L’Aquila, 9 anni dopo: è il momento del coraggio

Categorie: Comunicati, memoria
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Pubblicato il: 5 aprile 2018

Stasera, alle 22:30, invitiamo tutti e tutte a partecipare alla fiaccolata in ricordo delle vittime del terremoto del 6 aprile 2009. Dopo nove anni sentiamo il bisogno di stringerci intorno ai parenti delle vittime, per chiedere ancora verità e giustizia. Quella stessa giustizia parzialmente negata dalle aule di tribunale, ma che al contrario è ben chiara agli occhi degli aquilani e delle aquilane. Non permetteremo a nessuno di riscrivere la nostra storia, perché sappiamo di chi sono le responsabilità della mancata prevenzione, delle “operazioni mediatiche”, della gestione dell’emergenza e poi della ricostruzione. Per questo da tempo parliamo di uno spazio della memoria, da individuare in città e da immaginare insieme ai comitati dei parenti delle vittime.

Oggi viviamo su un territorio dove esiste una comunità che sembra essere tornata a una normalità “monca”, in una quotidianità sospesa dove si vive il passato con nostalgia, il presente con precarietà e il futuro con preoccupazione. L’Aquila è un’immensa (e vuota) periferia, dove non ci sono né servizi né punti di riferimento di alcun genere. Noi, come tanti e tante altri, resistiamo e vogliamo continuare a vivere qui, grazie all’unica risorsa che abbiamo: tutti e tutte coloro che combattono, nonostante le difficoltà, aggravate nel corso degli anni da classi dirigenti inadeguate.

La nostra forza è la comunità, la vicinanza, la condivisione di sentimenti e azioni. Per questo, oggi e domani gli aquilani e le aquilane si stringono tra loro per darsi forza e ricordare ciò che è successo. Ma il tessuto sociale della città è diverso da quello di nove anni fa. Oggi per noi dev’essere il momento del coraggio: di mettersi in gioco per un reale miglioramento delle nostre condizioni di vita, di occupare vuoti lasciati dalla politica, di promuovere un conflitto popolare e generalizzato volto al riscatto sociale e alla riconquista di una vita degna.

Durante il resto dell’anno continueremo a camminare e lottare, a testa alta, per costruire una città e una comunità migliore, più aperta e inclusiva, realmente solidale, opponendoci come sempre a chi vuole sacrificare presente e futuro della comunità all’interesse di pochi.

Lettera ai romani da L’Aquila: Bertolaso, non ti vergogni neanche un po’?

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Pubblicato il: 22 febbraio 2016

berto&gabriCari romani,

con questa lettera vorremo cercare di raccontarvi brevemente tutti i danni, le speculazioni e le ingiustizie che ha causato Guido Bertolaso sul nostro territorio: L’Aquila.

Menzogne. Il 30 marzo 2009, una settimana prima del terremoto, Bertolaso organizza a L’Aquila la commissione Grandi Rischi. “Un’operazione mediatica”, come la definisce lui stesso nelle intercettazioni, con lo scopo di “tranquillizzare la popolazione”. Per effetto di questa “operazione” molte persone sono rimaste serene nelle proprie case la notte del terremoto. Bertolaso è attualmente sotto processo con l’accusa di “omicidio colposo plurimo”, mentre il suo vice Bernardo De Bernardinis è già stato condannato in via definitiva. Dopo il terremoto, le menzogne hanno continuato ad essere protagoniste: dalla grottesca idea del G8 – che ha avuto il solo merito di blindare la città e far costruire due inutili strade – alla favola “dalle tende alle case”.

Repressione. Fin da subito dopo il terremoto, Bertolaso, commissario per l’emergenza, ha utilizzato i suoi poteri per ostacolare in tutti i modi la partecipazione e l’autorganizzazione della popolazione, vietando assemblee e volantinaggi nelle tendopoli, trasferendo metà della popolazione in altre città e in altre regioni, e reprimendo ogni tipo di protesta, grazie alla complicità del prefetto e vice commissario Franco Gabrielli (poi suo successore a capo della protezione civile e ora Prefetto di Roma – guarda un po’!). Era vietato discutere del futuro della propria città o paese e fin dalle prime ore dopo il terremoto il territorio è stato completamente militarizzato. Si arrivò anche al paradossale sequestro delle carriole utilizzate per le proteste.

Speculazione. Con le palazzine del Progetto Case e le sue 19 “new town” Bertolaso ha sostanzialmente contribuito alla devastazione del territorio aquilano, occupando circa 460 ettari fuori città (più dell’estensione del centro storico aquilano) e favorendo, grazie alla deroga sugli appalti dovuta all’emergenza, le imprese che hanno costruito tali alloggi ad un costo intorno ai 3mila euro a metro quadro. La Protezione Civile è arrivata perfino ad utilizzare isolatori sismici non collaudati e difettosi (forniti dalla fondazione Eucentre di Gian Michele Calvi), dal costo gonfiato, per cui Mauro Dolce, in qualità di responsabile del procedimento di realizzazione del Progetto Case è stato condannato. Ovviamente sia Calvi che Dolce facevano parte del Dipartimento dei Protezione Civile ed erano vicini a Bertolaso. Anche qui viene da chiedersi dove fosse l’allora prefetto Gabrielli, che aveva il compito di vigilare sulla legalità della ricostruzione. Dopo 5 anni in alcuni di questi Progetti Case antisismici sono crollati i balconi e senza che ci fosse bisogno di un terremoto.

