Fiaccolata 6 aprile 2015: vogliamo verità e giustizia

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Pubblicato il: 2 aprile 2015

Mai come quest’anno l’anniversario del 6 aprile, alla luce della sentenza della Grandi rischi, per noi sarà un momento di ferma richiesta di verità e giustizia per tutto quello che è accaduto prima e dopo del sisma.

Sfilare silenziosamente, rendendo al contempo visibile ed esplicita l’indignazione di un’intera città, sarà il modo migliore per onorare la memoria delle nostre vittime. Una comunità che non si rassegna “al fatto non sussiste” e che pretende giustizia.

Invitiamo quindi tutti a stare quella notte al fianco dei parenti delle vittime perché la fiaccolata sia anche un segnale per tutto il Paese nel quale per le tragedie che accadono per incuria, irresponsabilità o per facili profitti nessuno è mai chiamato a pagare.

Che si tratti di terremoti, amianto, alluvioni, disastri ambientali o ferroviari.

3e32 / CaseMatte
Appello per L’Aquila
Arci L’Aquila
Arcigay M.Consoli – L’Aquila
L’Aquila Che Vogliamo

Sei anni fa [non] si riuniva la Commissione Grandi Rischi…

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Pubblicato il: 31 marzo 2015

A sei anni dalla riunione della Commissione Grandi Rischi all’Aquila, che per stessa ammissione di Guido Bertolaso ‘doveva essere una operazione mediatica’, i muri della città tornano ancora una volta a parlare, attraverso le parole che pronunciarono in quella giornata Boschi, Barberi e Stati.

IL POTERE ORDINA
LA ‘SCIENZA’ OBBEDISCE
LA GIUSTIZIA ASSOLVE

gr2

Spettacolo teatrale “Canto dei deportati”

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Pubblicato il: 18 marzo 2015

canto-dei-deportati

Mercoledì 1 aprile si terrà presso CaseMatte lo spettacolo teatrale “Canto dei dei deportati”, l’ultimo lavoro teatrale di Giulio Bufo che condivide la scena con l’attrice Maria Filograsso, nonché regista di questa pièce teatrale, liberamente tratta dagli articoli e dalle testimonianze raccolte nella rivista “Triangolo Rosso” dell’Associazione Nazionale Esuli e deportati (ANED), con il patrocinio dell’ANPI.

L’evento sarà preceduto alle 19,30 da un aperitivo cena di autofinanziamento.

Lo spettacolo è un omaggio attento e poetico alla resistenza umana partigiana ed alla memoria dei genocidi perpetrati dai nazifascisti nei confronti di dissidenti politici, zingari, ebrei, omosessuali, migranti, disabili, religiosi, ma con un occhio attento ai genocidi dei giorni nostri.

L’obiettivo dello spettacolo è di non lasciare lo spettatore a fermarsi sui ricordi della “Memoria”, ma attraverso la sua attualizzazione a comprendere lo sterminio anche del pensiero indipendente soffocato e represso dal potere.

La “Memoria” con le parole dei due protagonisti scivola su una riflessione sull’oggi, su quanto le diversità, etniche, culturali, sessuali siano una ricchezza ed un immenso valore aggiunto all’umanità.

Se la “Memoria” è un dovere, fondamentale diventa la riflessione su quanto ci sia ancora da fare come comprendere e combattere ciò che soffoca la società toccando ogni corda dell’esistere.

Uno spettacolo in cui non si ride, uno spettacolo in cui ci si potrebbe commuovere e provare rabbia verso le vessazioni dell’oggi esattamente come quelle di ieri, uno spettacolo elegante e pacato che non rinuncia mai alla rabbia del proprio messaggio e per cui a tratti gridato.

La storia è ciclica.
Noi abbiamo il dovere della “Memoria”
perché la storia siamo noi, facciamola.
Cambiamola!

Spettacolo teatrale “Perchè non sono nato Alberto?”

