“L’Aquila che non si ferma”, il 13 novembre il secondo incontro

Categorie: Comunicati, Eventi
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Pubblicato il: 11 Novembre 2019

Dopo la bella partecipazione del 30 ottobre scorso a CaseMatte, dove decine di persone hanno interagito e si sono confrontate nell’incontro “L’Aquila che non si ferma“, mercoledì 13 novembre, alle ore 18, lo spazio sociale nel parco di Collemaggio ospiterà la seconda assemblea.

L’idea è dare seguito a quanto iniziato, con l’obiettivo di trasformare la nuvola di parole prodotta dagli interventi dei partecipanti al primo incontro (in allegato), in proposte di bisogni e azioni concrete.

Nel primo appuntamento abbiamo dato forma ai nostri desideri, alla volontà di cambiare la città e muoverla nell’immobilismo al quale la sta condannando la sua classe dirigente in questi anni. Il 13 novembre inizieremo a confrontarci sull’organizzazione concreta delle azioni da intraprendere per cominciare a ribaltare la situazione.

A partire da quanto già fatto, vogliamo passare dalle parole ai fatti, continuare a giocare con la città per stimolare un percorso comune che possa rivitalizzare, attraverso azioni concrete, il tessuto sociale, le comunità.

Nel medio periodo l’intenzione è trasformare “L’Aquila che non si ferma” in un’assemblea interattiva permanente che si metta in cammino, viaggi nei quartieri e sui territori per parlare dei bisogni della cittadinanza, partendo dalle piccole grandi esigenze quotidiane, recuperando la capacità di stare e decidere insieme per le strade dove viviamo. Con il fine di costruire una forza sociale capace di opporsi alla rassegnazione serpeggiante e al nulla delle attuali classi dirigenti.

Appuntamento mercoledì 13 novembre, alle ore 18, a CaseMatte. Per essere, ancora una volta, tutte e tutti protagonisti.

UN’ALTRA CITTÀ: È POSSIBILE RIBALTARE QUESTA SITUAZIONE?

Categorie: Comunicati, Riflessioni
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Pubblicato il: 17 Ottobre 2019

Dieci anni non sono pochi, soprattutto quando seguono un terremoto. La ricostruzione materiale, per quanto ormai a buon punto, ha appena sfiorato l’edilizia pubblica e quasi per nulla toccato la vasta galassia di frazioni e paesi del cratere aquilano.

All’Aquila le istituzioni non hanno pensato a ricostruire innanzitutto quello che è di tutti: luoghi di aggregazione comunitaria, strutture per la cultura o la socialità. Così come scuole, cinema, teatri, impianti sportivi, biblioteche e palazzetti.

Si è pensato alla ricostruzione come una somma di questioni private con cui massimizzare i profitti, senza guardare a quella dimensione sociale che consente ad una città di essere tale, anziché, semplicemente, un aggregato di mattoni e palazzi. Quella per cui, come 3e32 e CaseMatte ci siamo battuti da subito. Che cosa poteva essere questa città e che cosa può ancora essere? Una città all’insegna della cultura e della condivisione, forse; una città centrata sul suo straordinario patrimonio ambientale e paesaggistico, sicuramente. Ma tutto questo doveva e deve essere costruito – non si fa da sé.

All’emergenza è subentrata infatti una inquietante normalizzazione senza normalità. Per quanto dopo un decennio molte dinamiche siano, per fortuna o per sventura, tornate a quello che erano prima del sisma, siamo ancora, socialmente e individualmente, nella scia del terremoto e dei suoi effetti di lungo periodo. Ma L’Aquila è cambiata davvero. Si è trasformata, nel bene e nel male, in qualcosa di profondamente diverso.

CaseMatte, e il 3e32 che la abita, sono stati senza dubbio tra i protagonisti di questa trasformazione. Hanno offerto un luogo di aggregazione, quando non ce ne era nemmeno l’ombra, funzionato da quartier generale delle mobilitazioni dei primi due anni dopo il sisma e ospitato una quantità di attività politiche, sociali e culturali che difficilmente altri possono vantare. Tutto, peraltro, senza finanziamenti pubblici. Festeggiare 10 anni non è poca cosa, in un’Italia sempre più incapace di riconoscere il lavoro spesso straordinario svolto, in contesti urbani talvolta tra più difficili, dalle esperienze di autogestione nel nostro Paese.

