per il 25 marzo un corteo nazionale all’Aquila, dal titolo “Italia sovrana”.

Non vogliamo dare più importanza ai neofascisti di quanta (non) ne abbiano in Abruzzo e in particolare all’Aquila. Ma siamo antifascisti/e convinti/e, perché viviamo nella città dei Nove Martiri, i primi giovani eroi della Resistenza armata al nazi-fascismo, dei martiri di Filetto e di Onna, perché L’Aquila combatte ogni giorno contro i fascismi e ad essi si oppone. Soprattutto in un giorno in cui sappiamo quanto sarà importante manifestare contro le politiche di austerità europea a Roma, dove verranno celebrati – dovremmo dire commemorati – i 60 anni del Trattato di Roma.

Noi ci opponiamo all’Europa delle banche e dei burocrati, ma anche a quella dell’impoverimento delle popolazioni e dei muri, gli stessi che i neofascisti vorrebbero innalzare con idiote argomentazioni suprematiste. Ci battiamo per un’Europa diversa che sia continente di pace che affermi la giustizia tra i popoli contro i conflitti e l’industria delle armi. Ci battiamo per una svolta radicale della politica economica e sociale dell’UE. Ci battiamo per una politica dell’accoglienza e dell’integrazione, unico vero strumento contro integralisti e terroristi.

Chiediamo che il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, si esprima per ribadire che L’Aquila è antifascista e antirazzista e mettendo in guardia dalle forme di apologia del nazifascismo che stanno tornando: la nostra città non merita di diventare teatro per parate di nostalgici del ventennio che oltraggiano gravemente la memoria aquilana dell’occupazione e delle stragi nazifasciste. E gli/le aquilani/e sapranno dare con la loro indifferenza e la loro distanza, la migliore dimostrazione di dignità, di intelligenza e di coraggio.

Chiediamo infine a tutti/e di difendere attivamente i valori della democrazia, della libertà, del rispetto dell’altro contro ogni rigurgito fascista, contro i germi di odio, intolleranza, esasperazione nazionalistica e xenofobia. Noi aquilane/i, di nascita e di “adozione”, abbiamo una città ancora da ricostruire, e in questo momento più che mai i valori hanno importanza.
Ricostruiamo una città migliore, cancelliamo il fascismo.

Firmatari (in aggiornamento):
3e32/CaseMatte, ArtQuake/Asilo Occupato, ArciGay Massimo Consoli L’Aquila, ANPI (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia), ANPPIA (Associazione Nazionale Perseguitati Politici Italiani Antifascisti), Collettivo FuoriGenere, Casa delle donne L’Aquila, Link Studenti Indipendenti L’Aquila, UDS L’Aquila, UDU L’Aquila, Artisti Aquilani, Comunità XXIV Luglio, 180 Amici, Circolo Arci Querencia, Arci Servizio Civile L’Aquila, Arci territoriale L’Aquila, Associazione Bibliobus, Sinistra Anticapitalista, Appello per L’Aquila, Collettivo AltreMenti Valle Peligna, Dabadub Sound System