Ipocrisia. Bertolaso aveva creato un modello di Protezione Civile, a servizio del Governo Berlusconi, teso a nascondere dietro la propaganda mediatica le grande speculazioni, come quella di Anemone e Balducci (entrambi già condannati). E’ successo a L’Aquila, nell’emergenza rifiuti in Campania, per i lavori del G8 alla Maddalena, per i mondiali di nuoto proprio a Roma, e in molti altri casi. Era una prassi talmente collaudata che Bertolaso ha perfino cercato di trasformare la Protezione Civile in una S.p.A.! Solo le proteste dei movimenti, in primis di noi terremotati, sono riuscite a scongiurare una simile follia.

Potremmo continuare per ore. Sembra incredibile che la Protezione Civile abbia subito una simile deriva, piegandosi ad interessi affaristici e politici, e ancora più grave facendosi scudo dell’impegno e del lavoro di tanti volontari. Purtroppo questa gente non conosce dignità, come dimostra il fatto che Bertolaso sia oggi candidato a sindaco di Roma e Gabrielli ne sia già Prefetto!

Il nostro è un appello ai romani (e a tutta Italia), questi personaggi appartenenti alla classe politica, che si definiscono come “tecnici” o “bipartisan” in realtà nascondono la peggiore politica, quella che da anni antepone l’interesse dei poteri economici che distruggono e speculano sui nostri territori, a quelli delle comunità che li vivono. La candidatura di Bertolaso per l’amministrazione della Capitale si inserisce dunque a pieno titolo in un trend di lungo e rodato corso.

La questione è indipendente dall’effettiva vittoria, o anche solo dalla concreta competizione elettorale a cui egli prenderà o meno parte. Anzi, l’appeal bipartisan dell’ex capo del Dipartimento della Protezione Civile è indicativo di un metodo di gestione della cosa pubblica, e delle emergenze in particolare, che ha assunto negli
ultimi due decenni una portata sistematica e apparentemente incontestabile nel nostro Paese. Questo metodo si basa, appunto, sulla limitazione temporanea dei diritti civili (e non solo), in contesti in cui l’eccezionalità della situazione (catastrofi naturali, disastri ecologici, grandi eventi, ecc.) viene evocata come condizione sufficiente per un esercizio non convenzionale degli strumenti di controllo, di sicurezza e di repressione a disposizione. La generalizzazione e l’estensione indiscriminata di questo metodo è dunque, senza alcun dubbio, una delle forme attuali, se non la principale, del totalitarismo.

In altri tempi esso si presentava con l’aspetto del dittatore e della violenza dichiarata (e per questo, più facilmente identificabile dal punto di vista della lotta politica). Oggi ha la faccia apparentemente innocua del burocrate e dell’operatore di soccorso: in una parola, del tecnocrate – ma la sostanza, non cambia.

Bertolaso, ma non ti vergogni neanche un po’?

3e32 / CaseMatte – Appello per L’Aquila – Link Studenti Indipendenti L’Aquila – Unione degli Studenti L’Aquila – Legambiente L’Aquila – Asilo Occupato L’Aquila

L’Aquila, 5 aprile 2013

Categorie: memoria
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Pubblicato il: 5 aprile 2013

Stasera ci sarà la fiaccolata di commemorazione delle vittime del terremoto che sconvolse tutte le nostre vite la notte tra il 5 e il 6 aprile di quattro anni fa. Ognuno di noi ha elaborato e continua ad elaborare il lutto ogni giorno privatamente, a modo proprio. Tutte e tutti noi sappiamo cosa ha rappresentato e cosa continua a rappresentare quella notte. In questi quattro anni sono accadute mille cose: menti, relazioni e azioni si sono intrecciate irrimediabilmente per obiettivi comuni. Sappiamo che noi – e solo noi – abbiamo l’onere e l’onore di dover ricostruire questa città. Sappiamo che dobbiamo continuare a lottare con le unghie e con i denti per far valere i nostri diritti, proseguiamo e proseguiremo a farlo per riappropriarci di questo territorio e, soprattutto, del nostro futuro. Nessuno ci regalerà niente. Nessuno ci concederà nulla. La malapolitica, gli affari, le cricche e gli interessi di pochi e di parte piovono addosso a tutti noi quotidianamente, come macigni sulle nostre teste. Ma noi abbiamo l’obbligo di difenderci e contrattaccare, perché è solo ribellandoci alle logiche che ci sovradeterminano che possiamo iniziare a ricostruire le nostre vite. Perché con il sorriso sulle labbra e la determinazione di sempre – in una lotta difficile ma inevitabile – noi continueremo a vivere qui: guadagnando terreno sul nemico giorno dopo giorno, metro dopo metro.
L’Aquila, 5 aprile 2013.