Le lotte, nel frattempo, sono mutate. Alla richiesta di una ricostruzione partecipata e trasparente (che, ahinoi, non c’è stata), si sostituisce oggi l’esigenza di una protezione del territorio e del suo tessuto sociale più fragile che ci impone di ripensare la nostra posizione nella comunità e di trovare nuovi strumenti di auto-organizzazione, pensando anche al modo in cui le generazioni più recenti li hanno vissuti e li vivono ancora. Che ci chiama insomma a cercare nuove parole d’ordine e nuovi motivi per ritrovarci insieme e non lasciare che le cose vadano, semplicemente, come vanno. A partire dalla battaglia in difesa del nostro territorio e per un nuovo modello di sviluppo, in sinergia con i movimenti che stanno scendendo in piazza in tutto il mondo, e che da noi vuol dire molto concretamente battersi contro il gasdotto Snam, una lotta che abbiamo intrapreso e che continueremo, così come nell’esigenza di riappropriazione di un centro storico che rischia di trasformarsi in una vetrina, bella, sì, ma senza vita.

Di fronte a chi vorrebbe una città all’insegna del turismo ‘mordi e fuggi’ o dei grandi eventi una volta l’anno, che poco o nulla lasciano di duraturo e concreto nelle nostre vite; contro chi rivendica una normalizzazione, appunto, delle scelte di vita, che non lascia scelta agli altri, il nostro compito – un compito che Casematte ha sempre spontaneamente assolto – è dare spazio alle differenze e alle molteplici esigenze che qualificano la vita reale di una comunità non a uso e consumo della sua rappresentazione spettacolare.

Oggi vogliamo batterci contro la classe dirigente mediocre che continua a governare questa città. La nostalgia posticcia del fascismo è palpabile in quasi tutte le parole pronunciate dagli esponenti dell’amministrazione comunale. Mentre nessun meccanismo è stato rotto (tutt’altro!), si continuano a perpetrare i clientelismi che hanno caratterizzato la politica cittadina negli ultimi dieci anni, tendendo a rimuovere chirurgicamente le esperienze più innovative e creative che avevano caratterizzato il post terremoto.

Occorre organizzare una vera opposizione sociale a questa situazione, ritrovarci intorno a un progetto comune di cambiamento, ancora una volta. Occorrono politiche inclusive di ripopolamento e di ri-densificazione del tessuto urbano, affinché, sostenuta dalle giuste risorse, la vitalità socio-economica della nostra comunità possa finalmente esprimersi. Serve confrontarsi con il presente in transizione e capire che ci stiamo giocando ora la sfida con il futuro e la trasformazione che ci accompagnerà per i prossimi decenni.

Per questo, in occasione del nostro decimo compleanno, ci sentiamo di chiamare a raccolta, in un’incontro aperto, chiunque ci tenga davvero alla nostra comunità cittadina. È un dovere al quale non ci possiamo sottrarre. Dobbiamo continuare e riprendere, anzi, a coordinarci, per costruire un’alternativa.

Riusciamo ancora a ribaltare questa situazione? Si può ancora riconoscere la rinascita reale di una comunità dalla vuota retorica del “siamo tornati a volare”, dall’interesse esclusivo per la gestione dei soldi e del potere? Si può distinguere la ricostruzione di un palazzo dalla ricostruzione di una città? Il malcontento, negli ultimi mesi, è montato, tra tutte le categorie di cittadini – segno di una stagnazione e di un arretramento, persino, che speravamo di non dover vedere. Siamo ancora in grado di portare avanti una campagna contro queste dinamiche e provare a scommettere su qualcosa di diverso?