Assolti anche nell’ultimo processo, fu repressione dello Stato

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Pubblicato il: 20 febbraio 2017
Oggi all’ennesima udienza nell’ennesimo processo per le mobilitazioni degli aquilani dopo il terremoto del 2009, 14 imputate e imputati nel processo per la manifestazione del 9 novembre 2010 (l’ultima visita di Berlusconi all’Aquila) sono stati assolti con formula piena perché il fatto non sussiste.
Quello terminato oggi è solo l’ultimo dei numerosi procedimenti che abbiamo dovuto subire in questi anni: 53 assoluzioni su 57 denunce, con 4 condannati che, siamo sicuri, verranno anche loro assolti in Appello. Non finiremo mai di ringraziare, innanzitutto, gli avvocati che per anni hanno assistito gratuitamente gran parte degli imputati. Non smetteremo di sottolineare lo spreco di soldi pubblici per questi processi assurdi.
Il respingimento di tutte le accuse che ci sono state mosse negli ultimi 8 anni ci porta a ribadire quello che affermiamo da sempre: in quella stagione di grande mobilitazione popolare fu messo in scena dallo Stato un meccanismo fortemente repressivo, con il chiaro obiettivo di indebolire un forte movimento popolare, oltre che di farci perdere decine di giornate in tribunale. Ne sono una dimostrazione le accuse, smontate una dopo l’altra, che vanno da assurde “violenze private” fino alla grottesca vicenda delle carriole, passando per l’accusa di “danno al patrimonio e d’immagine” nel caso di uno spazio come CaseMatte, che al contrario abbiamo riqualificato.
Noi proseguiamo a testa alta con le nostre battaglie: la riqualificazione dei quartieri come Collemaggio; la creazione di una reale alternativa sociale e culturale in città; la valorizzazione della aree interne; la redistribuzione delle ricchezze in una ricostruzione più giusta; l’opposizione a grandi opere inutili come quelle del gasdotto Snam; la richiesta di messa in sicurezza di tutti i territori che nella nostra regione, proprio in questi giorni, cadono a pezzi; l’inclusione sociale delle fasce della popolazione rese più deboli da questo sistema economico-politico clientelare.

Tra rassicurazione e allarme, le nostre proposte su prevenzione ed emergenza all’Aquila

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Pubblicato il: 3 febbraio 2017

Dopo le scosse di terremoto che ci hanno colpito lo scorso 18 gennaio anche a L’Aquila si è tornato a parlare di prevenzione ed emergenza.

Da anni assistiamo alle continue rassicurazioni delle classi dirigenti, secondo le quali la città in cui viviamo sarebbe “la più sicura d’Italia”.

Slogan utilizzati dalla politica di volta in volta in modo strumentale, per giustificare le inadempienze delle istituzioni e le mancanze di una ricostruzione post-sisma che ha visto al centro gli interessi e gli affari, ancor prima che la sicurezza dei cittadini e la tutela delle fasce più deboli della comunità.
Per questo la scorsa settimana abbiamo indetto un incontro pubblico, per incontrarci ed organizzarci, come abbiamo fatto anche dopo il 6 aprile 2009. Il Comitato 3e32 è nato infatti come risposta ad un vuoto di organizzazione dal basso sorto all’indomani del sisma e come risposta a dei bisogni a cui le istituzioni non riuscivano a rispondere. Per molti aspetti ci accorgiamo che, dopo quasi otto anni, poco è cambiato. Per questo è fondamentale continuare e a rinnovare le pratiche di mutuo soccorso dal basso e di solidarietà che, nelle fasi di emergenza, riescono spesso nel compito di sopperire alla carenza della presenza istituzionale. Perché il terremoto, come sappiamo, ci pone davanti anche la possibilità di fare realmente comunità.

L’immobilismo istituzionale è evidente anche dalla coraggiosa protesta che stanno mettendo in campo in questi giorni studenti e studentesse delle scuole medie superiori cittadine: da giorni subiscono pressioni dalle classi dirigenti cittadine, che li vorrebbero zitti e buoni, a far da stampella giovanilista alle loro malefatte.

Nel corso dell’incontro è emersa forte l’esigenza di maggiore informazione e trasparenza, da parte delle istituzioni, nei confronti della comunità. Non si può pretendere che si rimanga inerti e tranquilli, se le stesse amministrazioni non forniscono alla popolazione – e spesso neanche elaborano – informazioni chiare sullo stato in cui versa la città. La popolazione (cittadini, precari, studenti, migranti) deve essere il più possibile cosciente delle caratteristiche del territorio in cui si trova, essere informata e partecipare alle scelte che riguardano la propria sicurezza e quella collettiva negli edifici pubblici, come scuole e ospedali.