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Pubblicato il: 10 marzo 2015

perchè non sono nato alberto

Martedì 17 marzo presso CaseMatte si terrà lo spettacolo teatrale “Perchè non sono nato Alberto?” di Francesco Ziccardi, a cura della compagnia “La notte porta consiglio” con: Francesco Ziccardi, Francesco Ruscito, Lisa Bueti, Davide Muntoni, Alessandra Stabile.

L’evento sarà preceduto alle ore 19,30 da un aperitivo cena di finanziamento.

“Perchè non sono nato Alberto?” è una commedia semiseria che analizza limiti e debolezze dell’uomo italiano attraverso i dialoghi di quattro personaggi che si alternano in un bar.

Sono tutti “Alberto”, un nome scelto dall’autore per accomunare e rappresentare quattro stereotipi della società italiana: il donnaiolo bolognese, il professore calabrese, il commendatore milanese e il don napoletano.

Ognuno di loro proviene da città diverse e arriva al bar con la propria storia e ruolo sociale, ma tutti sono accomunati da una vena di profonda mediocrità, una banalità a cui fa da contraltare il barista Roberto che, dall’altra parte del bancone, incarna l’uomo critico, colui che è ancora in grado di porsi delle domande e di valutare le risposte.

La “chiacchiera da bar” ricade sui temi più disparati, dall’attualità alla politica, passando per la scuola e la religione e viene di volta in volta arricchita dagli interventi di Al, figura enigmatica che tra luci e ombre esprime l’amore per una donna e la sofferenza dell’uomo sensibile.

Perché non sono nato Alberto? vuole stimolare nel pubblico una riflessione e mettere lo spettatore, tra una risata e un ragionamento, di fronte alla parte mediocre di se stesso e degli altri, offrendo uno spunto di riscatto per il pensiero e l’alternativa.

Quelle cattive ragazze: evento sull’8 marzo con proiezioni e dibattito @casematte

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Pubblicato il: 27 febbraio 2015

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Domenica 8 marzo dalle ore 18:30 presso CaseMatte (ex ospedale psichiatrico Collemaggio – L’Aquila) si terrà dalle 18:30 l’incontro “Quelle cattive ragazze” con proiezione di un documentario sulla storia del femminismo in Italia e dibattito “Davvero, oggi, la questione di genere non ha più motivo di esistere?”. A seguire aperitivo cenato.

Era il 1921 quando la conferenza delle donne comuniste scelse di fissare la giornata delle donne l’otto marzo per ricordare “una manifestazione di donne con cui si era avviata la prima fase della rivoluzione russa”.

Negli ultimi cento anni le lotte sono andate avanti e molto è stato ottenuto : dal diritto di voto, all’aborto, dal riconoscimento della parità salariale al divorzio.
Oggi sono in tante e tanti a sostenere che, almeno in occidente, le donne “possono fare tutto”.

Eppure, a ben vedere, le donne continuano a subire violenze e discriminazioni, i diritti, così faticosamente conquistati, sono minacciati continuamente e le donne rimangono le prime vittime di guerre e crisi economiche e sociali.

Davvero, oggi, la questione di genere non ha più motivo di esistere?

Ne discutiamo insieme l’otto marzo a casematte, nel corso di un dibattito che ripercorrerà le tappe di un passato molto più recente di quanto non si creda.

Vogliamo dedicare questa giornata alle donne curde la cui “lotta di liberazione è un abbraccio alle donne di tutto il mondo”. Jin Jiyan Azadî – Donne Vita Libertà

L’Aquila rende omaggio al grande Francesco Di Giacomo

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Pubblicato il: 20 febbraio 2015

tributo a francesco di giacomo

Sabato 21 febbraio, nello spazio sociale di CaseMatte, nell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all’Aquila, renderemo omaggio a Francesco Di Giacomo, storica voce e anima del Banco del Mutuo Soccorso, in occasione del primo anniversario della sua scomparsa.