La difesa del clima passa per la lotta contro il gasdotto Snam

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Pubblicato il: 27 Settembre 2019

Sono stati diversi i cartelli, i cori e le parole negli interventi durante la manifestazione aquilana in occasione dello sciopero globale per il clima. Il corteo, organizzato da studenti e studentesse di Friday for Future L’Aquila, ha attraversato stamane la città e visto la partecipazione di diverse centinaia di giovani.

Tra le tematiche intrecciate al cambiamento climatico, oggetto della manifestazione, non poteva non esserci la questione legata al gasdotto Snam. Con l’ambiente sempre più sfruttato, un futuro incerto e risorse naturali sempre più privatizzate, l’Abruzzo diventa emblema di quanto le logiche del profitto internazionale siano pericolose per l’ambiente, i territori e le comunità che li abitano. 

Il progetto di Snam “Rete Adriatica” vedrebbe il nostro Appennino attraversato da un mega-tubo (di 1,2 m di diametro, a fronte dei 20 cm di quelli della rete nazionale) contenente gas utile solo a chi lo vende speculando, a danno di boschi, borghi ed economie locali. 

Con il consumo del gas in picchiata da anni il progetto prevede l’attraversamento dell’Abruzzo da parte di un pericoloso gasdotto che non solo non servirà i nostri territori, ma li attraverserà di fatto, colonizzandoli, con l’unico fine di vendere il gas in Nord Europa. 

Utile solo a trame geopolitiche che si svolgono sulla pelle e sulla testa delle popolazioni, la Rete Adriatica incarna la corsa dei grandi interessi mondiali a discapito delle comunità locali. Il gasdotto di Snam, inoltre, toccherebbe tutti gli epicentri dei terremoti degli ultimi anni, saccheggiando il territorio e diventando una bomba a orologeria in caso di incidenti. 

Costeggerebbe per ben 20 km anche L’Aquila, lambendo in vari punti (da San Gregorio a Montereale) i centri abitati, oltre a sfregiare l’intera Valle Peligna con una centrale grande quasi 120 mila mq. 

Per questo, in un momento storico che ci impone un cambiamento radicale, è dovere di tutte e tutti noi opporci a chi vuole devastare il pianeta in nome dei soldi, a partire dalle nostre terre. La lotta contro il cambiamento climatico non può prescindere dall’individuazione dei problemi concreti e dalla lotta ai nemici dell’ambiente, là dove questi mostrano il loro volto più predatorio. A cominciare dalla nostra città.

Pensiamo globalmente, agiamo localmente per difendere il pianeta da chi vuole distruggerlo.

Torna “Ti ascolto”, sportello gratuito di ascolto psicologico

Categorie: Comunicati, Eventi
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Pubblicato il: 26 Settembre 2019
Il medialab di CaseMatte

Dopo la pausa estiva torna a CaseMatte “Ti Ascolto”, lo sportello di ascolto psicologico e di accoglienza nel parco dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all’Aquila.

Il servizio, pubblico, gratuito e aperto a tutti e tutte, è nato nel marzo 2018 e da allora ha accolto numerose persone nel medialab dello spazio sociale aquilano. Offre un servizio di breve durata da uno a cinque incontri, fissati tramite appuntamento sulla pagina Facebook “Ti ascolto – CaseMatte”, alla mail tiascoltocasematte@gmail.com, o dal vivo nel giorno di apertura dello sportello, tutti i martedì dalle 15 alle 19

Il servizio è a cura dei due giovani psicologhe aquilane, Rita Petrolini e Francesca Tuba, che intendono mettere a disposizione le proprie competenze per un servizio popolare rivolto alle fasce deboli della comunità.

L’obiettivo è infatti offrire sostegno, supporto e ascolto, per stabilire insieme un eventuale percorso di aiuto, fornendo informazioni utili rispetto ai servizi e le risorse di rete esistenti all’Aquila.