Clamoroso e grave è il caso del Comune dell’Aquila, che non ha mai commissionato studi sulla vulnerabilità sismica degli edifici di sua proprietà (scuole, uffici, etc.), nonostante una legge glielo imponga già da quattro anni. Auspichiamo che all’alternanza frenetica di rassicurazionismo e allarmismo, subentri finalmente una più opportuna valutazione del rischio in termini di “allerta”, progressiva, graduale e documentata, che permetta alla cittadinanza di affrontare con maggiore serenità la vita individuale e collettiva in un territorio come il nostro.

 

PROPOSTE PER LA PREVENZIONE E L’EMERGENZA
Vogliamo che le istituzioni rendano pubblici ed accessibili tutti i dati riguardanti la sicurezza degli edifici. Vogliamo lanciare un appello alla popolazione affinché si pretenda lo stesso grado di trasparenza nei riguardi delle abitazioni private ricostruite o riparate dopo il terremoto del 2009, affinché ognuno possa rendersi conto del luogo dove abita o lavora, al fine di fare una prevenzione che vada oltre lo slogan politico e le promesse mancate.

Proponiamo che venga apposto in ogni edificio – con particolare attenzione a quelli “rilevanti e strategici” – il grado di sicurezza sismica, analogamente a quanto già avviene in altri Paesi, come il Cile, che hanno intrapreso politiche pubbliche sulla sicurezza sismica e dai quali dobbiamo prendere esempio.

Dopo otto anni è necessaria, anche per evitare il panico generalizzato, una campagna organica di informazione e sensibilizzazione in caso di emergenza.
Chiediamo che sia attivato un sito web dedicato a tutto ciò che concerne le informazioni utili per l’emergenza: contatti, centri di accoglienza, dati sugli edifici, etc.; chiediamo che le stesse informazioni vengano raccolte in punti fisici presenti in città, utili a chi non utilizza internet e ai tanti che non si muovono facilmente nel mondo della comunicazione istituzionale (studenti fuori sede, studenti erasmus, migranti, operai ricostruzione etc.); chiediamo inoltre che venga immediatamente pianificata una rete di strutture sicure in città, che abbiamo chiamatorifugi di quartiere: un luogo sicuro dove chiunque, se spaventato, possa rifugiarsi in caso di terremoto. I rifugi dovranno essere dotati di materiale adeguato al caso: brande, gruppi elettrogeni, etc. e saranno utilizzati, in tempo di pace, come centri di aggregazione sociali, considerando anche l’assenza di spazi sociali in una città sempre più vasta, che vive da anni di annunci vuoti cui non seguono azioni concrete.

Raccolta per i territori colpiti dal sisma

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Pubblicato il: 31 agosto 2016

Amatrice terremoto

AGGIORNAMENTO 31 AGOSTO ORE 11:30

Ad oggi, ore 11:30 del 31 agosto, in base ai continui viaggi che compiamo e alla rete di relazioni che stiamo intrattenendo con alcune delle comunità colpite dal terremoto del 24 agosto, queste sono PARTE DELLE ESIGENZE che segnaliamo. Per altre ci stiamo attrezzando direttamente con chi sappiamo che ce le possa fornire (es. roulotte, etc.). Le esigenze possono cambiare molto rapidamente, di ora in ora, in base alla risoluzione dei problemi.

Per velocizzare la raccolta fondi ed il reperimento del materiale abbiamo un conto, già esistente, dell’Associazione L’Aquila in Comune: IBAN IT22Y0501803200000000141992, CAUSALE: “Terremoto Centro Italia”
(per i pagamenti dall’estero BIC: CCRTIT2T84A). Rendiconteremo spesa per spesa.

Chiediamo di diffondere questo post e di scriverci in privato (FacebookTwittter – Email: info.3e32@gmail.com), nel caso di reperimento del materiale. Il punto di raccolta, esclusivamente per questo tipo di materiale, è presso l’Asilo Occupato in viale Duca degli Abruzzi, all’Aquila dalle 16.30 alle 20.30.