Dalla “Valle che Resiste” un messaggio di solidarietà e vicinanza

Categorie: memoria
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Pubblicato il: 16 marzo 2013

Carissimi amici aquilani,

molti di voi hanno per me volto e nome: donne e uomini incontrati qui in Valle e conosciuti in giro per l’Italia. Voi a portare a noi valsusini la vostra solidarietà. Noi a raccontare ovunque la nostra indignazione e il nostro dolore per la vostra città offesa e per l’arroganza miope di chi considera “grande opera” irrinunciabile il TAV Torino-Lione e non già la ricostruzione dell’Aquila.

Oggi tuttavia non scrivo solo a questi amici, ma a tutti coloro che il 23 marzo ci saranno idealmente accanto. Noi, in Valle di Susa, per l’ennesima volta, ci metteremo in cammino, in una marcia fatta per dire no al TAV, alle opere inutili, alle spese militari, allo sperpero dei beni comuni, alla devastazione del territorio. Ma anche per dire si al buon senso, alla tutela del paesaggio e dell’ambiente, alla salvaguardia della dignità umana. Dignità che passa anche attraverso parole come lavoro, scuola, salute.

Voi, nella vostra città, celebrerete la NON ricostruzione.

Come non esservi accanto?

Come non esigere che il denaro pubblico oggi sperperato per la militarizzazione di un cantiere-teatro, allestito per mettere in scena la farsa della “Grande opera”, sia destinato alla ricostruzione dell’Aquila, alla messa in sicurezza delle scuole, alla tutela del nostro fragilissimo territorio?

Come non pretendere un altro ordine di priorità?

Le nostre bandiere sabato sventoleranno anche per voi.

Un abbraccio di resistenza e un sorriso di speranza.

Barbara D.

Valle di Susa

Non spegni il sole se gli spari addosso

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Pubblicato il: 14 marzo 2013

carlo

22 Febbraio 1980: Valerio Verbano ucciso dai fascisti. NON DIMENTICHIAMO

Categorie: memoria
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Pubblicato il: 22 febbraio 2013

Il 22 febbraio 1980 moriva a Roma Valerio Verbano, giovane attivista autonomo dell’Archimede, ucciso per mano di una calibro 38 dentro casa sua, mentre cercava di sfuggire ai suoi aguzzini, fascisti appartenenti al commando Thor dei Nar e a Terza Posizione (il gruppo che ispira ideologicamente Casa Pound Italia). Valerio stava producendo quello che successivamente fu chiamato il ‘Dossier Nar’, nel quale aveva raccolto documentazione anche fotografica sull’estremismo di destra romano e sui suoi collegamenti con gli apparati dello Stato. Proseguiremo ora e sempre a ricordare Valerio Verbano. Proseguiremo ora e sempre a ricordarti Carla. Proseguiremo ora e sempre a lottare contro i vecchi e nuovi fascismi che inquinano le nostre vite.

I nostri IX giovani resistenti del 43′

Categorie: memoria
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Pubblicato il: 13 settembre 2012

Il 23 settembre ricorre il 69esimo anniversario della strage nazifascista nella quale vennero giustiziati nove ragazzi aquilani. Il più piccolo aveva 17 anni, quello più grande 21. La stessa età dei tanti ragazzi che si ritrovavano nella piazzetta del centro a loro dedicata.
Li ricordiamo semplicemente raccontando la loro vicenda che è parte importante dell’identità del nostro territorio. Buona lettura e buona memoria.

Il 14 giugno 1944, all’indomani della partenza delle truppe tedesche dall’Aquila, venivano rinvenute presso le “Casermette”, le salme in avanzato stato di decomposizione di nove uomini fucilati alcuni mesi prima.

La spietata esecuzione risaliva al settembre ’43, cioè ai giorni immediatamente successivi all’armistizio e all’arrivo delle truppe di occupazione nella nostra città.

In quei giorni di incertezza e di paura, segnati dalla fuga del re, dal disfacimento dell’esercito e dalla liberazione di Mussolini a Campo Imperatore, centinaia di giovani aquilani lasciarono la città in ogni direzione per nascondersi nelle campagne circostanti in attesa degli eventi, tanto più dopo la pubblicazione del bando del 18 settembre col quale tutti i giovani dai diciotto  anni in su erano chiamati a presentarsi entro cinque giorni presso le autorità di occupazione per essere registrati. Per la quasi totalità dei casi, quelle furtive partenze non erano dettate da una scelta morale o da una chiara volontà di resistenza, bensì dal puro e semplice istinto di conservazione, e più precisamente dal timore di essere arruolati o costretti con la forza a prestare manodopera. In genere, di fronte al pericolo che i propri figli venissero prelevati dai Tedeschi e portati chissà dove, i genitori condividevano la scelta della fuga e ne erano complici. (continua…)

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