Quest’anno poi verrà arrivato, a partire dalla seconda settimana di ottobre, un ciclo di incontri esperienziali di gruppo, gratuito anch’esso e sempre curato dalle due giovani psicologhe, che avrà come obiettivo quello di favorire la conoscenza di se stessi e dell’altro. Gli incontri si terranno sempre presso il Medialab di Casematte. Per ragioni organizzative si richiede la prenotazione ad ogni evento. Per questo la presentazione di questi incontri avverrà proprio martedì 1 ottobre, con un aperitivo presso il bar di Casematte. Le modalità di prenotazione saranno diffuse in seguito.

Come 3e32 / CaseMatte affermiamo da anni che L’Aquila è cambiata, a causa del terremoto e non solo, e oggi ci troviamo di fronte a un territorio disgregato, un tessuto che soffre di diseguaglianze economiche e sociali laceranti, aggravate dalla mancanza di politiche volte al benessere di comunità, e in presenza di tagli dei servizi sociali basilari e necessari per la popolazione. Fasce deboli con cui conviviamo tutti i giorni anche nel parco di Collemaggio, un’area tanto splendida quanto abbandonata dalle istituzioni.

Comunicato congiunto di 9 organizzazioni sul Parco della Luna

Categorie: Comunicati
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Pubblicato il: 24 Giugno 2019

Come associazioni che operano all’interno del parco dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio vorremmo sapere se i fondi pari a 10 milioni di euro destinati al progetto del Parco della Luna verranno utilizzati o meno prima della loro scadenza (a dicembre 2019) dal Comune, ente attuatore, e se sì vorremmo conoscere quale sia precisamente il progetto che l’amministrazione Biondi vuole sviluppare, considerando che lo stesso Sindaco lo scorso ottobre nel corso di una Commissione comunale ha presentato un piano di riqualificazione di Collemaggio, indicando con il nome “Parco della Luna” due edifici all’interno dell’area stessa.

Trasparenza e partecipazione di certo rendono un progetto migliore, tanto più quando questo progetto è realmente iniziato in maniera partecipativa e dal basso.

Ripercorriamo per questo la storia degli ultimi anni. Dopo aver evitato l’alienazione e la svendita del Parco dell’ex ospedale di Collemaggio nell’immediato post-sisma, dal 2015 abbiamo intrapreso un percorso comune stilando insieme ad altre venti associazioni locali il manifesto “Collemaggio Cittadella Solidale della Creatività” da cui poi è scaturita la bozza progettuale partecipata “Parco della Luna”.

Un progetto che nella sua stesura originale è ispirato a principi di cooperazione, scambio e condivisione volto al benessere di comunità e alla creatività declinata nei suoi aspetti più terapeutici e d’integrazione. Tutto l’opposto di quello che era l’istituzione totalizzante del manicomio.

Un progetto raccolto nel nome, e in parte nella sostanza, dalla passata amministrazione verso cui ci siamo posti in un’ottica di collaborazione per la riqualificazione di un’area bene comune della città, in un momento in cui, certo in vista delle elezioni, l’amministrazione comunale sembrava finalmente occuparsi dell’area, sposando la vocazione originale socio-sanitaria e culturale del progetto di riqualificazione.

Con questo progetto il Comune ha firmato una convenzione con la Regione Abruzzo in quanto ente attuatore, con un finanziamento di 10 milioni provenienti da fondi europei chiamati “Masterplan del Sud”.

L’attuale amministrazione ha rilevato però una procedura non corretta da parte della vecchia che non aveva ritenuto necessario avviare una gara per la progettazione dei lavori, considerando l’intervento come un ampliamento di un vecchio progetto già in fase esecutiva, ma abbandonato da tempo.

Dal momento del rifiuto ad assumere quella progettazione, l’amministrazione Biondi ha ricominciato a parlare di sede unica comunale nell’area e altri progetti, che comunque non sono mai arrivati ad una fase di reale proposta.

Degrado e abbandono a Collemaggio (foto Luca Bucci)

Quel che è certo è che, in virtù della convenzione sopra citata, frutto anche di una spinta dal basso, adesso quei 10 milioni o vengono utilizzati per il “Parco della Luna” o non verranno utilizzati, per nessuna altra cosa, e quindi andranno sprecati o “dirottati” in altri territori.