Diversi artisti si esibiranno per ricordare la storica voce del progressive italiano. Tra gli altri, parteciperanno anche Andrea Satta e Angelo Pelini dei Têtes de Bois. La band, insieme a Di Giacomo, nel maggio 2013 aveva portato all’Aquila la magia del palco a pedali, in una serata in Piazza Duomo che contribuimmo, insieme ad altre realtà del territorio, a organizzare.

Francesco Di Giacomo era una persona dallo sguardo intenso e dall’animo semplice, che vogliamo ricordare attraverso la sua musica.

CaseMatte si difende, difendiamo CaseMatte

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Pubblicato il: 5 febbraio 2015

Processo 6 febbraio

Il 6 febbraio dalle ore 11 ci sarà quella che potrebbe essere l’ultima udienza del processo per occupazione di CaseMatte.

L’esperienza di CaseMatte è un fondamento della resilienza della città al sisma del 6 aprile 2009 e non può essere ridotta ad una vicenda giudiziale dentro un’aula di tribunale.

Facciamo in modo che esca fuori allora. Chiediamo allora a tutt* coloro che giudicano CaseMatte come un valore, di portare la loro solidarietà fuori dall’aula del tribunale di Bazzano.

Lo spazio sociale autogestito CaseMatte rappresenta un pezzo di quella città che dal 2009 cerca di dare il suo contributo alla rinascita e alla ricostruzione del nostro territorio devastato sia a livello materiale che sociale e politico.

In questi anni abbiamo dato vita a iniziative politiche e culturali dal basso che hanno tenuta accesa la speranza di un’altra ricostruzione, al di fuori delle logiche del mero profitto e della speculazione. Abbiamo rivendicato il diritto collettivo di vivere e resistere in questa città.

Rifiutiamo di essere considerati dei danneggiatori come vorrebbe la Asl che si è costituita parte civile nel processo per “danno d’immagine”. Il vero danno – l’abbiamo sempre ribadito – è di aver tenuto abbandonato e desolato un luogo simbolo di questa città quale è il parco dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio.

Parco che, invece, vorremmo divenisse emblema della ricostruzione pubblica della città, attraverso un progetto di recupero che valorizzi la socialità, la cultura e la creatività.

Collemaggio, vogliamo risposte concrete!

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Pubblicato il: 29 gennaio 2015

collemaggio alla città

Sono passati ormai 4 mesi dall’incontro organizzato a CaseMatte, con le istituzioni, sul futuro di Collemaggio.

In quell’incontro, partecipatissimo sia dai rappresentanti istituzionali che dai cittadini, sono stati presi diversi impegni circa il futuro dell’area dell’ex-ospedale psichiatrico. Al momento, di quelle promesse non ne è stata rispettata nessuna.

L’assessore regionale alla Sanità Paolucci aveva annunciato che sarebbe stato stabilito, una volta per tutte e attraverso atti concreti, il fatto che Collemaggio resti un’area pubblica. Inoltre, aveva garantito che entro breve termine avrebbe verificato se l’area fosse stata cartolarizzata, elaborando una stima del suo valore economico complessivo. Nulla si è saputo in merito fino ad oggi.

Il vice Presidente della Regione Lolli aveva comunicato la possibilità di destinare 10 milioni di euro, provenienti dai fondi Fsc, al ripristino e alla rivalutazione di Collemaggio (o, almeno, di una parte dell’area). A quelle parole non è seguito alcun atto, né alcun aggiornamento è arrivato sulla reale disponibilità di quei fondi.

Infine, anche il percorso partecipativo con la città per la definizione del futuro dell’area, che il Comune si era impegnato a rilanciare, pare essersi arenato dopo appena un primo incontro.