LAZIO

– CAPRICCHIA: bagni, asciugatrice;
– SCAI: asciugatrice;
– COSSITO: doccetta da campo, 5 brande, 5 materassi;
– SALETTA: lavatrice, asciugatrice, ferro da stiro;
– CAMPO SCOSSA SOLIDALE: pentolame, fornelli; accappatoi;

MARCHE

– CAMPO TRA COLLE E SPELONGA: televisore per gli anziani;

ABRUZZO

– COLLEVERRICO DI MONTEREALE: container.

 

AGGIORNAMENTO 29 AGOSTO:

Richieste attualmente da soddisfare:
> Scai (Amatrice, 80 pp): reti e materassi;
> Verrico (Montereale, 30 pp): reti e materassi;
> frazioni di Montereale (in foto): acqua, perché l’ordinanza del divieto dell’utilizzo di acqua potabile è ancora attiva;
> Capricchia (Amatrice, 20 pp): legno per chiudere le strutture pre-esistenti della pro loco;
> Pescara del Tronto (Arquata del Tronto, ca. 100 pp): ferri, lana, uncinetto, riviste;
> Campo Scossa Solidale (SR577, Amatrice): pentolame misura grande, fornelli;
> Campo tra Colle e Spelonga (Arquata del Tronto): televisione per anziani.

 

AGGIORNAMENTO 26 AGOSTO: quanto richiesto in questo post è stato raccolto e consegnato in serata a Capricchia. Nelle prossime ore aggiorneremo su nuovi materiali necessari in altre zone.

Il Comitato 3e32 insieme agli spazi autogestiti CaseMatte L’Aquila e Asilo Occupato L’Aquila saranno presenti nei territori colpiti dal sisma quotidianamente, organizzando dei turni di spedizione.
Riceviamo costantemente aggiornamenti riguardo i beni necessari, anche nei paesini più piccoli e isolati.

Stiamo allestendo un punto di raccolta all’Asilo Occupato, viale Duca degli Abruzzi 4, dalle 17.00 alle 20.30

Attualmente (25 agosto) riceviamo richiesta dalla frazione di Capricchia di:
– Tende da campo
– Brande e materassini
– Bombole a gas
– Prolunghe, ciabatte, adattatori
– Piatti, posate, bicchieri di plastica

Se interessati ad aiutare con i turni di raccolta non esitate a contattarci, c’è sempre bisogno di una mano.
Per info: 3481760542 (Eleonora) – 3477099887 (Beatrice)

(Le richieste cambieranno di giorno in giorno, quindi se potete farci avere questi materiali in breve tempo va benissimo, altrimenti aspettate i prossimi aggiornamenti)

 

24/08/2016 Ieri la situazione era questa

Alcuni di noi oggi sono saliti ad Amatrice per capire se era possibile dare una mano e per capire bene quale era la situazione… La parte storica della città praticamente non esiste più… vigili del fuoco, protezione civile ecc. lavorano incessantemente per cercare di tirare persone fuori dalla macerie. Mentre eravamo lì sono stati tirati fuori 3 corpi, purtroppo tutti senza vita. La situazione non è per niente facile. In queste ore stanno iniziando ad allestire alcune tendopoli, per poter ospitare le persone sfollate, durante la notte. L’unica cosa che possiamo dire è che attualmente è inutile salire per cercare di dare una mano, perché data la situazione estremamente disastrosa solo agli addetti è data possibilità di scavare tra le macerie e si rischia di dare intralcio ai tanti mezzi di soccorso che arrivano. Probabilmente sarà possibile aiutare appena verranno allestite le tendopoli o magari si potrà semplicemente dare una mano nello smistamento dei tanti beni di prima necessità che stanno arrivando.

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