Il Sindaco Biondi ha confermato la volontà di realizzare il Parco della Luna, ma affinché la convenzione firmata con la Regione sia valida, i lavori per la riqualificazione dovranno essere assegnati entro dicembre 2019, il che implica che ancor prima dovranno essere affidati i lavori di progettazione sulla base del quale verranno affidati i lavori di riqualificazione e dunque aperti i cantieri. 

Tutto questo significa che i tempi sono stretti. Tutto questo sta avvenendo? Invitiamo il Sindaco a chiarirlo alla città, che ancora oggi vede quella parte di Collemaggio vergognosamente abbandonata dalle istituzioni. Un buco nero tra la Basilica e il Parco del Sole.

Contestualmente, qualora il bando si farà come ci auguriamo per il bene della città, lo invitiamo a tenere un percorso partecipativo che coinvolga le associazioni che già oggi, tutti i giorni da anni, stanno già dando vita al Parco della Luna, realizzandolo ogni giorno senza un soldo, ma con tante idee e buona volontà. 

E’ a partire da quello che già si sta facendo che si può pensare a un progetto giusto che intercetti i bisogni della cittadinanza. E’ quello che già c’è e avviene ogni giorno è molto, come testimoniano le centinaia di attività, progetti, iniziative ed eventi nell’ambito socio-sanitario-culturale che prendono vita. Tutto questo aspetta solo di essere messo nelle condizioni, per crescere e continuare ad essere un punto di riferimento in una città che ha bisogno di spazi di aggregazione e politiche sociali degne della sua nuova dimensione.

3e32 / CaseMatte; associazione 180 Amici; Animammersa; collettivo Fuori Genere; Link Studenti Indipendenti L’Aquila; Re_Acto Fest; Unione degli Studenti L’Aquila, United L’Aquila, ViviamoAq

“Oltre le sbarre” a CaseMatte: incontro su 41-bis e detenzione

Categorie: Comunicati, Eventi
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Pubblicato il: 18 Giugno 2019

41-bis, divieto di lettura in cella, detenzione e repressione. Se ne parlerà mercoledì 19 giugno (ore 18) nello spazio sociale CaseMatte, all’interno dell’ex ospedale di Collemaggio all’Aquila.

Si chiama “Oltre le sbarre” il pomeriggio organizzato da 3e32 / CaseMatte, durante il quale verranno presentati i libri “L’inferno dei regimi differenziati” e “Mi chiamano sbandato“, la campagna Pagine Contro la Tortura e Matricola1312.

Abbiamo voluto organizzare questo incontro in una città come L’Aquila, dove nel carcere Le Costarelle Anna e Silvia, due militanti detenute nella sezione AS2, dal 29 maggio scorso sono in sciopero della fame per protestare contro le condizioni dell’istituto penitenziario aquilano.

Il carcere di Preturo, infatti, è una struttura deputata solo al regime 41-bis, ma da oltre un anno è stata creata una sezione femminile di AS2 (Alta Sicurezza 2) dove le persone detenute avrebbero diritto a un trattamento diverso anche rispetto al 41-bis. Ma l’istituto aquilano non è in grado di differenziare i trattamenti e, di fatto, Anna e Silvia subiscono una carcerazione peggiore rispetto a quella a cui avrebbero diritto.

Per questo ieri un gruppo di militanti anarchici ha occupato la sala Rivera della sede comunale dell’Aquila, e ha calato uno striscione da una gru in Piazza Duomo. Una protesta sostanzialmente pacifica che è riuscita a stimolare un inizio di dibattito sull’argomento in città.

E’ di assoluta importanza infatti che un carcere, dove peraltro si applica un regime di detenzione duro, non sia del tutto isolato dal territorio e la comunità in cui si trova perché solo in questo modo si può contribuire al rispetto dei diritti dei detenuti, la cosa di cui ci importa. Tanto più in una regione in cui vergognosamente ancora manca la figura, presente in tutte le altre regioni d’Italia, del Garante dei detenuti.