Nel frattempo la ASL sta continuando a trasferire ulteriori servizi fuori da Collemaggio. L’ultima notizia è, infatti, quella relativa al Distretto Sanitario di base e al Centro di salute mentale (e, sembra, anche al Consultorio familiare), i quali verranno collocati all’interno dell’edificio ex-Onpi, spazio preso in affitto dal Comune. La cosa paradossale è che la ASL ha speso e continua a spendere fondi pubblici per pagare affitti per i diversi servizi, mentre l’area di Collemaggio viene lasciata al degrado ed all’abbandono e si continua a non avere la minima cognizione del destino forse già riservato all’intera area.

In questo quadro disastroso, il principale responsabile di tale scellerata gestione, il manager Silveri, continua tranquillamente a rimanere al suo posto, rifiutandosi di partecipare a qualsiasi confronto pubblico, come se nulla fosse. Ha, anzi, ben pensato di chiedere – nel procedimento penale in corso per occupazione abusiva – un risarcimento per “danno di immagine” (di circa 100.000 €) a noi attivisti del 3e32 (e non solo) che, attraverso CaseMatte, abbiamo dato vita ad un presidio per la rivitalizzazione del luogo e contro la svendita del Parco di Collemaggio.

In tal senso, sempre l’assessore alla sanità Paolucci aveva fornito rassicurazioni riguardo il ritiro della costituzione di parte civile da parte della ASL, un’azienda che dovrebbe rispondere proprio alla Regione; ma neanche questo ci risulta sia stato fatto.

Il prossimo 6 febbraio si terrà un’udienza decisiva per capire che ne sarà di questa vergognosa denuncia, ma francamente crediamo sia inaccettabile che il futuro di uno spazio politico-culturale importante come CaseMatte – riconosciuto come tale da tutta la città – venga deciso nelle aule di un tribunale.

Dalle Istituzioni sopra citate pretendiamo risposte immediate rispetto agli impegni presi a tutela del futuro di tutta l’area pubblica di Collemaggio.

Le mani sull’asilo

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Pubblicato il: 19 gennaio 2015

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Esattamente 4 anni fa decidemmo assieme ad altri concittadini e studenti universitari di riprenderci quel centro città che versava in uno stato di semi-abbandono, avvolto com’era dalla cappa di quell’immensa zona rossa che lo caratterizzava (tuttora in parte). Trovavamo ingiusto che edifici semi-agibili versassero in uno stato di abbandono totale, senza alcun progetto di recupero, mentre migliaia di metri cubi di cemento distruggevano l’ambiente circostante.

L’amministrazione comunale sbandierava ai 4 venti la riapertura del centro storico e la sua necessaria ricostruzione ma nei fatti era totalmente immobile nel far partire i lavori e le destinazioni d’uso di diversi edifici del centro che in breve tempo avrebbero potuto tornare a vivere. Dal canto nostro non volevamo abbandonare la città come in troppi hanno fatto e pretendiamo tuttora di essere partecipi della sua ricostruzione e vitalità. E’ così che decidemmo di prendere e ridare vita allo stabile sito in viale Duca degli Abruzzi, ora noto come Asilo Occupato. Un edificio tenuto buio e vuoto da dopo il terremoto nonostante avesse subìto pochissimi danni e che in quel momento serviva come il pane per tutti quei giovani che avevano deciso di resistere in questa città e che erano desiderosi di dare il loro contributo creativo alla sua rinascita. Peraltro senza consumare alcun metro di suolo!

La vera rivoluzione prodotta da questo atto è stata proprio la rottura dei rapporti sociali e istituzionali che ancora oggi caratterizzano la vita in questa città. Abbiamo deciso di non chiedere il permesso a nessuno, di non barattare alcunché, di non cedere ad alcuna promessa, tantomeno a voti di scambio. Abbiamo agito e basta! Dal basso e in modo autorganizzato.

Da quel momento l’asilo occupato ha vissuto di vita propria, in modo totalmente autogestito. Vi sono transitate centinaia di persone, gruppi, compagnie teatrali, band musicali, collettivi, movimenti locali e nazionali, artisti e associazioni. Alcune di queste ultime vi hanno anche stabilito la sede dopo averla persa in seguito al sisma.