Anche per questo domani si sviscereranno questi aspetti, affrontando le complessità senza pregiudizi e partendo dalla condivisione di una critica possibile anche al regime del 41 bis, un regime carcerario così duro da sembrare a molti una sorta di vendetta inconciliabile con uno Stato di diritto e a cui sono sottoposti esseri umani sul nostro territorio e che quindi ci riguarda tutte e tutti.

Nel corso dell’incontro verrà presentato “L’inferno dei regimi differenziati” (Libriliberi Editore). Dietro sigle e numeri si nasconde quello che Alessio Attanasio definisce “L’inferno dei regimi differenziati”, un mondo fatto di divieti, isolamento e limitazioni, progettato e costruito per isolare e costringere “alla resa” il prigioniero.

Alessio Attanasio è un giovane che dal 2002 vive ininterrottamente in regime differenziato. Per la sua azione instancabile fatta di reclami, scioperi e corrispondenza è stato trasferito numerose volte in diverse carceri, completando il giro delle sezioni 41bis del Paese. Contestualmente si parlerà di Pagine contro la Tortura, campagna nazionale contro il divieto di ricevere dall’esterno libri e stampe d’ogni genere nelle sezioni 41bis, alla presenza dei promotori della campagna.

A CaseMatte verranno presentati anche “Mi chiamano sbandato”, il primo libro di Edmond, autore del blog Matricola1312 e dell’autoproduzione “Ho innalzato sogni più alti de ste mura”. Una raccolta di racconti e poesie per abbattere il muro dello stigma sociale. Una testimonianza di lotta e di voglia rivalsa. L’autore, in arte Edmond, ha combattuto a lungo dietro le sbarre. Le sue poesie e i suoi testi in prosa sono diventati prima il cuore del blog Matricola1312, poi reading in giro per l’Italia e infine un libro. Sarà presente una delle ideatrici del blog.

“Il fiore del deserto”: Davide Grasso all’Aquila

Categorie: Comunicati, Eventi
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Pubblicato il: 17 Maggio 2019

Si chiama Il fiore del deserto: la rivoluzione delle donne e delle comuni tra l’Iraq e la Siria del nord il libro che verrà presentato sabato 18 maggio (ore 18) nello spazio sociale CaseMatte, all’interno dell’ex ospedale psichiatrico di Collemaggio all’Aquila.

Il libro è scritto da Davide Grasso, ex combattente nelle milizie che nel 2016 ha preso parte alla lotta contro lo Stato Islamico nella Siria del Nord. L’autore sarà presente all’Aquila per parlarne, in un dibattito organizzato da 3e32 / CaseMatte, Fuori Genere, Link L’Aquila, Uds L’Aquila e Caffè Letterario Aquilano.

L’esperienza di Grasso – già presente a CaseMatte un anno fa per la presentazione di Hevalen – si intreccia con quella di tanti e tante volontari e volontarie che in questi anni hanno contribuito alla causa della rivoluzione curda liberando molte città dall’invasione fascio-islamica dell’ISIS.

La difesa della rivoluzione del confederalismo democratico curdo, che poggia sull’autorganizzazione democratica, l’ecologia, il femminismo e l’anticapitalismo, rappresenta una delle esperienze rivoluzionarie più avanzate e riuscite degli ultimi decenni.

Sabato 18 maggio se ne parlerà con l’autore, recentemente accusato insieme ad altri quattro combattenti, sostenitori e sostenitrici torinesi, di “pericolosità sociale” dalla procura di Torino.

A termine dell’incontro ci sarà un aperitivo sociale di autofinanziamento.

25 Aprile L’Aquila – Festa della Liberazione

Categorie: Eventi
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Pubblicato il: 23 Aprile 2019

CENTRO STORICO
>> ore 10:30 piazza Nove Martiri: “Colazione resistente” (ognuno porta qualcosa), sit-in e microfono aperto
>> a seguire camminata con “pensieri partigiani” per il centro storico

Per tutta la giornata mostre sulle Nuove Resistenti a cura di FuoriGenere e sulla storia della Resistenza

CASEMATTE COLLEMAGGIO
>> da ora di pranzo barbecue a disposizione, porta ciccia o verdura da arrostire. A fine pranzo “Amaro Partigiano”
>> ore 16 proiezione nel medialab del docu-film “La bimba col pugno chiuso: La resistenza di Giovanna Marturano” a cura delle ass. Donne TerreMutate, Anpi, Anppia
Ore 17 assemblea aperta “Attraverso il 25 aprile. Liberi di spostarsi, liberi di resistere”

Per tutto il pomeriggio fino a sera a CaseMatte
>> liberation graffiti jam (noi mettiamo a disposizione i pannelli, tu porta le bombolette)
>> laboratorio “antifascismo creativo” con giocolieria e bolle di sapone giganti
>> mini rampa da skate
>> musica: rock e e rap dal laboratorio musicale Cobalto (sala prove di CaseMatte) con Slammer Sound Crew and more
>> Finissage della mostra “Nati alle 3e32” per i 10 anni dalla prima assemblea del comitato

“Nati alle 3e32” arriva in Parlamento

Categorie: Comunicati
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Pubblicato il: 16 Aprile 2019

“Nati alle 3e32” arriva alla Camera dei Deputati. Presenteremo domani mercoledì 17 aprile (ore 16) il nostro libro sulle mobilitazioni dei primi anni del post-sisma aquilano. E lo faremo direttamente a Roma, presso la Sala Stampa della Camera.

La presentazione di “Nati alle 3e32” in Parlamento è un riconoscimento alla verità storica che narriamo nel libro. Una storia che non smetteremo mai di raccontare: la gestione dell’emergenza e della post-emergenza all’Aquila rappresentò lo scenario di un laboratorio politico inedito per l’Italia, che vedeva nell’autoritarismo dell’emergenza il suo strumento di superamento delle normali dinamiche democratiche.

Di questo modello i principali autori furono Silvio Berlusconi, Guido Bertolaso, Gianni Letta, Franco Gabrielli, con il sostegno consapevole sul territorio dei maggiori esponenti della politica locale bipartisan, da Gianni Chiodi a Massimo Cialente.

Mentre loro ricevono targhe, coccarde e premi alla Regione – così come accaduto oggi pomeriggio all’Emiciclo con i premi a Bertolaso, Chiodi e Cialente – il territorio cerca di risollevarsi dalla pesante eredità delle loro scelte politiche scellerate, che ci hanno consegnato una città deformata e disgregata, vissuta da una comunità sfilacciata e pregna di diseguaglianze economiche e sociali.

Nel post-sisma, quei mesi di vita che abbiamo vissuto sulla nostra pelle, quel modello contro il quale ci siamo opposti con i nostri corpi e la nostra voce, con gli anni hanno avuto una giusta e purtroppo drammatica riqualificazione, tanto che ahinoi diverse “profezie” che prevedemmo allora si sono avverate [un esempio su tutti è il destino del Progetto Case], e tanto che alla prima presentazione del 6 aprile all’Aquila – alla quale hanno partecipato circa 500 persone – ne stanno seguendo tante altre, in Abruzzo e in diverse regioni italiane.

Dove diremo la nostra con la libertà di pensiero che ci contraddistingue, anche in Parlamento.

Gli anni passano, le bugie restano

Categorie: Comunicati
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Pubblicato il: 8 Aprile 2019

Siamo disgustati/e ma non sorpresi/e dalle parole dell’attuale capo della Polizia, Franco Gabrielli, prefetto e vice commissario di Bertolaso, all’epoca dell’emergenza-terremoto aquilana. Parole che viviamo come l’ennesima offesa e l’ennesima bugia, che arrivano fuori tempo massimo quando ormai su alcuni aspetti la verità storica è assodata.

A Gabrielli e soci – che hanno rilasciato le loro dichiarazioni chiusi nella solita caserma, come dieci anni fa – devono avergli fischiato non poco le orecchie, mentre noi facevamo la presentazione del libro che raccoglie le memorie dei primi due anni di mobilitazione dopo la tragedia del 2009, “Nati alle 3e32. L’Aquila, cronache dal dopo terremoto”, nel rettorato del GSSI, dove c’erano circa 500 persone.