Non sono mancati i momenti difficili ma l’asilo è comunque andato avanti in questi 4 anni, attraversando diverse fasi, ma mantenendo la sua autonomia politica e culturale.

E’ per questo che ci fa rabbia vedere e leggere da qualche tempo che, appena il comune ha paventato un possibile inizio dei lavori di recupero, tutta una serie di persone e realtà all’improvviso rivendicano un posto lì dentro, addirittura con raccolte firme e progettini ingegneristici con tanto di assegnazione degli spazi interni.

Troppo facile smuoversi solo adesso dopo che in questi quasi 6 anni, in tanti non hanno fatto altro che criticare e schierarsi sempre col più forte, oltre che salire sul carro del vincitore ad ogni tornata elettorale, locale o regionale.

Noi del Comitato 3e32 ci sentiamo partecipi di quest’esperienza autogestita in centro città insieme a tutte, le associazioni e le individualità che con le loro attività hanno portato avanti l’asilo in questi anni e che ora non possono essere messe da parte.

Ci auspichiamo invece che questa rete che in questi anni ha contribuito in varia misura a dar vita e carburante all’esperienza dell’asilo prenda l’iniziativa per avanzare una propria proposta progettuale da prendere in seria considerazione per quello che sarà il nuovo asilo.

Per noi una prima vittoria l’asilo occupato comunque l’ha già ottenuta: la destinazione d’uso dello stabile sarà sociale. Vigileremo affinché dietro questa affermazione non si celi alcun bando di assegnazione degli spazi ritagliato ad hoc per i soliti noti.

Siamo orgogliosi che l’edificio sarà ricostruito e tornerà a vivere, costituendo un importante spazio di socialità, cultura ed aggregazione in centro storico. E’ una vittoria dell’occupazione dell’asilo e di chi vi ha partecipato, senza stare ad aspettare le solite promesse ripetute da anni.

E’ da queste realtà che si deve partire per riprogettare il futuro di questo spazio e di questa città.

“Cinematto”, a CaseMatte uno sguardo sulle periferie italiane

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Pubblicato il: 15 gennaio 2015

cinematto

Partirà il 28 gennaio “Cinematto – sguardo sulle città e periferie italiane”, un nuovo ciclo di film a CaseMatte, spazio sociale all’interno del parco di Collemaggio.
Nel primo appuntamento sarà protagonista un cult: “La guerra degli Antò“, di Riccardo Milani. Film ambientato ai tempi della Prima guerra del Golfo, racconta la storia di quattro giovani punk abruzzesi, di Montesilvano, stanchi della loro vita di provincia. Una commedia divertente ma anche intensa, che narra storie di precariato e disagio ancora drammaticamente attuali. Appuntamento alle ore 19.30 per un aperitivo di autofinanziamento, alle ore 21 la proiezione.

Il cinema a CaseMatte continuerà anche a febbraio – l’11 con Sacro Gra e il 25 con Corpo celeste – e a marzo, l’11 con L’ultimo pastore e il 25 con Miracolo a Milano.

Quale luogo più adeguato dell’Aquila per raccontare il mutamento delle periferie italiane? Da anni siamo presenti sul territorio per contribuire all’aggregazione sociale e opporci all’idea di città che governi e amministrazioni ci vogliono imporre. All’Aquila la densità abitativa è bassissima e la città ha assunto la forma di una gigantesca periferia semivuota. Raccontare attraverso lo sguardo dell’arte cinematografica le storie della periferia significa anche rendersi consapevole di dove si vive e agire di conseguenza.

Continueremo a organizzare iniziative politiche, sociali, culturali e musicali a CaseMatte, spazio pubblico aperto a tutte e tutti nell’area dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio che difenderemo da affaristi e speculatori anche attraverso piccole iniziative come la proiezione di film.

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