Libro che potete trovare in tutte le edicole del Paese e nel presidio di CaseMatte, scritti per lasciare una traccia reale di quanto successo e vissuto, nero su bianco, tramite il nostro racconto di quegli anni vissuti da protagonisti, da aquilani, senza abbassare la testa mai nonostante l’enorme apparato di potere che ci trovano di fronte.

Gabrielli nelle sue parole ha voluto celebrare ancora una volta l’operato di un uomo – definito “eccezionale” – come Guido Bertolaso, lamentando persino la presunta infondatezza dalle accuse tra cui quella della sospensione dei diritti civili durante la fase delle tendopoli rivoltegli dai comitati e i movimenti cittadini.

Ha pensato bene di farlo insieme a Gianni Letta, l’uomo che insieme a Bertolaso fu al centro dello scandalo delle “cricche” che ridevano alle 3:32. E c’è ben poco da dire di fronte a tanta cattiva fede, a una mancanza di rispetto tale nei confronti di una popolazione che, durante il primo anno dopo il sisma (e non solo in quel periodo), ha visto la propria città trasformata in un’enorme e diffusa caserma, e in un terreno di caccia per speculatori d’ogni genere, che Gabrielli ha sempre fatto finta di non vedere, forse perché troppo impegnato a reprimere e far processare chiunque protestasse, arrivando finanche alla farsa, che tutti ricordiamo, del “sequestro delle carriole”. Sì, proprio lui, che da Prefetto doveva controllare l’operato degli apparati dello Stato. Lui che da controllore è poi diventato il successore del controllato, passando a capo della Protezione Civile.

Ci rattrista anche il fatto che alcuni media locali diano un enorme spazio a simili esternazioni senza vergogna, raccontando nulla, o poco, sull’iniziativa di ieri, che ha visto centinaia di aquilane ed aquilani unirsi in un momento di memoria, orgoglio e voglia di giustizia.

Ma una cosa non possiamo trattenerci dal denunciare, ancora e sempre: Bertolaso ha avuto ben poco di eccezionale; la macchina della Protezione Civile da lui coordinata è stata tutto, fuorché una gestione improntata soltanto alla solidarietà e alla salvaguardia delle libertà individuali e collettive. Bertolaso è stato, semmai, l’uomo dello stato d’eccezione nel momento in cui è stata trasformata un’intera città, già colpita da una sciagura e ferita nell’anima e nel corpo.

Persino l’acronimo con cui era stato ribattezzata la Scuola della Guardia di Finanza – centro operativo, al tempo, della Protezione Civile – non potrebbe essere più esplicito: “Direzione di Comando e Controllo” (DI.CO.MAC).

Per un lungo periodo, il territorio aquilano è stato lo scenario di un laboratorio politico senza precedenti, nella storia dello Stato unitario italiano, un laboratorio in cui sono state messe a punto e rodate tecniche di gestione della popolazione la cui finalità, come si legge nelle linee guida della stessa Protezione Civile (il Metodo Augustus), era niente di meno che spingere la cittadinanza ad “abdicare alle proprie autonomie decisionali, a sottoporsi a privazioni e limitazioni, ad “ubbidire” alle direttive impartite (letteralmente).

Alla loro ricostruzione senza popolo noi gridiamo forte 10, 100, 1000 rivolte della carriole. Perché 6 aprile è tutti i giorni. Sarebbe ora che anche noi aquilani ci ridessimo una svegliata, tornando ad avere le energie e la rabbia di quei giorni, perché la città ne ha bisogno. Solo grazie ad un vasto processo di partecipazione popolare potremo infatti uscire dalla palude dove ci troviamo e ridare un senso a questa ricostruzione, quindi a noi stessi e alla città a cui diamo vita.

Nessuno verrà a salvarci, né Bertolaso, né Letta, né Gabrielli né tanto meno può farlo questo Sindaco e questa giunta comunale. Dobbiamo farlo, sentendoci protagonisti della nostra città e della nostra comunità. Come allora.

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